Energia e transizione

Modena diventa la hydrogen valley d’Italia: tre progetti segnano la strada pulita

I progetti sperimentali della scuola Meucci di Carpi, del gruppo Iris Ceramica Group e di Autobrennero

di Ilaria Vesentini

COP26, da "Italy Goes Green" le proposte dei giovani

3' di lettura

Una scuola riscaldata a idrogeno a Carpi; un’industria ceramica alimentata a idrogeno nel Reggiano; un'autostrada, l'A22, dotata di “pompe” per veicoli a idrogeno: sono tre progetti pilota a livello nazionale presentati a Modena che, sommati all’«Hydrogen innovation center» lanciato la scorsa primavera da Snam con l'UniMore (per costruire un'alleanza strategica tra imprese e mondo della ricerca, focalizzata in primis su automazione e mobilità) valgono alla provincia emiliana il titolo di “hydrogen valley” d’Italia e il ruolo di modello da scalare di sperimentazioni concrete e funzionanti sia nel pubblico sia nel privato all'insegna della transizione green. Proprio mentre le grandi potenze del pianeta si arrovellano a Glasgow per la COP26 per capire come ridurre le emissioni di CO2 e salvare il clima.

21° Italian Energy Summit – 29 / 30 settembre - Verso un'Italia green: le prossime sfide della transizione energetica -


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La scuola a Carpi si scalda a idrogeno

La stessa Provincia di Modena è protagonista del primo intervento in Italia su una scuola, l'istituto Meucci di Carpi, che dal prossimo settembre sarà in grado di riscaldare a idrogeno la palestra: un investimento di 350mila euro per installare un elettrolizzatore che utilizza energia pulita prodotta dai pannelli fotovoltaici con un sistema di stoccaggio che consentirà di conservare l'energia prodotta anche nel periodo invernale. «Si tratta del primo impianto del genere in Italia – spiega Annalisa Vita, direttrice dell'area Tecnica della Provincia di Modena – e sarà realizzato con una tecnologia addirittura più sicura di quella utilizzata per gli impianti a gas metano; ed è più innovativo di quanto proposto oggi dalla Commissione europea nella strategia per l'idrogeno. L'intero impianto sarà mitigato da una apposita struttura e siepi, così da integrarsi con l'ambiente. Con questo intervento diminuiremo le emissioni di CO2 in atmosfera di 717 tonnellate ogni anno, equivalenti a quanto assorbono 145 ettari di bosco, cioè la superficie di 25 campi da calcio».

Iris detta la rotta per l’industria ceramica energivora

«Il nostro sarà il primo impianto industriale ceramico al mondo alimentato a idrogeno verde. Entrerà in funzione nel 2022». Così Federica Minozzi, ceo di Iris Ceramica Group, introduce l'investimento già partito a Castellarano, in provincia di Reggio Emilia, che farà da apripista in un settore industriale energivoro a rischio default, perché l'impennata delle bollette di luce e gas sta erodendo totalmente i margini. Sul tetto del nuovo stabilimento di Iris – un investimento da 40 milioni di euro - verrà installato un impianto fotovoltaico che sarà abbinato a un elettrolizzatore e a un sistema di stoccaggio dell’idrogeno rinnovabile. «Non ci spaventa essere dei pionieri, fa parte del nostro Dna - rimarca Minozzi - e ci auguriamo che il nostro impianto possa essere di stimolo per i competitor affinché si crei una domanda di tecnologia dell’idrogeno».

L’infrastruttura veloce anticipa il boom di domanda

Tocca infine a Diego Cattoni, amministratore delegato di Autostrada del Brennero, spiegare gli investimenti sulle fonti pulite che ha in agenda la A22, grazie al progetto “Obiettivo Green Corridor”, dove è prevista la realizzazione di cinque impianti di rifornimento per veicoli a idrogeno, di cui uno a Campogalliano, nel Modenese (le altre quattro stazioni a Brennero, Trento, Rovereto e Verona nord). «Entro il 2035 più di un terzo dei veicoli commerciali pesanti sarà alimentato a idrogeno, quasi la metà entro il 2040, e circa un terzo dei bus sarà alimentato a idrogeno entro il 2040; mentre per quanto riguarda i veicoli commerciali medi e leggeri a idrogeno, nel 2035 rappresenteranno circa il 20% del mercato e cresceranno al 30% nei 15 anni successivi. La domanda ci sarà e dobbiamo farci trovare pronti». La prima fase del progetto della stazione modenese prevede che l’idrogeno sia trasportato da quello di Bolzano (dove è attivo dal 2014 un impianto per la produzione di idrogeno verde) e in seguito venga prodotto in loco da biomasse. L’intervento, come la realizzazione della Cispadana, è subordinato alla proroga della concessione autostradale attesa a giorni.«Stiamo muovendo passi concreti nel futuro della hydrogen valley del nostro Paese – sottolinea Gian Domenico Tomei, presidente della Provincia di Modena – attraverso la messa in campo di azioni che fino a pochi anni fa pensavamo fossero irrealizzabili e invece dimostrano che la transizione energetica si può fare, basta iniziare a fare e non solo parlare».

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