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Michelle Obama si reinventa influencer dell’inclusività. E con…

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vita dopo la casa bianca

Michelle Obama si reinventa influencer dell’inclusività. E con il suo libro lancia abiti «motivazionali»

Osannata come una diva pop, Michelle Obama ha accolto i generosi appalusi sul palco dei Grammy Awards, abbracciata all’amica Alicia Keys e accanto a Jennifer Lopez. Il suo messaggio sulla musica come mezzo che permette di condividere noi stessi è stato ascoltato da una platea completamente in piedi, assorta in una specie di adorazione per l’ex First Lady che anche dopo l’addio alla Casa Bianca continua a esprimere e diffondere la sua potenza comunicativa.

Lo dimostra anche il successo della sua autobiografia, “Becoming”: a una settimana dal suo lancio, il 18 novembre scorso, l’editrice Penguin (che si dice abbia speso 65 milioni di dollari per aggiudicarsi le memorie sue e del marito Barack, di cui però non è stata fornita la data di pubblicazione) ne aveva vendute già 1,4 milioni di copie. Secondo Amazon, è il libro che ha tolto a “Cinquanta sfumature di grigio”, uscito nel 2012, il suo primato di permanenza al primo posto dei libri più venduti.

Michelle Obama nello shooting per la copertina di “Becoming”

La stessa immagine scelta per il ritratto di copertina di “Becoming” è significativa: Michelle indossa una T-shirt bianca, un po’ calata sulla spalla, un capo senza tempo, democratico, universale, versatile. Nel libro stesso la riflessione è ricorrente: non si diventa qualcuno per sempre. Diventare è un verbo in movimento, di evoluzione. E certo Mrs Obama non ha smesso di “diventare”: dopo la ragazza del South Side di Chicago, la studentessa modello di Princeton, l’avvocato, la First Lady, la sua, ora, è l’esistenza di una influencer di alto livello, che continua a rendere le sue apparizioni, e anche le sue scelte di stile, delle consapevoli affermazioni politiche.

Michelle presenta il suo libro, Barack sul palco la sorprende

L’invito a cercare se stessi e a non smettere di diventare, intanto, è racchiuso nelle frasi motivazionali stampate sulla linea di abbigliamento “Becoming” che è stata opportunamente lanciata in concomitanza con il libro: felpe, T-shirt, cappellini, body per neonato, oltre a penne, candele, segnalibri, nel classico stile del merchandising politico statunitense.

La consapevolezza che il mezzo è il messaggio, per dirlo alla McLuhan, Michelle Obama l’ha molto chiara e l’ha espressa altrettanto chiaramente pochi giorni prima di Natale sul palco del Barclays Center di New York per presentare il suo libro: lì, davanti alla sua interlocutrice Sarah Jessica Parker, e con un total look Balenciaga che ha scosso il mondo, ha ammesso di aver sempre saputo perfettamente che ogni sua scelta di guardaroba era uno statement politico. Per questo sceglieva ogni singolo abito non tanto (o non solo) per il design, ma per lo spirito di chi lo aveva creato.

Michelle Obama in Balenciaga a New York

Ecco perché nel 2009, per il suo primo ballo d’inaugurazione come First Lady, indossò un abito di Jason Wu, americano nato a Taiwan: «È giovane, la sua storia è incredibile, non se lo aspettava, non si sentiva all’altezza - ha detto nella stessa occasione -. Noi abbiamo fatto quanto potevamo per sostenere i giovani stilisti e rendere omaggio al loro talento». Peraltro, quell’abito di Jason Wu è l’unico a essere menzionato nelle pagine di “Becoming”: davvero un privilegio, dal momento che Michelle Obama, in quelle 500 pagine, non fa nessun altro cenno fashion, neppure al suo abito da sposa.

Michelle Obama: "Con Barack sana rivalita' letteraria"

Anche il caso del dirompente look Balenciaga, culminante nelle cuissard glitterate, esprimeva un desiderio di esaltare i valori della comunicazione, della contaminazione: il designer dello storico marchio è Demna Gvasalia, nato in Georgia, formato in Belgio e nella cui estetica si riconosce l’influenza della sua infanzia in un Paese che ha vissuto una lunga dittatura. Ancora, l’abito metallico indossato ai Grammy è del marchio Sachin & Babi, fondato negli Stati Uniti da due designer di origine indiana che lavorano con artigiani del loro Paese.

Della moda dell’era dell’inclusività, tendenza recente quanto potente, Michelle Obama potrebbe diventare una delle icone più importanti: è una donna, è nera, ha 55 anni e ama rappresentare e dare rilievo a un melting pot sociale e culturale. Certo, la sua vita è piuttosto lontana da ciò che si intende comunemente per “ordinario” (e il libro lo dimostra). Ma il suo «fashion power» è potentissimo ed è oro in un momento in cui i marchi cercano volti diversi, più significativi, più profondi, anche anagraficamente, di quelli degli influencer di turno. Persone che esprimano una visione e insieme una significativa storia.

Michelle ha già escluso che si candiderà mai alla Casa Bianca. Ma i blog che per anni hanno seguito il suo stile (come Mrs-O.com e MichelleOStyle.com) hanno commesso un importante errore quando hanno chiuso le pubblicazioni, in concomitanza con il suo addio alla Casa Bianca. Per loro, c’è e ci sarà ancora molto lavoro.

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