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Essenza e storie di Sicilia fra le palme e gli aromi della Foresteria Planeta

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In viaggio nell’isola

Essenza e storie di Sicilia fra le palme e gli aromi della Foresteria Planeta

L’Italia è il Paese degli hotel storici di famiglia, nati dall’Ottocento in poi sulla scorta dei Grand Tour, diventati monumenti del turismo internazionale. C’è però un'altra Italia, molto ospitale e meno conosciuta, con alberghi di poche camere, curati, che non sfoggiano stelle o titoli, ma per tradizione, passato, capacità, creano destinazioni e le fanno scoprire. Sono realtà, spesso piccole, da scovare con uno zoom potentissimo.

La Sicilia è un caso a sé. Un’isola perennemente in via di sviluppo, soprattutto nel campo turistico, dove ha enormi potenzialità. Finalmente anche in Sicilia si comincia a far rete. Per esempio, l’associazione Le Soste di Ulisse ha realizzato un percorso nell’isola, dai ristoranti stellati ai piccoli alberghim dove si mangia e si sta bene. Di questi fa parte la Foresteria Planeta, a Menfi: 14 camere, giardini, piscina a sfioro tra i vigneti di proprietà e il mare.

Non un antico baglio rinnovato, non un borgo sottratto all’oblio, non un castello trasformato: la Foresteria è un edificio nuovo, costruito dieci anni fa con criteri contemporanei del vivere e del soggiornare. Ha spazi ampi, con vetrate su vigneti che arrivano al mare. A basso impatto ambientale, quasi non si vede da fuori, ma quando sei dentro ti sembra di essere all'aperto tra terrazze comuni e verande private.

Non c’è una reception, ma un tavolo in un salotto pieno di libri, piccolo buffet per la merenda con tè nero dell’Etna, e per l’aperitivo olive e vino della casa. Tra tappeti indiani e oggetti etnicisi respira lo spirito dei proprietari viaggiatori; tra quadri e ceramiche di artisti siciliani si torna subito all’atmosfera delle case tradizionali delle famiglie nobili.

A proposito, è d’obbligo una breve digressione sui Planeta. Tra i maggiori produttori di vino dell'isola, appartengono a una specifica categoria di siciliani. Una complessa parentela orizzontale e verticale ne fa una famiglia numerosa, con genitori visionari e fattivi, che hanno cresciuto i figli insieme al progetto. La nuova generazione non ha soltanto custodito quel che era stato fatto, ma lo ha fatto crescere fino ad avere un’azienda multitasking e moderna che spazia dalla cultura contadina a quella sostenibile, dalla costruzione di una biblioteca enogastronomica alla creazione del “Viaggio in Sicilia”, metaforico percorso interpretato e raccontato ogni anno da pittori, scultori, scrittori e ogni tipo di produttori di arte.

I Planeta in carica sono internazionali, parlano le lingue e le mescolano con il dialetto. Hanno madri anglosassoni e si sentono profondamente palermitani. Sono eleganti, mai ingessati nello stile o nella conversazione. Sono portatori sani di una sicilianità sofisticata, colta. Un’opera di savoir faire e storytelling che dà ottimi risultati. E frutti.

La Foresteria è un punto di partenza per scoprire le altre tenute, come l'Ulmo, dov'è nata la prima cantina nel 1995. La produzione è poi cresciuta – 400 ettari di vigneti, 27 etichette e 5 territori con Vittoria, Noto, l'Etna e Capo Milazzo– ed è stata diversificata con le piante da orto (il ciliegino Camarino per esempio) e l'olio, a cui sono dedicati 150 ettari di terra, in buona parte nella tenuta di Caparrina, dove la campagna diventa spiaggia.

Agli ospiti in visita offrono un picnic con panini “melanzane e hummus”, “sgombro patate e pomodoro” o altre varianti dei mangiarini buoni. Ogni tenuta è aperta alle visite per degustazioni e trekking tra le vigne, con quattro persone che si occupano dell’organizzazione. All'Ulmo, da anni ritrovo del Google Camp, si sceglie tra verticali di Grillo e lezioni di cucina, per imparare a fare panelle, arancini, cannoli che poi si mangiano insieme in una salone tra gli stemmi del baronato.

La Foresteria di Menfi valorizza e promuove la Valle del Belice, un territorio ferito dal terremoto del 1968, sprofondato in mezzo secolo di silenzio, a parte il clamoroso Cretto che Alberto Burri realizzò sulle macerie di Gibellina. Un’opera di land art straordinaria, la più grande d’Europa, una colata di cemento bianco che copre come un sudario i resti della cittadina tra le colline. La visione è onirica. Uno spettacolo che Vito Planeta, cicerone di famiglia, racconta nel dettaglio, e colloca in un itinerario millenario nel raggio di un’ora d’auto.

Si parte dalla Valle dei Templi ellenici. Tornando verso l’hotel, consiglia una sosta a Eraclea Minoa, un tempio greco sul mare, «un po’ delabré – dice - ma in una posizione drammatica e potente». È vicino alla Scala dei Turchi, la spiaggia più famosa e affollata della costa. Basta spostarsi di poco per trovare quella di Torre Salza, riserva quasi sempre deserta del WWF. I resti di Selinunte e Segesta sono a un quarto d’ora, e poco oltre ci sono i resti di Poggioreale, altro paese distrutto nel 1968. «Per capire la follia della ricostruzione, bisogna vedere la piazza di Paolo Portoghesi a Poggioreale. È bella da vedere, surreale come un quadro di De Chirico. Ma l’estetica non conta: ci sono stato decine di volte, e non ho mai visto un cristiano. Invece c’è sempre qualcuno che passeggia tra gli scheletri del vecchio borgo», racconta Vito Planeta. «Vicenda simile alla nuova Gibellina (che di “bellino” non ha proprio niente, ndr): il sindaco Ludovico Corrao, un uomo estroso che circolava con cappelli a tese larghe e sciarponi di seta colorati – cosa non molto comune negli anni Settanta in Sicilia – ha ideato una ricostruzione modernissima tra giganti sculture di Mimmo Paladino e Pietro Consagra e “highways” al posto delle strade. Così le macchine sfrecciano a 60 all’ora e si è perso quel modo di comunicare delle persone, che consisteva nel mettere le sedie fuori di casa, chiacchierare coi vicini, salutare i passanti. La nuova architettura firmata da “archistar”, come si direbbe oggi, ha stravolto lo stile di vita degli abitanti, che però non si sono mai abituati».

La fotografia e la Sicilia: a Noto Photology Air 2019-2020

Tornando alla Foresteria, inquadrata tra alte palme e tappeti di aromi (ne hanno più di 50, di specie insolite come l’allusiva salvia “coca cola”), c’è un lauto pranzo ad attendere. Angelo Pumilia, lì da 10 anni, prepara la cucina di casa, «ristorantizzata», dice per trasmettere il concetto. Ricette a lunga preparazione, ma semplificate e alleggerite, come il cuscus con polpette e peperoni, o il timballo in crosta di ricotta.

La cassata, però, la fanno dimezzando lo zucchero. Ogni piatto ha il suo vino consigliato, e alla fine una tisana digestiva con le erbe del giardino. Sempre consigliata, come una bella pedalata, 14 km, fino a Capo San Marco, lungo i binari della vecchia ferrovia. Le bici si prendono in hotel e si arriva fino al Lido dei Fiori, con lettini e ombrelloni per gli ospiti, e pic nic su prenotazione, vegetariano, di carne o di pesce. Al piatto o nel panino.

Foresteria Planeta
Contrada Passo di Gurra, Menfi (AG)
Doppia da 180 €

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