EDITORIA

Mondadori alla dieta dei periodici. Panorama fa gola agli Angelucci

di Simone Filippetti


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3' di lettura

Mondadori è a un passo dal vendere lo storico settimanale Panorama. Una decisione epocale, che segnerebbe uno spartiacque per la casa editrice: il nuovo proprietario della rivista fondata nel 1962 dal medesimo Arnoldo Mondadori e sempre rimasta in casa sarà con ogni probabilità il «Re delle Cliniche» Antonio Angelucci, già a capo di un piccolo impero di quotidiani.

Ma ora il cocktail micidiale di smartphone, che sottraggono lettori, crisi della pubblicità e calo della carta stampata, ha costretto la casa editrice di proprietà di Silvio Berlusconi a ipotizzare di cedere la sua testata più identitaria, quella di tante battaglie politiche, che un tempo stampava 800mila copie e da sola fatturava come una Pmi.

Nei giorni scorsi, secondo alcune ricostruzioni, il patron Antonio Angelucci è volato a Milano dove avrebbe fatto una doppia tappa: una alla Mondadori e una con il direttore di Libero Vittorio Feltri, con quest’ultimo forse già per immaginare le future strategie. Il cotè politico è un elemento della partita: Angelucci è parlamentare di Forza Italia, stesso partito dove è stato neo-eletto Giorgio Mulè ex direttore proprio di Panorama, e soprattutto il partito fondato da Berlusconi. L’affinità politica gioca a favore di un’operazione sull’asse Milano-Roma (tra i rumors c’è pure quello di un possibile trasloco della redazione da Segrate alla capitale). Nei giorni scorsi risulta che Mondadori avrebbe avuto contatti con Tosinvest, la holding di Angelucci, ma al momento non ci sarebbe nessuna offerta formale. Non ci sono conferme che l’operazione sia già chiusa, come il tam tam del mercato sussurra, ma un accordo sembra molto vicino.

Oggi intanto a Segrate è in agenda un consiglio di amministrazione: sul tavolo non ci sarà il dossier Panorama, ma quello, altrettanto “caldo”, delle riviste Tu Style e Confidenze sulle quali da tempo, e prima che si aprisse il dossier Panorama, è stato messo il cartello «Vendesi» e che potrebbero finire in mano all’editore croato Andelko Aleksic, titolare di una serie di riviste popolari. La parola chiusura, per le testate, dentro al palazzo disegnato da Oscar Niemeyer non la voglio nemmeno sentire. Anzi, a ogni occasione l’ad Ernesto Mauri, il manager che più di altri ha plasmato l’azienda negli ultimi anni, ci tiene ogni volta a sottolineare come la divisione goda di ottima salute e abbia una redditività tornata in positivo. Ma salute o no, la strada che Mondadori, con la Rizzoli Libri (operazione orchestrata da Marina Berlusconi), ha imboccato è chiara al mercato: Mondadori sarà sempre più un editore di libri (è già il primo in Italia e ora vorrebbe anche espandersi all’estero), e sempre meno di riviste.

La possibile cessione della corazzata Panorama, un tempo fiore all’occhiello, è la conferma che il pendolo a Segrate si sta posizionando verso i libri, settore redditizio (pur in un paese con un tasso di lettura bassissimo), ma soprattutto slegato dal mercato pubblicitario che per la carta ha da 10 anni ormai imboccato un trend discendente.

In casa Tosinvest, l’operazione servirebbe a rafforzare il polo dell’editoria e avrebbe una logica industriale di integrazione orizzontale quotidiano-periodici. I newsmagazine sono il prodotto che più ha sofferto la crisi, perché strutturalmente più lenti rispetto alla voracità del mondo in real time di internet: L’Espresso, l’arci-rivale di Panorama, da tempo è venduto in abbinamento la domenica con il quotidiano La Repubblica. Con un portafoglio di 2 testate nazionali e 4 locali nell’Italia Centrale (Corriere dell’Umbria, Siena, Viterbo e Arezzo), Angelucci potrebbe replicare, e in scala più grande, proprio il riuscito esperimento della casa editrice della famiglia De Benedetti. Al «panino» quotidiano più settimanale di area progressista s ne contrapporrebbe uno di area conservatrice.

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