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Modello Lituania: coordinamento e innovazione per uscire dalla crisi post Covid

Per ripartire dopo lo shock da coronavirus la Lituania propone una doppia ricetta: più coordinamento con i partner Ue e investimenti nei settori più innovativi

di Michele Pignatelli

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Per ripartire dopo lo shock da coronavirus la Lituania propone una doppia ricetta: più coordinamento con i partner Ue e investimenti nei settori più innovativi


3' di lettura

Massimo coordinamento con i partner europei e scommessa sui settori di punta e più innovativi del Paese. Dalla piccola Lituania arriva una doppia lezione per gestire l’emergenza Covid e uscire dalla crisi economica causata dalla pandemia.

Il contenimento del virus e la “travel bubble”

Sul fronte epidemiologico, il Paese è riuscito a contenere con efficacia il virus, grazie a stringenti misure di lockdown introdotte subito dopo i primi casi, a metà marzo. Così, già il 15 maggio, insieme alle altre due repubbliche baltiche, Estonia e Lettonia, ha potuto inaugurare la cosiddetta “travel bubble”, una “bolla di viaggio” o di libero passaggio da una nazione all’altra pensata prima di tutto per far ripartire l’economia.

A spiegare al Sole 24 Ore importanza e implicazioni di questa mini-Schengen baltica è il ministro degli Esteri lituano, Linas Linkevičius. «Inizialmente non eravamo preparati a questa pandemia – sottolinea - e c’è stata una mancanza di coordinamento: procedure e approcci differenti, decisioni prese tutte su base nazionale in momenti diversi. Ci siamo resi conto allora che era importante almeno uscire dall’emergenza in modo coordinato, abbiamo fissato un criterio (non più di 25 casi di positività su 100mila persone in due settimane) e, visto il quadro epidemiologico simile, abbiamo aperto i confini tra i Paesi baltici. È stato molto utile perché, da quel momento, abbiamo stabilito uno stretto coordinamento tra ministeri degli Esteri, dell’Interno, della Sanità e dei Trasporti, con scambio di dati e informazioni, e abbiamo deciso di procedere insieme con i passi successivi».

Un coordinamento che il ministro ritiene ora necessario a livello europeo e che auspica non solo per apertura dei confini e libertà di movimento ma anche, per esempio, per l’approvvigionamento di forniture sanitarie, in modo da scongiurare gravi carenze come quella di mascherine vissuta in diversi Paesi Ue, Italia compresa.

Sei miliardi per sostenere l’economia

Sul fronte economico, la Lituania non è stata risparmiata da una crisi che vedrà quest’anno il Pil contrarsi del 7,1% secondo le ultime stime della Commissione Ue (ma il governo ha messo in conto anche l’eventualità di una flessione maggiore, del 10,3%, se il quadro dei prossimi mesi dovesse peggiorare). Anche in questo caso, tuttavia, si è mossa con rapidità, come spiega Lukas Savickas, primo vice cancelliere con deleghe soprattutto economiche: «Già il 15 marzo abbiamo adottato un piano di stimolo: rinvio delle tasse per le imprese, integrazione fino al 90% del salario minimo dei lavoratori rimasti a casa, agevolazioni per prestiti e aiuti alle imprese, investimenti in infrastrutture». Un pacchetto costato finora sei miliardi, dunque uno sforzo notevole per le finanze di Vilnius, che ha però consentito di contenere i danni e di stabilizzare il mercato del lavoro, almeno stando ai dati degli ultimi due mesi.

Innovazione e Scienze della vita, scommesse per il futuro

La fase più originale e interessante è però quella inaugurata il primo luglio: altri sei miliardi di investimenti «per individuare – nelle parole di Savickas - le aree strategiche utili a rivitalizzare l’economia lituana: capitale umano, innovazione, economia digitale, cambiamento climatico e infrastrutture». Particolare attenzione viene dedicata a un settore tecnologicamente avanzato e portato in primo piano dal virus come le scienze della vita, che è già tra i più redditizi del Paese, come dimostra una crescita media annua del comparto industriale collegato superiore al 20%, l’esportazione di ben il 90% di dispositivi medici, prodotti biotecnologici e farmaceutici, e l’appuntamento internazionale Life Sciences Baltics che si tiene a Vilnius ogni due anni. «Molti investimenti si concentrano nelle scienze della vita – conferma Savickas – e abbiamo l’obiettivo ambizioso di generare entro il 2030 il 5% del nostro Pil (oggi è l’1%, ndr) da questo settore. Abbiamo già importanti brand e aziende internazionali che lavorano in Lituania, in quello che è uno dei comparti a più rapida crescita. E questa pandemia offre alle scienze umane ulteriori opportunità di espansione».

Il Recovery Fund e il ruolo dell’Europa

Vilnius considera importante per ripartire anche lo sforzo coordinato europeo, a cominciare dal Recovery Fund su cui pure il Paese ha espresso qualche iniziale riserva, relativa alla ripartizione delle risorse. «Nella prima fase – fa notare ancora il ministro Linkevičius – la risposta europea è stata lenta, ma il Recovery Fund è una misura molto importante e necessaria, anche se servono alcuni chiarimenti su criteri di ripartizione delle risorse e accessibilità per tutti i Paesi, senza discriminazioni. Sono dettagli su cui credo che si possa trovare un accordo, sebbene a volte il diavolo si nasconda nei dettagli».

Sull’eventualità e i rischi di una seconda ondata nessuno a Vilnius si sbilancia. C’è però una certezza: tutti sarebbero più preparati ad affrontarla. «Queste sono lezioni per il futuro – conclude Linkevičius ricorrendo a una metafora –: a volte servono prove di carico per capire dove costruire su solide fondamenta».

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