i cent’anni dell’unione astronomica internazionale

Molto di nuovo sotto lo stesso cielo

di Patrizia Caraveo

(Reuters)

3' di lettura

L’Unione Astronomica Internazionale ha celebrato i suoi 100 anni con un evento a Bruxelles intitolato Under One Sky (sotto lo stesso cielo) . La cornice è stato il palazzo dell'Accademia delle Scienze, dove venne firmato l'atto costitutivo 100 anni fa. Allora i paesi membri erano 7 ora sono 82 dai quali provengono i 13.500 astronomi (18% dei quali di genere femminile) che si riconoscono nella IAU. Nata come società di astronomi professionisti, la IAU, constatato il sempre maggior interesse del pubblico nell’astronomia, ha sviluppato la dimensione sociale ed educativa. Sull’onda del successo dell’anno dell'astronomia, sono stati sviluppati numerosi progetti di inclusione rivolti sia ai paesi in via di sviluppo, sia alle minoranze ed ai soggetti diversamente abili. Le donne entrano in quest'ultima categoria perché, a livello mondiale, sono sottorappresentate in astronomia e nella IAU.

A Bruxelles è stata celebrata la storia della IAU, ovviamente guardando al futuro.Nell’anno della fondazione, il bagaglio delle conoscenze astronomiche era molto diverso da quello attuale. Si dibatteva se la nostra galassia fosse la totalità dell'universo, dal momento che non era ancora chiaro che esistessero altre galassie, non si era ancora capito il principio della fusione termonucleare che tiene accese le stelle e si pensava che il nostro sistema planetario fosse l'unico esistente.

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Piu' vicino Ska, gigante che rivoluzionera' l'astronomia

Adesso sappiamo che viviamo in una delle centinaia di miliardi di galassie che popolano l'universo, abbiamo capito che siamo polvere di stelle, perché gli elementi dei quali siamo fatti sono stati sintetizzati dalle stelle e sappiamo che ogni stella ha almeno un pianeta, una frazione dei quali ha massa non troppo diversa dalla Terra e riceve dalla sua stella abbastanza energia perché l'acqua possa essere liquida in superficie. Oltre ad avere imparato tantissimo, abbiamo arricchito enormemente il nostro bagaglio di tecnologie allargando enormemente la nostra capacità di studiare gli oggetti celesti.

Prima abbiamo esplorato le lunghezze d’onda al di fuori dell'intervallo visibile. Abbiamo cominciato con l'astronomia radio per l'ottima ragione che la nostra atmosfera lascia gentilmente passare le onde radio. Poi ci siamo dedicati alle radiazioni che vengono assorbite dall'atmosfera e hanno richiesto telescopi in orbita. Dopo avere esplorato tutto lo spettro elettromagnetico, abbiamo assistito all'apertura di nuove finestre che la rivelazione delle onde gravitazionali e dei neutrini.

Cent’anni vissuti intensamente che potremmo, idealmente, fare iniziare e fare finire con un bel test della relatività generale. Nel maggio 1919 Arthur Eddington sfrutto un'eclissi totale di Sole nell'Isola del Principe al largo dell'Africa occidentale per verificare che il cammino dei fotoni viene deflesso quando passano vicino ad una massa. La prima prova della correttezza della teoria che Einstein aveva pubblicato nel 1915.

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A Bruxelles è stato inserito all'ultimo momento un intervento di Heino Falcke uno degli artefici della foto del buco nero al centro della galassia attiva M87 che ha così interessato il pubblico. Heino parlava davanti a colleghi e ha insistito sulle difficoltà tecniche della misura che ha richiesto una ferrea coordinazione a livello mondiale di strumenti collocati in 4 continenti che hanno operato per 4 giorni per sfruttare la rotazione della terra e costruire un telescopio virtuale grande come tutto il pianeta.

I cacciatori dell'immagine del secolo sapevano di avere bisogno del radiotelescopio più grande di sempre perché volevano vedere qualcosa dalle dimensioni di circa 4 volte l'orbita di Nettuno in una galassia e 55 milioni di anni luce da noi. Una sfida al limite del possibile. Grazie a due supercalcolatori (uno in Europe a ed uno in USA) sono riusciti a vedere l'ombra della regione della spazio dominata del buco nero la cui massa equivale a 6,5 miliardi di volte il nostro Sole. È la prima volta che riusciamo a vedere l'orizzonte degli eventi di un buco nero, la superficie ideale, ma molto reale, che divide il dentro dal fuori.
Un bel modo (assolutamente non previsto) di festeggiare il compleanno di una scienza antichissima ma sempre nuova.

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