Cassazione

Molestia della persona solo se c’è la consapevolezza dell’imputato

di Silvia Marzialetti

(Olycom)

2' di lettura

L'ipocondriaco che si presenta più volte in ospedale chiedendo insistentemente di essere visitato è punibile soltanto se si dimostra che egli è consapevole della sua condotta e della connotazione molesta del suo comportamento ai danni di medici e pazienti. Lo ha stabilito la Cassazione, con la sentenza 31467 depositata ieri, 26 giugno.

La sentenza n. 31467/17 della Corte di cassazione

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Il caso esaminato è quello di un uomo genovese condannato dal Tribunale di Savona a 300 euro di ammenda per aver importunato il personale dell'ospedale di Albenga, pretendendo in modo insistente e violento terapia e a assistenza, secondo tempi e modi da lui arbitrariamente stabiliti.
Al termine di una visita di 30 minuti, il paziente - abituale frequentatore del reparto di dermatologia - aveva reagito malamente alla notizia di essere guarito dalla malattia che lo affliggeva da diversi mesi e che non fossero necessarie ulteriori visite nell'immediato. Colto da raptus, iniziava ad inveire ad alta voce verso medici e infermieri, insultando, minacciando, lanciando una sedia in aria e sferrando un calcio contro una parete.
L'episodio ha provocato confusione e agitazione tra il personale e i pazienti presenti nel reparto: molestie e disturbo alle persone il reato contestato, secondo quanto prescritto dall'articolo 660 del Codice penale. Le attenuanti generiche hanno reso possibile una pena mite - con sospensione condizionale della relativa esecuzione - e disposto che della decisione non si facesse menzione nel certificato del casellario giudiziale.
Il paziente imputato ha presentato ricorso in Cassazione, riuscendo a ottenere che la sentenza venisse annullata.
Secondo i giudici della Suprema Corte, infatti, il giudizio emesso dal Tribunale di Savona è contraddittorio, dal momento che in un primo momento identifica la condotta del paziente in un lasso di tempo lungo (cinque mesi e mezzo: il tempo della frequentazione dell'ospedale da parte dell'uomo); dall'altra identifica in una sola giornata i comportamenti qualificabili come «di disturbo».
Secondo i giudici, inoltre, fragile è la parte della sentenza dedicata all'elemento soggettivo del reato. Quello da cui dovrebbero invece evincersi chiaramente - volendo applicare il reato di disturbo e molestie alle persone –è la «coscienza e volontà di tenere la condotta, nella consapevolezza della sua idoneità a molestare o disturbare il soggetto passivo, intervenendo nella sua sfera di libertà».
Perchè si faccia chiarezza su questo aspetto, la sentenza è stata pertanto rinviata al Tribunale di Savona per un nuovo giudizio.

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