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Mondadori dimezza la quota nel Giornale e vende a Paolo Berlusconi

Mondadori ha ceduto alla Paolo Berlusconi Financing il 50% della propria partecipazione nella società che edita il quotidiano Il Giornale

di Andrea Biondi

(Imagoeconomica)

3' di lettura

Mondadori fa un passo importante verso quello che durante la conference call di mercoledì 17 per i conti 2019, il ceo Ernesto Mauri aveva dichiarato essere un obiettivo: ridurre la quota ne Il Giornale «per non appesantire il conto economico di Mondadori con una partecipazione di minoranza in un'attività che non gestiamo».

Detto e fatto. A meno di 24 ore dalla diffusione del bilancio 2019, che ha segnato il ritorno al dividendo dopo 8 esercizi, Mondadori ha comunicato di aver «ceduto alla Paolo Berlusconi Financing il 50% della propria partecipazione nella società collegata Società europea di edizioni», che edita il quotidiano Il Giornale.

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In seguito a questa operazione, la partecipazione del gruppo di Segrate nel capitale della società editrice scende al 18,445% dal 36,90%. Dal punto di vista della proprietà cambia poco visto che la società che edita il quotidiano milanese diretto da Alessandro Sallusti era comunque controllato da Paolo Berlusconi attraverso la sua holding Pbf con una quota che - prima dell’acquisto delle azioni cedute da Mondadori – era del 57,10 per cento. La compagine azionaria si completa con la Periodica Srl, dell’editore Roberto Amodei e casa editrice di Corriere dello Sport e Tuttosport.

Fra questi due editori c’è un accordo industriale che risale al 2018. Alla Mondadori presieduta da Marina Berlusconi e guidata dall’ad Ernesto Mauri quella partecipazione, invece, da tempo risultava ben poco gradita. In tal senso le esternazioni ufficiali del ceo Mondadori da tempo andavano in una medesima direzione: attività in perdita, non strategica vista anche la partecipazione di minoranza e quindi da valutare per non appesanrire il conto economico. A fine 2018 la perdita della società editrice del quotidiano Il Giornale è stata di 9,6 milioni (dopo i 6,6 del 2017) a fronte di un valore della produzione di 27,5 milioni.

L’operazione annunciata con la vendita di parte delle azioni Mondadori segue dunque la linea strategica tracciata da tempo dal management di Segrate (focus su libri e digital, come hanno dimostrato anche ke cessioni di periodici ritenuti non core, fra cui Panorama) e arriva il giorno dopo la presentazione dei conti che hanno visto il ritorno al dividendo per Mondadori dopo un digiuno lungo 8 anni.

All’assemblea fissata per il 22 aprile in prima convocazione e 20 maggio in seconda, gli azionisti – Fininvest la controlla al 53% – si spartiranno i 15,6 milioni di euro, per una cedola dal valore unitario da 6 centesimi. «Il dividendo non è motivato da esigenze del nostro azionista di maggioranza» ma «dal fatto che siamo tornati in una situazione normale di redditività», ha detto Mauri, nel corso di una conference call con i giornalisti. Nessuna pressione di Fininvest, precisa: «L’azionista non ci ha mai stressato o chiesto il dividendo» .

Con una nota, sul tema si è poi espresso il Cdr della testata diretta da Alessandro Sallusti. «Anche in virtù dei sacrifici che hanno accettato di compiere, i giornalisti del Giornale si aspettano che il nuovo assetto dell'azionariato, con la progressiva diluizione di un socio per nulla interessato al futuro della nostra testata, possa tradursi nell'impostazione di nuove prospettive strategiche la cui mancata attuazione adesso – con il nuovo assetto azionario della Società europea di edizioni – apparirà sempre meno comprensibile».

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