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Il futuro della Cina passa dai suoi hotel di montagna

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Il futuro della Cina passa dai suoi hotel di montagna

Oltre a essere il titolo di una celebre poesia di Yu Guang-Zhong, fra i più amati poeti della Cina contemporanea, xiangchou, «nostalgia», è stato anche il sentimento ispiratore del padiglione cinese della scorsa Biennale di Venezia. Il curatore, Li Xiangning, aveva scelto il titolo “Building A future Countryside” per raccogliere i progetti dedicati al recupero della Cina rurale e del suo patrimonio artistico, storico e umano. È una metafora, certo: ma se il Pil di Pechino ha rallentato la sua corsa crescendo del livello più basso dal 1990, forse è anche per fermarsi a riflettere su cosa ha lasciato dietro di sé.

Wuyuan Skywells

Non a caso proprio negli ultimi due anni sono stati inaugurati dei luxury retreat immersi nelle campagne e fra le montagne cinesi, nati dal recupero di villaggi antichissimi ma abbandonati dalla progressiva urbanizzazione. Uno di questi è il Wuyuan Skywells, nella provincia orientale di Jiangxi: una struttura di 300 anni, nata come residenza per mercanti, poi diventata presidio militare, orfanotrofio e uffici amministrativi e poi abbandonata, è stata acquistata e recuperata da una coppia anglo-cinese che ha dato nuova vita alle antiche architetture in legno di canfora e cipresso intagliato (grazie al lavoro dell'artigiano locale Yuzong), con tanto di tea room con tè locali e un orto che alimenta la cucina. “Skywells” è la traduzione in inglese di tiam jing, i tipici cortili dai quali la luce entra nelle 14 suite, austere, sofisticate, autentiche. Tanto che su alcuni muri ci sono ancora dipinte le frasi di Mao che invitavano a impegnarsi nel proprio lavoro.

Tsingpu Toulou

Questo desiderio di passato, di lentezza riflessiva e conservativa, diventa quasi politico nei due Tsingpu retreat, analogo progetto di ospitalità rurale di lusso voluto da Wang Gongquan, un miliardario del real estate cinese ma anche attivista per i diritti umani, impegno che gli è costato anche il carcere fra il 2013 e il 2014. Uno dei Tsingpu si trova fra le montagne della provincia di Fujan e si chiama “Tulou” come la tipica costruzione di terra dell'etnia locale Hakka. L'altro retreat, invece, è nella zona lacustre di Yanghzhou, da cui prende il nome, ed è stato costruito con 1,2 milioni di mattoni recuperati da abitazioni in rovina della zona. In entrambi gli indirizzi gli ospiti possono trovare anche spazi dedicati all'artigianato locale, birre fatte secondo ricette della zona, corsi di tè e di porcellana.

Tsingpu Toulou

Ciò che accomuna e rende sofisticati questi investimenti è che esprimono un nuovo, interessante equilibrio fra passato e presente della Cina, delineandone forse anche il futuro: i progetti, infatti, sono stati firmati dagli studi di architettura e design AnyScale di Pechino (per Wuyuan Skywell), Tao e Neri&Hu (per i due Tsingpu), atelier totalmente metropolitani, globali e collaboratori anche di marchi contemporanei fra cui Amazon e le Meridien. E poi sì, sono retreat, ma raggiungibili nella loro antica quiete con poche ore di treno ad alta velocità.

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