I progetti

Modello Abruzzo per la chimica sostenibile

Greco (Confindustria): a Bussi si punta a costruire il più grande impianto europeo per prodotti in grado di depurare e potabilizzare l'acqua

di Celestina Dominelli


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Domenico Greco dal 2017 guida la Sezione chimica, farmaceutica, gomma, plastica, cartario e vetro di Confindustria Chieti Pescara

3' di lettura

L’industria chimica dell’Abruzzo vuole giocare in prima linea la partita strategica della transizione energetica. E, per farlo, il comparto è pronto a mettere in campo un modello di sviluppo che valorizzi processi e prodotti con ridotto impatto sull’ambiente. A indicare la rotta è Domenico Greco che, dal 2017, guida la Sezione chimica, farmaceutica, gomma, plastica, cartario e vetro di Confindustria Chieti Pescara: 40 aziende per 5576 dipendenti e un fatturato di 1,3 miliardi di euro. Un tassello cruciale, dunque, deciso a portare avanti il cambio di passo investendo sull’innovazione orientata alla sostenibilità. «È evidente, come ha ribadito di recente anche il nuovo piano di investimenti “verdi” voluto dalla Commissione Europea - spiega Greco al Sole 24 Ore -, che c’è bisogno di una transizione “green” a livello industriale, ma è altrettanto evidente che il green new deal sarà difficilmente attuabile senza l’apporto della chimica e di tutte le aziende che rappresento e che sono pienamente coinvolte anche nelle nuove tendenze dell’economia circolare».

Insomma, il comparto è conscio delle sue potenzialità e Greco le elenca, forte anche dell’esperienza imprenditoriale come ad di Gestioni Industriali, holding di partecipazioni fondata con il presidente Donato Todisco che ha visto l’acquisizione prima di Società Chimica Bussi, uno dei primi siti produttivi di chimica di base in Europa, e poi del 50% di Caffaro Green Chemicals con la sua controllata Halo Industry Spa, e che si configura come il primo operatore privato a capitale italiano nella chimica di base con tecnologie elettrolitiche. E proprio a Bussi, che porta i segni dei disastri ambientali legati alle vicende della Montedison, il gruppo di Greco ha investito 35 milioni di euro in tre anni. «Abbiamo concentrato gli sforzi - prosegue - su due nuove produzioni: il policloruro di alluminio usato nei processi di depurazione e il clorito di sodio impiegato nella potabilizzazione delle acque e che farà di Bussi il più grande impianto su questo versante in Europa e in tutto il Mediterraneo e che ci consentirà di emanciparci dall’import di questo prodotto da altri continenti».

Uno sguardo puntato in avanti, quindi, che si affianca altresì alla volontà di avviare sia a Bussi che a Torviscosa dei progetti integrati anche a monte in termini di economia circolare con il contenimento delle emissioni di anidride carbonica. «Le nuove produzioni - chiarisce Greco - presuppongono l’utilizzo in maniera prevalente di prodotti chimici che sono approntati sul sito e sono integrate anche su un altro versante. A Bussi, infatti, abbiamo investito in una moderna centrale di trigenerazione ad alta efficienza in modo da rendere il sito autosufficiente dal punto di vista energetico e un impianto analogo sarà realizzato anche a Torviscosa».

Un modello di business che rimanda alla strategia di sviluppo “a impatto” ideata da Greco e imperniata su tre pilastri (responsabilità, sostenibilità e innovazione), la cui declinazione è evidente nei piani sui due siti. Con Bussi che è destinata «a diventare una sorta di “laboratorio” dell’applicazione della strategia a impatto sulla chimica di base elettrolitica in un’ottica di integrazione a monte e a valle e può rappresentare un modello replicabile su altri storici siti di produzione chimica presenti in Italia che potrebbero costituire ulteriori opportunità di acquisizione per Gig e di sviluppo per i siti interessati». Greco guarda quindi già oltre e considera Bussi anche un polo di attrazione per altre aziende chimiche che possono condividere gli stessi progetti di ricerca e sviluppo in campo chimico ed energetico in una logica di parco industriale. Anzi, il numero uno dell’associazione confindustriale ammette che c’è già l’interesse di due gruppi extraeuropei. «Su Bussi abbiamo registrato l’attenzione di una multinazionale cinese che vuole investire nelle tecnologie di produzione del cloro-soda e di una start-up statunitense interessata alle applicazioni in campo energetico dell’idrogeno prodotto dagli stessi processi elettrolitici. Mentre su Torviscosa ha messo gli occhi un colosso americano interessato a sviluppare le produzioni che valorizzino il cloro prodotto». Possibili alleanze internazionali, dunque, per sostenere il nuovo corso della chimica abruzzese.

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