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Moda, al via le sfilate di Milano. Dove Airbnb fa il pieno di affitti

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Moda, al via le sfilate di Milano. Dove Airbnb fa il pieno di affitti

Sarà il ricordo di Karl Lagerfeld ad aleggiare sulla settimana della moda di Milano, che si apre oggi, e poi su quella di Parigi, che inizierà martedì prossimo. La presenza dello stilista morto ieri a Parigi a 85 anni (si veda anche l'articolo a pagina 20) si sentirà più che mai domani: alle 12.30 è in programma la sfilata di Fendi, maison con la quale Lagerfeld collaborava dal 1965.

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In passerella 170 collezioni
Da oggi a lunedì Milano ospiterà oltre 170 collezioni donna e uomo per l'autunno-inverno prossimo, accanto ad eventi speciali e mostre che raccontano di una città sempre più intenzionata a fare leva sulla sinergia pubblico-privat0, come ribadito pochi giorni fa dal presidente della Camera della moda Carlo Capasa e dall'assessore alla Moda Cristina Tajani. Milano vuole proporsi come hub per la moda internazionale, ma anche come destinazione turistica sempre più accreditata. I visitatori in arrivo a Milano in questi giorni sono addetti ai lavori – buyer e giornalisti dai cinque continenti – e clienti top che vengono invitati dalle stesse aziende a partecipare a un'esperienza unica. Molti inoltre gli studenti delle scuole di moda di tutto il mondo e giovani talenti in cerca di contatti.

Persone diverse tra loro che, con la loro presenza, confermano la centralità delle settimane della moda per la città e per la regione: si calcola che un quinto del Pil venga dalle quattro fashion week che in gennaio, febbraio, giugno e settembre animano Milano e la provincia. Pieni gli alberghi e i ristoranti; traffico più pesante del solito e taxi quasi introvabili; via vai di allestitori di sfilate e showroom e passerelle a cielo aperto di modelle e modelli impegnate nei casting o che si muovono da una passerella all'altra.

Arrivi in crescita
Il portale di affitti brevi Airbnb stima che a Milano, nel periodo 19-25 febbraio, l'80% degli appartamenti affittati attraverso la piattaforma sarà completo. Le persone previste in arrivo sono 50mila, il 4,2% in più rispetto allo scorso anno. Il “picco”, con oltre 10mila persone in arrivo in città, è previsto per venerdì, giornata chiave del calendario milanese con gli show di Max Mara, Bottega Veneta, Versace e vigilia di un weekend che vedrà sfilare big come Giorgio Armani, ma anche Dolce&Gabbana, Salvatore Ferragamo e Missoni.
L'80% delle persone che hanno preso in affitto gli alloggi Airbnb viene dall'estero, con una quota importante assorbita dagli americani (11%) – la società è di San Francisco ed è attiva negli Usa dal 2007 – seguiti da francesi (9%), britannici (7%), tedeschi (6%) e spagnoli (4%).

Durante la settimana della moda milanese l'ospitalità diffusa – formula che sta alla base del modello di business di Airbnb – viene scelta da piccoli gruppi di persone (la media è di 2,3 ospiti) che si fermano in città per circa metà della manifestazione (la media di permanenza è 3,5 giorni). «Grazie a questi modelli i grandi eventi come la settimana della moda possono diventare un'opportunità per diversificare i flussi, contrastando gli effetti del turismo di massa. Nel nostro caso, valorizzando il patrimonio immobiliare esistente spesso sottoutilizzato», spiega Matteo Frigerio, ad di Airbnb Italia.

L'indotto del turismo
A confermare che il turismo da fashion week sia un business in crescita sono i dati della Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi: l'indotto sul settore, infatti, tocca i 20 milioni di euro, contro i 17 milioni del 2017. «La settimana della moda è un'occasione per apprezzare Milano anche come città d'arte, cultura e leisure», ha detto Valeria Gerli, membro della giunta della Camera di commercio. «È un momento di forte richiamo che contribuisce in modo decisivo alla collocazione internazionale di Milano, dal punto di vista dei rapporti economici e culturali. Bisogna invitare a tornare e soggiornare più a lungo a Milano e in Lombardia per approfondire e sperimentare le diverse proposte di visita ed esperienza di svago».

Coinvolte 25mila aziende
L'indotto della fashion week va ben al di là di quello legato al turismo. Sempre secondo i dati 2018 diffusi dalla Camera di commercio, infatti, la manifestazione coinvolge circa 25mila imprese e 128 mila addetti di cui circa il 64% tra alloggio e ristorazione, il 22% nello shopping, il 14% nei servizi business e trasporti, l'1% nel nella cultura e tempo libero. Per un totale di circa 160 milioni di euro di ricavi nei sei giorni della manifestazione. I numeri fotografano anche una crescita interessante: le imprese coinvolte nell'indotto sono cresciute poco meno del 30% negli ultimi dieci anni.

Una vetrina per il sistema
Le settimane della moda godono di grande eco mediatica, ma val la pena ricordare che sono la famosa punta dell'iceberg. La montagna che non si vede è il tessile-moda-accessorio (Tma), la filiera che solo l'Italia possiede intatta e che aveva chiuso il 2017 con un fatturato di 94,8 miliardi (+3,9% sul 2016), stimato in crescita anche nel 2018, dell'1% circa, percentuale che dovrebbe vale anche per il 2019 (ottimo risultato se paragonato alla crescita vicino allo zero del Pil del Paese). Non solo: le 67mila imprese della filiera danno lavoro a poco meno di 600mila persone e fanno del Tma il secondo settore italiano per numero di occupati dopo metallurgia e prodotti in metallo, numeri grazie ai quali il tessile-moda italiano domina lo scenario europeo, con percentuali che superano di molto quelle degli altri Paesi fortemente presenti nel Tma (Germania, Polonia, Portogallo e Polonia).

Non solo sfilate
A fotografare la filiera contribuiscono in questi giorni anche le fiere: Milano Unica, Micam e Mipel si sono appena chiuse, oggi si apre Lineapelle e sabato sarà la volta di Mido, la più grande manifestazione europea di occhiali, un settore dove l'Italia, con un export del 90% è leader nel mondo nel medio e alto di gamma. Ancora più vicine a sfilate e presentazioni, ci saranno i salone Super e theOne, che fanno di Milano la più completa vetrina della moda al mondo.

Le prospettive per il 2019
L'incertezza che ha dominato l'ultima parte del 2018 sarà a maggior presente nel primo semestre di quest'anno. Impossibile, per le aziende della filiera Tma, controllare le incognite geopolitiche, a partire da Brexit, e la maggior parte di quelle finanziarie. I punti di forza del sistema però restano e le basi sono solide, come confermato dallo studio Focus Moda di Mediobanca presentato una settimana fa a Milano e che ha analizzato i bilanci di 163 aziende italiane con un fatturato superiore a 100 milioni. Nel periodo 2013-2017 il fatturato aggregato è salito del 28,9% a 70,4 miliardi e profitti netti cumulati sono arrivati a 15,8 miliardi. Il 2017 ha fatto registrare la cifra record di 3,8 miliardi, con utili netti medi giornalieri per azienda di 63mila euro, contro i 38mila del 2013.

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