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“QUOTA 100”

Altro che “quota 100”: dalla Sardegna al Giappone, le regioni con il segreto della vita più lunga

Gaspare Mele compirà 108 anni ad aprile. Nella sua vita ha fatto il contadino, il minatore e il muratore, ma la sua passione, che coltiva fin da ragazzo, è la poesia: ama sedersi e conversare nella sua cucina e scrivere versi. Prima con la sua macchina da scrivere, adesso, vista l’età, a mano con carta e penna.

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Otto figli avuti dal matrimonio con Rosalia Ortu, è nato a Orotelli, nel Nuorese, il 29 aprile 1911. È l’uomo più anziano della Sardegna ed è stato inserito nel libro di fotografie di centenari di tutto il mondo Aging gracefully (Invecchiare con grazia) del fotoreporter Karsten Thormaehlen.

Dalla Sardegna alla Costa Rica
Tiu Gasparru, come lo chiamano in paese, vive in una regione, la Sardegna, dove si concentra un numero elevato di centenari. L’Ogliastra, in particolare, con la più alta concentrazione mondiale di uomini centenari, fa parte delle cosiddette “blue zone”, zone blu, assieme alle isole di Okinawa in Giappone (qui le donne sono la parte di popolazione più longeva del mondo), Ikaria in Grecia (isola dell’Egeo con il tasso più basso di demenza senile), la penisola di Nicoya in Costarica (con la percentuale minore di mortalità nella mezza età) e Loma Linda in California (dove i membri della comunità avventista del settimo giorno vivono 10 anni di più del resto dei nordamericani). Qui superare i cento anni è più facile che nel resto del globo e l’età media è molto alta.

Queste cinque zone blu sono aree oggetto di studio e analisi da parte di medici, antropologi, demografi ed epidemiologi per scoprire quale sia il segreto di questa longevità: l’alimentazione, il lavoro, l’acqua, l’attività fisica, la cultura? Di tiu Gasparru, che a tutti dice di aver sempre lavorato e di odiare l’ozio, Thormaehlen ha scritto: «Questo il messaggio che Gaspare Mele mi ha suggerito: vivete e lavorate sempre in armonia con voi stessi e con gli altri, cercando di trarre sempre il buono anche dalle cose cattive». E forse proprio questa è la risposta.

Denominatori comuni
Le blue zone sembrano avere poco in comune, a parte il fatto di essere piccole realtà vicino al mare e con un clima abbastanza mite tutto l’anno. Ma solo apparentemente. «Di sicuro il fattore genetico è vincente – spiega Dan Buettner, giornalista ed esploratore del National Geographic, che ha scritto diversi best seller a riguardo –, ma si può vivere più a lungo e meglio modificando le proprie abitudini. Seguendo gli esempi che arrivano dagli anziani delle zone blu si può alzare l’aspettativa di vita di 10-12 anni». Il primo è la dieta basata su vegetali, frutta e legumi e povera di grassi: grano integrale, verdure, patate, frutta secca e legumi. Pochissima carne rossa. E ancora, latte di pecora e capra, vino e tanta acqua e tè. A Okinawa si consumano grandi quantità di tè verde, a Ikaria si beve un infuso di origano, rosmarino e menta. Non più di due bicchieri di vino al giorno, meglio se del sardo Cannonau ricco di antiossidanti che tengono pulite le arterie.

Tuttavia «l’alimentazione – precisa Buettner – è solo una parte della risposta. La solitudine può rubare otto anni di vita. Il senso di comunità, la vita passata perfettamente integrati nella società in cui si vive, in contatto costante con le persone che ci circondano e con la famiglia sono fondamentali per tenere su lo spirito e attiva la mente. Gli anziani delle blue zone non hanno ritmi frenetici di vita e soprattutto non si sentono inutili e soli perché abitano in piccole comunità dove si conoscono tutti e la solidarietà è massima. E questo è un fattore di longevità molto più forte di quanto si possa immaginare perché l’uomo è un essere geneticamente sociale e il non avere interazione con i suoi simili crea un grave stress a livello inconscio». Ancora, tre delle cinque blue zone – l’Ogliastra, Okinawa e Ikaria – si trovano in aree molto piccole e poco industrializzate. «Questo – afferma Buettner – le preserva dagli effetti corrosivi della globalizzazione e facilita la vita a contatto con la natura». Camminare è infatti un altro elemento che accomuna i centenari, una delle migliori forme di esercizio fisico.

Progetti di (lunga) vita
Insomma, la longevità sembra una questione di felicità, armonia e salute: nessuna formula magica, ma uno stile di vita che si può tentare di imitare il più possibile. Tanto che Blue Zones è diventato un progetto che Buettner porta avanti in partnership con Comuni, aziende private, compagnie di assicurazioni sulla salute e università per implementare la qualità della vita delle comunità basandosi proprio sugli esempi di Sardegna, Costarica, Giappone, Grecia e California.

La longevità diventa anche una professione. A dicembre scorso si sono infatti aperti, per il quinto anno consecutivo, i corsi di formazione della Scuola della longevità e dell’invecchiamento attivo di Cagliari per diventare “promotore della longevità”, una figura professionale altamente specializzata nel campo dell’assistenza e supporto psico-sociale e clinico degli anziani. «La volontà di promuovere e diffondere in maniera capillare la cultura degli stili di vita salutogenici rappresenta uno dei pilastri che ci caratterizzano – spiega Roberto Pili, presidente della Comunità mondiale della longevità (un network internazionale di cui attualmente fanno parte le province di Cagliari e dell’Ogliastra, Okinawa e un’area particolarmente longeva della Corea del Sud) e direttore della scuola –. Questo inoltre ci ha motivato a organizzare Summer school tematiche a livello regionale, nazionale e internazionale. Siamo infatti convinti dell’importanza di interventi estesi che aiutino le persone a sviluppare strategie e modalità attive di salvaguardia della propria salute e del proprio benessere per vivere bene a lungo in modo che ognuno possa costruirsi la sua blue zone nel proprio contesto».

Anziani, ricchezza per la società
Tra gli obiettivi del corso anche promuovere e diffondere il riconoscimento degli anziani e dell’importanza della loro partecipazione attiva nella società. La Sardegna, regione di ultracentenari, è molto attiva sul tema con programmi di studio dedicati , documentari, festival e convegni non solo per analizzare scientificamente il fenomeno della longevità, ma anche per celebrare quella che è una ricchezza per l’umanità: gli anziani. Come Chentannos (cento anni in sardo, www.chentannos.net), il progetto di Laura Mele, dentista di Fonni, in provincia di Nuoro, con la passione della fotografia, che dal 2017 raccoglie le testimonianze degli anziani della sua terra. «Chentannos nasce dal fascino che ho sempre nutrito nell’ascoltare i racconti delle persone più anziane, ma è in seguito all’incontro con tia Anna (nella foto in bianco e nero, ndr) che è nata l’idea. Ho sempre pensato che i centenari e le loro storie siano una ricchezza e un valore aggiunto della nostra isola, per questo ho deciso di raccontarle». “A chent’annos” è un’espressione tipica che usano i sardi per augurarsi una vita lunga e in salute. E pare che funzioni.

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