ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùDecreto Liquidità

Modena, 980 domande in tre giorni e nessun automatismo previsto

La Cna: il 40% delle aziende chiede importi sotto i 25mila euro ma le banche stanno predisponendo istruttorie che creeranno enormi colli di bottiglia

di Ilaria Vesentini

default onloading pic

La Cna: il 40% delle aziende chiede importi sotto i 25mila euro ma le banche stanno predisponendo istruttorie che creeranno enormi colli di bottiglia


3' di lettura

Quasi mille richieste arrivate in tre giorni alla Cna di Modena da Pmi a caccia della liquidità promessa dal Governo e una sola risposta, alla luce del decreto pubblicato due giorni fa: «Contrariamente a quanto promesso da Roma, non c’è alcun automatismo per le piccole aziende, passeranno ancora settimane, speriamo non siano mesi, tra il via libera dell’Ue e l’istruttoria che dovranno predisporre le banche per poter erogare le risorse.

Per cui stiamo arginando la situazione con i classici strumenti a banco come le garanzie dei Confidi. Il tempo in questa fase emergenziale è il vero fattore critico, assai più del tasso di interesse applicato».
Nicola Tarini è l’amministratore unico di Finimpresa Cna Modena, oltre 10mila aziende associate in provincia, dal barbiere all’impresa artigiana con 80 dipendenti, che si trova in questi giorni di pandemia Covid-19 a gestire crisi aziendali che sono un tutt’uno con drammi familiari. E a Modena, come in Emilia-Romagna (dove Cna associa 700mila Pmi) e in Toscana «la situazione è la stessa – riferisce Tarini, reduce da un confronto in remoto con i colleghi delle altre regioni –. Non solo le tessere del puzzle costruito dal Governo nel decreto Liquidità non si incastrano quando si parla di piccole aziende, quelle in maggior affanno finanziario, ma le banche di ogni territorio ci confermano che non sono pronte per accogliere le domande, ci vorranno almeno due o tre settimane. È un controsenso che l’automatismo ci sia per le grandi aziende sopra i 500 dipendenti veicolate da Sace e Cdp e non per le piccole realtà che hanno più bisogno di capitali e dovranno aspettare di più. E il 40% delle 980 istanze da noi raccolte in 72 ore riguarda importi sotto i 25mila euro».

Loading...

Alla faccia dell’automatismo, infatti, la versione definitiva del decreto non solo condiziona la misura di aiuto all’approvazione dell’Ue ma per le piccole attività che hanno diritto al 100% di garanzia si inceppa perché solo formalmente non è richiesta burocrazia: «È vero che la raccolta documentale si traduce in una semplice dichiarazione sostitutiva di atto notorio e un attestato con l'ultima dichiarazione dei redditi, ma la banca deve comunque verificare la completezza della documentazione e in caso di errore ne risponde per la fattispecie di incauto affidamento. Di fronte a questo rischio – spiega l’amministratore di Finimpresa Modena – le banche dovranno organizzare un minino di istruttoria con tempi strettissimi ma per un numero elevatissimo di aziende. I nostri timori che si creerà un enorme collo di bottiglia sono più che fondati. E il rischio passeranno mesi e non settimane è alto».

Ad amplificare la preoccupazione è il fatto che molte di queste piccole aziende sono gli anelli finali di filiere industriali strategiche della via Emilia, dal packaging all'oleodinamica alla motoristica. Pmi che dopo aver avuto una boccata di ossigeno con la sospensione dei mutui introdotta dal primo Decreto Cura Italia, da fine marzo sono tornate ad affogare per le difficoltà a incassare dai clienti e le alte percentuali di insoluti. «I tempi delle imprese non sono quelli né dello Stato né delle banche», conclude Tarini. Sarà il tempo, non il costo del denaro, a fare la differenza tra chi riuscirà a sopravvivere sul mercato e chi fallirà.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti