la strategia dell’azienda usa

Moderna affila nuove armi contro le varianti del virus

La ricerca dell’azienda Usa punta da una lato ad aumentare le difese con una terza dose del vaccino oggi disponibile, dall'altro prevede un “richiamo” mirato sulle variabili

di Federico Mereta

Coronavirus, i vaccinati alla data del 25 gennaio 2021

3' di lettura

E se il vaccino per Covid-19 diventasse molto simile a quello dell'influenza, che contiene antigeni specifici per diversi ceppi del virus in un'unica somministrazione? Potrebbe essere anche questa la strategia futura che Moderna proporrà per il proprio vaccino a RNA-messaggero, già disponibile, in modo da renderlo efficace nello stimolare una forte risposta anche nei confronti di varianti del virus come quella sudafricana ed altre che eventualmente si presentassero in futuro.

Questo nuovo vaccino potrebbe essere somministrato con una terza dose “mirata” dopo il ciclo vaccinale testato ed oggi utilizzato. Oppure si potrebbe pensare solamente a “rinforzare” ulteriormente la risposta difensiva specifica del sistema immunitario, rendendolo comunque più “forte” con una terza dose del vaccino oggi disponibile anche nei confronti di varianti virali specifiche. È il pensiero di Giancarlo Icardi, direttore dell'Istituto di Igiene dell'Università di Genova, a commento della nota di Moderna, produttrice di un vaccino a m-RNA per Sars-CoV-2, relative ai risultati di studi di neutralizzazione in vitro su sieri di individui che hanno già ricevuto il vaccino Covid-19 dell'azienda.

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Dall'analisi dei risultati, che verranno pubblicati sulla piattaforma BioXriv, emerge che il vaccino oggi disponibile riesce a determinare una quantità di anticorpi (ovvero ottiene elevati titoli anticorpali) neutralizzanti contro la variante B.1.1.7, meglio nota come “inglese”, visto che è stata identificata per la prima volta nel Regno Unito. Ma si vede anche una riduzione significativa di sei volte dei titoli anticorpali neutralizzanti per la variante B.1.351 (identificata per la prima volta nella Repubblica Sudafricana) rispetto al virus di partenza. Nonostante questa riduzione, i livelli di titoli neutralizzanti con B.1.351 rimangono al di sopra dei valori che ci si aspetta siano protettivi. Insomma, come spiega la stessa azienda, «il vaccino Moderna nella versione attuale è efficace per garantire la protezione dalla variante sudafricana, ma in misura minore rispetto alla risposta del sistema immunitario ottenuta contro la variante inglese».


È quindi evidente che proprio su questi aspetti si concentra la ricerca per il futuro, che passa appunto attraverso le due vie sopracitate: da un lato aumentare comunque, con una terza dose del vaccino oggi disponibile, le difese, dall'altro prevedere un “richiamo” mirato per quella o altre variabili (pensate solamente a quella identificata in Brasile) che potrebbero presentarsi. Questi sono quindi gli obiettivi del programma clinico che sta partendo: Moderna comunica che testerà un'ulteriore dose di richiamo del suo vaccino per Covid-19 (mRNA-1273) per studiare la capacità di aumentare ulteriormente i titoli neutralizzanti contro i ceppi emergenti e promette di procedere su un candidato vaccino booster per le varianti emergenti (mRNA-1273.351) contro la variante B.1.351.

«Come ci si poteva aspettare, per la variante inglese non ci sono particolari problemi: si sapeva da subito che la risposta neutralizzante era comunque assicurata dal vaccino perché non ci sono modifiche sostanziali sugli epitopi della proteina Spike obiettivo dello stimolo vaccinale», fa sapere Icardi. «Per la variante sudafricana, invece, i “target”” che debbono stimolare la risposta del sistema immunitario sono un po' diversi, e questo spiega lo studio condotto sul siero di soggetti vaccinati messi a contatto con questa variante virale. L'esperimento prevede di valutare, in scala a due, fino a che punto si ha comunque una sufficiente quantità di anticorpi attraverso una serie di diluizioni: si è visto che il siero riesce a bloccare il virus solo nelle prime diluizioni, per vedere progressivamente scendere la propria capacità immunologica. Il risultato è che esiste una minor concentrazione di anticorpi in grado di neutralizzare la variante, pur se in termini assoluti si mantiene il titolo neutralizzante».

Da questa osservazione nascono quindi le ipotesi di vaccini “specifici” per questi o altri ceppi. «Il grande vantaggio dei vaccini a RNA-messaggero sta proprio nel fatto che possiamo “inserire” le istruzioni per il sistema immunitario anche di varianti specifiche e diverse in tempi molto rapidi», conclude Icardi. «Probabilmente, in futuro, avremo uno stesso vaccino di base cui poi si affiancheranno preparati specifici per richiamo per una singola variante virale».

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