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Modulo spaziale «Made in Italy»: il piano di Dallara per portare l’Emilia in orbita

La Dallara è impresa apripista del progetto che vede l’Emilia-Romagna alleata di Aeronautica militare e Cnr per cavalcare la crescita del settore aerospaziale

di Ilaria Vesentini

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3' di lettura

«Dobbiamo fare in fretta, restano pochi mesi, forse settimane, per cogliere un’occasione che non si ripeterà mai più, quella di essere capofila della nuova era privata della space economy e protagonisti dello sviluppo della prima stazione spaziale commerciale in orbita terrestre. Il sogno, realistico, è creare un modulo orbitale tutto italiano».

Così Andrea Pontremoli, Ceo di Dallara, marchio emiliano simbolo delle supercar da competizione e dell’innovazione di frontiera nell’aerodinamica e nelle leghe, spiega la decisione di fare da impresa apripista del progetto che vede la Regione Emilia-Romagna alleata di Aeronautica militare e Cnr per cavalcare la crescita del settore aerospaziale e strutturare una filiera tecnologica e produttiva tricolore dell’aerospace.

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Dalle piste allo Spazio

Dallara Automobili ha accorciato le distanze tra Varano de' Melegari, paesino sull'Appennino parmense dove è nata 50 anni fa, e la Stazione spaziale internazionale (ISS) a 400 km di altezza dalla terra dallo scorso febbraio, quando ha assunto l’ex generale dell'aeronautica, Alessio Grasso, per guidare la business unit Aerospace & Defense, sulla scia della collaborazione sempre più intensa con la SpaceX di Elon Musk e Tasi-Thales Alenia Space Italia (collaborazione coperta dai più rigidi accordi di riservatezza, si sa solo che riguarda sia i contenitori che i contenuti delle missioni spaziali).

E le distanze tra la valle del Ceno e l’orbita terrestre bassa si sono quasi azzerate ora che a Houston c’è il colonnello dell’Aeronautica militare Walter Villadei, sotto addestramento al Johnson Space Center della Nasa con cosmonauti europei, americani, canadesi, russi, giapponesi per partecipare alle prossime missioni suborbitali di Axiom Space (che nel 2024 attaccherà alla ISS il primo modulo della prima stazione commerciale privata) e di Virgin Galactic (viaggio scientifico con il Cnr programmato a novembre e rinviato).

Il legame con le imprese della via Emilia

Quel contratto impegna Villadei a fare da ponte tra le imprese e i centri di ricerca della via Emilia con gli operatori statunitensi e a testare per loro gli effetti della microgravità. Mentre proprio a Houston la Regione costituirà un “Osservatorio Space Economy” per presidiare la gestione delle attività spaziali e spingere collaborazioni transoceaniche.

«Bisogna lavorare in anticipo se si vuole essere attori e non spettatori della space economy, i tempi decisionali nello spazio sono molto diversi da quelli sul pianeta terra», rimarca Villadei, ingegnere spaziale, collegato da Houston, ricordando che ci sono voluti 23 anni e 100 miliardi di dollari per realizzare la stazione spaziale internazionale, la più grande infrastruttura umana costruita in orbita e la più importante piattaforma di sperimentazione e ricerca scientifica, che presto (per i tempi siderali), ovvero nel 2028, sarà deorbitata per lasciare la scena alla nuova era delle stazioni spaziali di realtà industriali e private.

I progetti privati

Quello di Axiom è il primo progetto privato approvato dalla Nasa: Thales Alenia Space sta costruendo per Axiom i primi due di quattro moduli, che tra il 2024 e il 2025 saranno attaccati alla ISS per poi sganciarsi e diventare una infrastruttura commerciale e residenziale autonoma, quando la ISS sarà deorbitata.

«Ogni modulo è un cilindro radiale di 5-6 metri per 10-12 metri – ricorda Villadei – un volume che non risente della gravità e viene quindi sfruttato per l’intero volume. Due dei quattro segmenti ospiteranno gli astronauti (quattro per modulo) e due serviranno per attività di sperimentazione, ma si sta già pensando a un quinto modulo».

Ed è su questo quinto modulo che Dallara e l’Emilia-Romagna stanno cercando di convogliare le energie del sistema Italia, «ma i tempi per aggiudicarsi il progetto sono strettissimi e occorre una sinergia fortissima tra pubblico e privato», avverte Pontremoli.

Le competenze Made in Italy

Le competenze ci sono: siamo uno dei pochi Paesi al mondo in grado di costruire moduli spaziali, oltre il 40% del volume abitabile dell’attuale Stazione spaziale internazionale è Made in Italy.

Dallara sta già lavorando su superalloy e nuove leghe da costruire con stampanti 3D nello spazio in assenza di gravità e altri marchi emiliani sono coinvolti nelle sperimentazioni: Barilla, per studiare cibo innovativo da portare e produrre in orbita per sfamare non più solo astronauti ma businessmen e turisti; Technogym, per calibrare attrezzature con cui allenarsi senza gravità (nello spazio per salvare la muscolatura bisogna muoversi almeno due ore al giorno); il gruppo GVM per la telemedicina, nuovi materiali biomedicali e farmaci.

«Nessuna azienda italiana può sostenere il costo di un modulo spaziale da sola, è un investimento che istituzioni, enti di ricerca e imprese devono fare assieme – aggiunge Grasso, responsabile Aerospace di Dallara – perché è una infrastruttura, al pari del CERN a Ginevra, che spingerà la ricerca scientifica e tecnologica e lo sviluppo industriale e aprirà opportunità infinite non solo per i grandi big industriali ma per le Pmi.

La sfida è iniziare a lavorarci subito, ora che il foglio è bianco, per essere in prima fila quando l'economia spaziale sarà realtà». Si parla di un settore che muoverà 1.300 miliardi di dollari in vent’anni.

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