next fashion school

Modellisti e stilisti a scuola con un tasso di occupazione al 98%

A Bologna la scuola di moda con radici storiche (fondata nel 1934) che si è ritagliata uno spazio di nicchia: si è specializzata nella formazione di figure tecniche di cui le aziende vanno a caccia

di Natascia Ronchetti


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2' di lettura

Una volta c’erano i periti tessili, capaci di riconoscere la trama e l’ordito di un tessuto, di valutarne la qualità, di carpirne texture e resa al primo tocco. «Altri tempi, perché le scuole per formarli sono quasi scomparse – dice Marco Borney. – E così capita spesso che le aziende ci dicano: abbiamo inserito nuove leve ma purtroppo non conoscono i tessuti. Un problema che riguarda le piccole e le grandi imprese, comprese quelle che mandano in giro per il mondo buyer incaricati di comprare la materia prima». Borney è l’amministratore delegato di Next Fashion School, scuola di moda con radici storiche (fu fondata da Carlo Secoli nel 1934) che si è ritagliata uno spazio di nicchia: si è specializzata nella parte tecnica.

Le aziende della filiera tessile-moda cercano figure professionali tecniche con formazione economica

Così, ecco i corsi specifici sui tessuti, poi quelli per diventare modellisti e stilisti. Con un criterio guida: una formazione a 360 gradi. Per consentire a uno stilista di essere un professionista della moda capace anche di progettare la collezione, a un modellista di realizzare i capi. Con la capacità di tenere d’occhio i costi. E di saper gestire ogni fase della progettazione, dalla parte creativa alla realizzazione del capo campione.

Caratteristica che ha permesso alla scuola di inserire i suoi allievi – una media di 250 all’anno nelle grandi aziende (da Max Mara a Valentino, da Twin Set a Liviana Conti e Alberta Ferretti), con un tasso di occupazione che ha raggiunto il 98%.

Quartiere generale a Bologna, sedi a Padova ed Ancona, Next Fashion School ha assistito alla crisi che ha colpito le aziende quando, in concomitanza con la recessione, una intera generazione di modellisti si è avviata progressivamente verso la pensione portandosi dietro un ricco patrimonio di competenze e know how. «Non c’è stato il ricambio generazionale e le aziende si sono trovate di fronte a un grande ostacolo: non riuscivano più a reperire personale in grado di realizzare i modelli», ricorda Borney. Cosa che spiega non solo la scelta della scuola di focalizzarsi sulla formazione di modellisti con alte competenze tecniche e tecnologiche (il vero core business dell’istituto emiliano) ma anche l’evoluzione della domanda di professionisti da parte delle imprese.

«Diciamo che la domanda di stilisti c’è ancora ma in un rapporto di uno a dieci rispetto ai modellisti – spiega Borney, che ogni anno a Bologna organizza una sfilata per presentare i capi progettati e realizzati dagli allievi –. Con una differenza rispetto al passato: oggi le imprese cercano di reclutare il personale direttamente sul territorio in cui operano per garantirsi, grazie alla vicinanza dei dipendenti al luogo di lavoro, un grado elevato di fedeltà all’azienda».

Il corso triennale è rivolto principalmente ai neodiplomati. Poi ci sono i corsi che si tengono nei fine settimana, ai quali accedono anche persone con un’età più elevata. Tutti legati dallo stesso fil rouge. «Gli allievi devono acquisire anche il linguaggio necessario per progettare una collezione – conclude Borney -. E devono porsi domande alcune domande come, per esempio, a chi è rivolto il capo d’abbigliamento che progettano e quanto deve costare. Domande fondamentali, perché non basta il disegno tecnico».

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