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Moncler compie 70 anni. Ruffini: «Cresciamo grazie alla nostra immaginazione»

Lo storico marchio inizia a festeggiare a Milano il suo anniversario. Ma secondo il suo ceo, che l’ha rilevato e rilanciato nel 2003, «il segreto è mantenere uno spirito da start up»

di Giulia Crivelli

3' di lettura

Extraordinary forever: è il titolo scelto per l’evento che si terrà a Milano la sera di sabato 24 settembre per celebrare i 70 anni di Moncler. Visione ambiziosa, ma perfettamente in linea con l’idea che Remo Ruffini ha da sempre del marchio nato a Parigi nel 1952 e acquistato dall’imprenditore e manager italiano nel 2003.

Forse sarebbe giusto organizzare una doppia celebrazione, per un doppio anniversario: i (quasi) 20 anni della “gestione Ruffini” e i 70 anni di storia. Anche perché si potrebbe dire che dal 2003 a oggi, nel mondo e nell’industria della moda, sono cambiate più cose che nei 50 precedenti. In primis, naturalmente, per la rivoluzione portata da Internet, che ha (s)travolto ogni aspetto delle vite di persone e aziende. Nel mondo della moda e del lusso – al quale Moncler, secondo Remo Ruffini, appartiene «solo in parte» – c’è stata una rivoluzione digitale, ma anche copernicana: si sono quasi del tutto ribaltati i rapporti di forza tra marchi, specialmente dell’alta gamma, e clienti.

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«Moncler ha 70 anni, la mia avventura con il marchio, extraordinary, come dice l’evento, è iniziata nel 2003, ma sento e mi impongo di continuare a lavorare come se guidassi una start up – sottolinea Ruffini –. E dico la stessa cosa a tutte le persone che lavorano in azienda, indipendentemente dalla posizione che ricoprono. Sulla carta, sarebbe una regola aurea per qualsiasi azienda di qualsiasi epoca. Ma oggi lo spirito da start up è più necessario che mai: il digitale corre, dal punto di vista tecnico, più veloce di noi esseri umani. Per stare al passo dobbiamo usare ciò che i computer non hanno, l’immaginazione. O il sogno, per dirla in modo ancora più poetico». Visionario sì, ma anche estremamente concreto e lucido nel riconoscere quando si perde la sintonia con il mercato o si fanno passi falsi o piccoli o grandi errori.

Cina e Stati Uniti i Paesi con più potenziale di crescita

«Se da una parte il digitale ci ha avvicinati ed è una sorta di nuovo esperanto, le differenze tra culture, società e Paesi continuano a esistere – aggiunge il presidente e amministratore delegato di Moncler –. Ben vengano le videocall e ogni altra forma di comunicazione da remoto, ma per capire davvero come le persone vivono, pensano, reagiscono emotivamente agli stimoli bisogna esserci fisicamente in una città o un Paese. Non vado in Cina da molto tempo, ad esempio, e credo che solo quando potremo ricominciare a frequentare quel Paese faremo gli investimenti giusti. Cina e Stati Uniti sono tra le aree con maggiore potenzialità per il marchio».

Gli ultimi risultati battono (ancora) le attese

Visione unita a concretezza e lucidità, a maggior ragione negli ultimi dieci anni, da quando, era il 2013, Moncler si quotò alla Borsa di Milano, un’Ipo che ancora oggi detiene il record di maggior successo di sempre sul mercato europeo. Anche in quell’occasione non mancò un tocco di originalità: sulla scalinata del palazzo che ospita la Borsa apparvero decine di sciatori interamente vestiti Moncler e con tanto di sci in mano e scarponi ai piedi.

Da quando è quotata, la società ha accelerato la crescita e i risultati del primo semestre 2022, pubblicati il 27 luglio, hanno battuto, per l’ennesima volta, le previsioni degli analisti: i ricavi hanno sfiorato il miliardo di euro, in crescita, a cambi costanti del 46% rispetto ai 622 milioni del primo semestre 2021 e, ancora più importante, del 62% rispetto allo stesso periodo del 2019. Su quest’ultimo raffronto influisce positivamente anche il fatto che nell’aprile 2021 è stata perfezionata l’acquisizione di Stone Island. Ma i dati del periodo gennaio-giugno 2022 restano estremamente positivi: i soli ricavi di Moncler sono saliti a 724,3 milioni (+27% sul 2021, +28% sul 2019), mentre quelli di Stone Island sono arrivati a 194 milioni (+33% sul 2021).

A Milano al via le celebrazioni, che proseguiranno nel mondo

Tornando all’evento di Milano, Ruffini spiega che sarà solo l’inizio delle celebrazioni: «Dureranno in realtà 70 giorni e toccheranno molte città e Paesi, perché già oggi Moncler è un brand globale e vuole continuare a esserlo. Ma, come dicevo prima, il mondo è fatto di tante comunità. Anzi, di microcomunità: riuscire a far sì che le persone sentano un legame con un marchio è un lavoro di costante ascolto e fine tuning».

Non basterebbe un libro (che forse qualcuno scriverà o che magari è già in preparazione) per raccontare i 20 anni della “rivoluzione ruffiniana”. Ma è giusto ricordare il progetto Genius, lanciato nel 2018, che ha trasformato Moncler in una sorta di magico castello della creatività, talmente grande da poter ospitare creativi di ambiti diversi, per far loro disegnare capsule collection alchemiche: profondamente Moncler e altrettanto profondamente lontane dalla Moncler delle origini. «Non vi dico come e forse non lo so neanch’io (ride), ma anche Genius evolverà: ha “solo” quattro anni, però dobbiamo dargli nuova energia», conclude Ruffini.

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