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moda e società

A caccia di un piano B? Provate con i servizi di “riparazione di sneakers di lusso”

Sono talmente preziose e a volte insostituibili, per via del meccanismo delle edizioni limitate, che diventa sempre più difficile considerarle oggetti “usa e getta”, da cambiare a ogni stagione, in pieno stile fast fashion. Vanno curati, accuditi, riparati quando occorre. Proprio come fanno gli amanti delle scarpe da uomo artigianali. Solo che stiamo parlando di quegli oggetti del desiderio chiamati sneakers. O meglio di quei modelli che superano i 500-600 euro (ma si può arrivare anche al doppio) e che sono il frutto di una sorta di caccia al tesoro: ci sono persone che dormono una notte di fronte a un negozio per potersi assicurare una delle poche paia disponibili, al momento dell’apertura del negozio nel giorno scelto dal produttore grazie a elaborate strategie di marketing, spesso lanciate su internet.

Dei negozi specializzati in “sneaker repair” ha parlato persino il Wall Street Journal, in un articolo di prima pagina pubblicato venerdì scorso e intitolato Afraid to Dirty Your Pricey Air Jordans? Call In the Super Sneaker Cleaners (Hai paura di sporcare le tue preziose Air Jordans? Rivolgiti ai Super Sneakers Cleaners). Tra i primi e più famosi negozi specializzati nella “remise en forme” delle sneakers c’è Jason Markk, a Los Angeles e a Londra (si può spedire da tutti gli Stati Uniti ovviamente): il sito annunica che il brand di prodotti nato sulla scia del primo negozio è The world’s most trusted premium show care brand (il più amato e affidabile brand di prodotti per la cura di scarpe di lusso). Negli ultimi anni ha riparato 50mila paia di scarpe (notarsi come scarpe sia usato al posto di sneakers, come se le sneakers fossero oggi LE scarpe) e i prodotti creati in California sono oggi disponibili in circa 2mila negozi di sneakers in tutto il mondo. Per usarli, viene fornito un training che consente di fregiarsi del titolo di S.C.T. (Sneaker Care Technician). A questo indirizzo la lista dei servizi con relativi prezzi, che partono da 15 dollari per arrivare a 100 e oltre.

Il successo planetario delle sneakers “di lusso”
Questo tipo di servizi potrebbe essere molto utile in Italia e in tantissimi altri Paesi: chi fosse in cerca di un piano B, di una occupazione alternativa a quelle (non molte) che offre l’attuale mercato del lavoro potrebbe prendere esempio dagli Stati Uniti. Le premesse per un business plan da sottoporre a un investitore ci sono. Si calcola che nel 2018 il 60-65% delle scarpe vendute dai brand del lusso siano state sneakers (vale per le donne e per gli uomini).

Sneakers di lusso, appunto, con i prezzi che dicevamo, da 600 euro in su. Basta entrare in uno qualsiasi dei monomarca di brand come Gucci, Prada, Dior, Louis Vuitton e persino Hermès per capire quanto spazio abbia questo tipo di scarpe nei reparti dedicati alle calzature. In realtà non serve neppure entrare: basta dare un’occhiata alle vetrine. Persino in quelle di marchi come Berluti, famoso per le calzature stringate o con fibbie, rigorosamente in pelle, solo per uomini e fatte a mano, in questi giorni ci sono sneakers “monstre”, con suole che definire carroarmato non basta.

Perché se è vero che i marchi del lusso hanno deciso di cavalcare l’onda delle sneakers (in molti pensano che sarà un’onda lunga, molto lunga), è altrettanto vero che occorre trovare la propria strada, per inserire nel modo più coerente possibile nell’immagine del brand un modello da uomo o, forse ancora più difficile, da donna. Marchi come Jimmy Choo, Sergio Rossi, Casadei, famosi per tacchi di 10 0 12 centimetri, hanno inserito linee di sneakers. Ma questo è un altro tema e solo tra qualche stagione si potrà dire chi è riuscito a mettersi saldamente su una tavola da surf che possa cavalcare l’onda delle sneakers per molto tempo e chi ne è stato travolto o comunque, absit iniuria verbis, scalzato.

Un passo indietro
Una volta, in Italia, dicevamo “scarpe da tennis”. Da qualche anno, almeno 10-15, usiamo il termine americano, sneakers. L’oggetto è lo stesso: le scarpe, appunto, usate per lo sport, scarpe con suola in gomma, non in cuoio o legno o in altri materiali tipici di molte altre calzature. Forse in Italia scegliemmo il nome “scarpe da tennis” perché le scarpe usate nello sport più diffuso, il calcio, per definizione non possono, per via dei “tacchetti”, essere agevolmente usate fuori dai campi di gioco.

Quelle da tennis, da sempre, sì. Si pensi alle famose Stan Smith. Del resto anche in America per molti anni si è parlato di “tennis shoes”. Anche se, vista la popolarità della pallacanestro, molti modelli nati per il basket (un esempio su tutti, le Converse All Star), si diffusero molto presto fuori dai campi di gioco, in particolare tra i giovani. Lo stesso vale per i modelli più versatili di grandi produttori come Nike, Adidas, Puma e per i marchi da sempre specializzati in scarpe per lo sport, un elenco lunghissimo che comprende New Balance, Saucony, Mizuno, Muniche tantissimi altri. Ai quali si aggiungono marchi nati negli ultimi 10-15 anni, specializzati in “sneakers da città” potremmo dire. In Italia pioniere assoluto è stato Hogan, poi sono arrivati Golden Goose, Philippe Model, Premiata. L’elenc0 continua a crescere e vedremo se nei prossimi anni ci sarà una scrematura.

L’utilità che diventa moda
A differenza di tanti altri fenomeni, mode, tendenze, le sneakers hanno un vantaggio competitivo innegabile: sono, se fatte bene, da chi le sa fare o da chi si affida a chi le sa fare, le scarpe più comode che esistano. Non a caso sono nate per chi ai piedi chiede molti sforzi, gli sportivi. Chi prova una sneaker per la prima volta alla fine della giornata sente una voce venire dai piedi che dice “grazie”. Non deve essere sfuggito a nessuno che ormai sono moltissime le persone over 70 che portano sneakers. Magari gliele hanno regalate figli o nipoti, più probabilmente gliele ha consigliate un medico. A maggior ragione se hanno avuto un intervento ortopedico o hanno difficoltà a camminare o patologie alla schiena.

Le sneakers, fatte bene, ripetiamo, sono un toccasana per i piedi e per il movimento degli arti inferiori in generale. Ecco perché dicevamo che l’onda sarà lunghissima. Con un’incognita: la vocazione della moda a esagerare e quindi ad autodistruggersi, in quell’eterno meccanismo di “distruzione creativa” che la muove da sempre. Rispetto ad altre mode (pantaloni a zampa di elefante, jeans strappati, cappotti oversize, ciabatte di pelo e chi ne ha più ne metta), ripetiamo, il vantaggio delle sneakers è che sono comode. Quindi forse una scrematura ci sarà, qualche eccesso sparirà, i più giovani, che hanno piedi e gambe sane e forti, forse volteranno per un po’ le spalle alle sneakers. Ma sicuramente la platea di clienti per questo tipo di scarpe resterà immensa e immensamente più grande che in passato.

L’attenzione del Wall Street Journal
L’articolo apparso settimana scorsa è solo il più recente: il Wall Street Journal, quotidiano economico-finanziario per eccellenza, è giustamente attento ai segnali che vengono dalla società dei consumi e quindi anche dalla moda. Qualche settimana fa era apparso un approfondimento dal titolo: Are You Too Old to Wear Cool Sneakers? (Sei troppo vecchio per indossare sneakers alla moda?). Interessante anche Yikes, His Nikes! Zion Williamson's Sneaker Disaster. A college basketball sensation is derailed by a shoe blowout during Duke vs. Carolina (Wao, le sue Nike! La tragedia delle sneaker di Zion Williamson, campione di basket che cadde e come conseguenze la sue scarpe di “aprirono” letteralmente in due). Cliccatissimo pure Sneaker Cleaning Secrets from the Pros. A new wave of at-home cleaning products helps ensure that your kicks are always sparkling (Suggerimenti per pulire le sneaker dai professionisti del genere. Un’ondata di nuovi prodotti per la pulizia domestica delle sneaker). Su YouTube esistono numerosi tutorial per la pulizia delle sneaker e lo stesso vale per siti di grandi brand come Adidas o di altrettanto grandi giornali come il New York Times.

Usato non è (più) bello
Guillame de Seynes, direttore generale di Hermès ha ricordato come suo nonno fosse convinto che un prodotto di lusso si definisce tale «perché può essere riparato». In fondo è quello che sta succedendo alle sneakers: come ha raccontato al Wall Street Journal Neal Heard, autore del libro Trainers (un altro modo “antico” di dire sneakers, letteralmente,”scarpe da allenamento”) «quando io e i miei amici compravamo delle scarpe, negli anni 80, facevamo di tutto per invecchiarle in fretta, sporcandole e rovinandole di proposito. Oggi accade il contrario: vogliamo che le sneakers sembrino sempre nuove. Io resto della vecchia scuola, mi piacciono usurate e sempre un po’ impolverate, ma il mercato va nel senso opposto e bisogna ascoltarlo».

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