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Il risiko del quadrilatero della moda: Dolce&Gabbana riapre in via Spiga, Rimowa inaugura in Sant’Andrea

Il quadrilatero della moda di Milano e le sue due vie più famose, via Spiga e via Monte Napoleone, si confermano polo d’attrazione per lo shopping di lusso e i marchi dedicano ai negozi delle due strade e di quelle “laterali” che le uniscono, grandi energie creative e altrettanto grandi investimenti.

Tra gli esempi più recenti la boutique Dolce&Gabbana di via Spiga 2, appena riaperta dopo un radicale rinnovamento degli interni. Per la maison e i due stilisti-fondatori, Domenico Dolce e Stefano Gabbana, si tratta – hanno spiegato – di un capitolo fondamentale nella loro storia: la boutique racchiude il dna, le origini e i capisaldi del brand in un susseguirsi di spazi intrisi dei valori e delle emozioni degli esordi.

Tre piani dedicati alle collezione donna
Il negozio (nella foto in alto) è un omaggio alle radici del brand e al suo legame fondante con l’universo femminile. Collegati tra loro da un’imponente scala centrale in basaltina nera, i tre livelli (per un totale di quasi mille metri) «raccontano l’amore, la sensualità e la bellezza italiana attraverso atmosfere ricercate e giochi di prospettive». Realizzate in diversi materiali, dalla radica d’olmo laccata all’onice di colore rosso intenso con venature bianche e dorate, le pareti curve fanno da sfondo alle collezioni donna. I pavimenti riprendono la basaltina nera della scala centrale, in un connubio di accostamenti all’insegna dell’eleganza e dell’artigianalità italiana.

Omaggio al Barocco
Dal carattere geometricamente forte, ma armonioso, lo spazio risulta molto luminoso grazie alle numerose finestre su corso Venezia e via della Spiga e alle vetrine (dodici in tutto). Due colonne decorative poste di fronte all’ingresso e gli elementi di arredo sono un omaggio al Barocco: console, portali, poltrone e specchiere mostrano ampie volute, stemmi e fregi, un’esuberanza decorativa dal sapore seicentesco. I soffitti bianchi e la grande luminosità della boutique esaltano il gioco di chiaroscuri presente sui tre piani, declinato diversamente grazie ai materiali utilizzati.

Al piano terra la continuità conferita dalla basaltina dei pavimenti è interrotta da inseriti in marmo “Red Jasper” color rosso che riprendono le pareti ricurve completate da portali che rivelano decorazioni dal carattere barocco. Mentre al piano terra i mobili in legno redgum laccato creano un contrasto cromatico con la trasparenza delle numerose finestre, il primo piano presenta colonne in onice bianco, che riprendono le tinte chiare del soffitto, e mobili sempre in legno redgum che sposano la basaltina nera dei pavimenti. Infine, il secondo piano è caratterizzato dall’accostamento di mobili laccati in legno redgum, abbinati all’intensità brillante del marmo di granite rosso e all’eleganza dell’onice bianco che fa da fondale agli arredi.

Un tocco di poesia
L’ascensore che collega i diversi piani, il cui pavimento è realizzato con un intarsio di marmi, ospita le parole più romantiche di scrittori italiani dei secoli scorsi: poesie di amore firmate da autori celebri risplendono sulle lastre in ottone delle pareti. La boutique ospita le collezioni donna abbigliamento, sera, accessori, fine jewellery e orologi. Il rinnovo del negozio è stato realizzato in collaborazione con Eric Carlson dello studio Carbondale.

Rimowa in via Sant’Andrea
Acquistato nel 2017 da Lvmh, primo gruppo del lusso al mondo, il marchio di valigie di lusso Rimowa – nato in Germania nel 1898 – sta potenziando la sua strategia retail. L’ultimo tassello in ordine di tempo è l’apertura di una boutique di 80 metri in via Sant’Andrea, una delle strade che collegano via Spiga a via Monte Napoleone. Il negozio ha un design dedicato (nella foto), sviluppato in collaborazione con l’architetto italiano Marco Costanzi, che celebra la sensibilità di materiali e finiture. Rimowa ha cercato di integrare l’identità della città e il dna del brand all’interno della boutique. Il pavimento in pietra, materiale naturale tipico dell’area lombarda, richiama le facciate della città di Milano, collocando geograficamente il progetto architettonico all’interno città. Sofisticato e raffinato, l’arredamento è mantenuto minimal, ad eccezione dell’illuminazione che ricorda i progetti di artisti americani del 1960 come Robert Irwin.

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