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arte domestica

Il lusso incollato ai muri: ecco le carte da parati più preziose del mondo

Circa trentacinque anni fa Claud Cecil Gurney, eccentrico e benestante signore londinese che lavorava come account per l’allora Coopers & Lybrand (oggi Pwc), decise di restaurare quell'antica carta da parti cinese che aveva in salotto. Dal momento che non trovava un artigiano capace di farlo, partì direttamente per la Cina. Lì trovò, soprattutto a Shanghai, una miriade di botteghe eredi di quelle dove fra Sette e Ottocento nascevano i pannelli dipinti a mano che i ricchi europei adoravano e chiamavano chinoiserie: fogli preziosi dove prendevano vita paradisee e peonie, glicini, rovi e pappagalli, dipinti a mano su carta Xuan, prodotto di età ultramillenaria e molto resistente al tempo e all'umidità, ricavata ancora oggi lavorando in 100 fasi steli di riso e corteccia di sandalo.

Pittura di una creazione de Gournay

Rapito da tale e tanto savoir faire, Gurnay decise di far conoscere quella meraviglia al mondo contemporaneo e di farne la sua nuova attività. Così nel 1986 fondò de Gournay, riprendendo le origini francesi del suo cognome, atelier che oggi è forse il più noto per le carte da parati di lusso ed è guidato dalle due figlie di Claud, Hannah e Rachel.

Dai cinque dell'inizio oggi circa 100 artigiani lavorano nel laboratorio de Gournay a Shanghai, su pannelli per i quali servono anche 150 ore di lavoro, anche perché i motivi e i colori sono sempre più richiesti “su misura” e per superfici sempre più ampie. In alcuni casi c'è da essere molto pazienti e aspettare anche sei mesi. D'altronde c'è sempre tempo per spendere anche mille euro per un pannello da 90 cm per due metri e mezzo. E stiamo parlando delle versioni base.

Tuttavia l'attesa (e la spesa) vale tutta: oggi possedere un “de Gournay” è come aver fatto un investimento su parete. Lo conferma anche la presenza delle carte come sfondi della mostra “China: Through the Looking Glass” del 2015 al Met di New York, dei motivi sull'abito in seta dipinta indossato da Kate Middleton nel 2011 e sulle scarpe in edizione limitata per Altuzarra. Tutti nomi di clienti pubblicamente divulgati, al contrario di quelli di re, emiri e magnati, protetti dalla privacy come le loro dimore.

Ancora più antico di de Gournay è Gracie, fondato nel 1898 a New York da Charles Gracie, che esportò l'amore per le chinoiseire negli Stati Uniti. Nella sua lunga storia l'azienda ha lavorato anche per la Casa Bianca, dove già Thomas Jefferson nel 1790, tornando da ex ambasciatore a Parigi, portò con sé dozzine di rotoli di carta da parati.

MiSha

Di questa nuova “via della carta da parati couture” che unisce la Cina all'Occidente anche l'Italia, negli ultimi anni, è diventata una tappa importante. A Milano, per esempio, su appuntamento si può visitare lo showroom di MiSha (che sta per Milano-Shanghai), le due città dell'architetto Chiara Enrico che ha fondato la sua azienda nel 2007: anche qui si dipingono a mano pannelli di carta e seta, con design che guardano anche al resto dell'Asia, fra carpe giapponesi e palme indonesiane, unendo tecniche antiche a motivi contemporanei, ovviamente anche suggeriti dai clienti.

Elena Carozzi

In una dimora settecentesca di Sarzana, invece, Elena Carozzi ha allestito il suo atelier nelle stanze dove visse e dipinse il nonno, Gian Carozzi, fondatore dello Spazialismo insieme a Lucio Fontana. È lei a dipingere pannelli in carta (che possono arrivare a costare anche oltre 5mila euro) ispirati all'arte del nonno, ma anche a Vuillard, Bonnard e Monet. Il design è in evoluzione, mai identico, perché ogni creazione - pesci, uccelli, foglie di castagno o motivi astratti - si definisce al momento. Le opere di Carozzi sono pensate come creazioni libere, fluttuanti nello spazio. Arte e colore a cui non serve la colla.

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