trattative di lusso

Moncler alla svolta Kering? Ruffini smorza: «Parliamo con tutti»

di Monica D'Ascenzo

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(Sam Deitch/BFA.com)


2' di lettura

La storia di Moncler a una nuova svolta? Il mercato sembra crederci. Tanto che il titolo a Piazza affari la capitalizzazione di giovedì sera è arrivata a 10,66 miliardi

Tutto è partito da indiscrezioni dell’ultima settimana, messe nere su bianco mercoledì da Bloomberg: trattative esplorative di Kering per un’acquisizione di Moncler. Verso metà seduta la risposta della società: «Remo Ruffini, nella sua veste di azionista di Moncler, desidera precisare che periodicamente intrattiene contatti e interloquisce con investitori e altri operatori del settore, tra cui il gruppo Kering, su potenziali opportunità strategiche per promuovere ulteriormente lo sviluppo di Moncler, senza che allo stato vi sia alcuna ipotesi concreta allo studio». I confronti, quindi, vengono confermati, ma non sembrano imminenti ipotesi di M&A. Al momento, peraltro, non sembrano esserci advisor al lavoro sul dossier, anche se sui tavoli delle banche d’affari e degli studi legali non sono mancate diverse ipotesi di lavoro.

Certamente un nodo fondamentale in un momento di fermento per il settore del lusso è quello dei multipli, ma restano anche questioni di governance e di strategia industriale da sciogliere. «Remo Ruffini e il suo senior management team hanno guidato il marchio in un modo quasi perfetto, portandolo a livelli senza precedenti. Aggiungere valore acquisendo Moncler non è quindi facile, soprattutto se è stato pagato un premio significativo per conquistare la società» osserva Luca Solca di Bernstein, aggiungendo: «Sicuramente Moncler non ha ancora sviluppato una distribuzione online efficace a livello globale e le competenze e le dimensioni di Kering sarebbero molto utili su questo fronte». Considerato il giudizio del mercato sul management, si potrebbe ipotizzare, a livello di governance, una conferma dei vertici. Anche perché Ruffini ha dichiarato, proprio in un’intervista a Il Sole 24 Ore nella scorsa primavera: «Voglio continuare a far crescere Moncler». Il manager non sembra, quindi, pronto a un passo indietro.

Se l’operazione andasse in porto, poi, scrivono gli analisti di Mediobanca, «all’interno del portafoglio di Kering, Moncler sarebbe il terzo brand per dimensioni con ricavi per 1,6 miliardi e un Ebit da 500 milioni». Certo l’acquisizione non permetterebbe a Kering di ridurre sensibilmente la distanza che la separa da Lvmh (che ha annunciato l’acuisizione di Tiffany), ma permetterebbe al gruppo di beneficiare di una maggiore diversificazione, dal momento che il buon andamento di Gucci ha portato il brand italiano a contare per circa il’80% dell’Ebit di Kering.

Il brand, fondato nel 1952, ha già vissuto diverse vite. La svolta, è partita nel 2003, quando Remo Ruffini entrò con il 51%. Nel 2008 il private equity Carlyle acquisì il 48% per poi cercare di quotarla nel 2011, ma alla Borsa fu preferito un nuovo round di private equity con Eurazeo (45%). Lo sbarco in Borsa avvenne nel 2013, con i titoli che il primo giorno guadagnarono il 50% rispetto al prezzo di collocamento di 10,2 euro. Nel frattempo Carlyle e Eurazeo sono completamente usciti.

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