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Mondiali ciclismo, Trentin argento ma era quasi oro

L'azzurro Matteo Trentin conquista la medaglia d'argento ai mondiali di ciclismo su strada, battuto nella volata finale dal danese Mads Pedersen, che vince l'oro iridato. Bronzo allo svizzero Stefan Kung

di Dario Ceccarelli


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Da sinistra, Matteo Trentin, Mads Pedersen e Stefan Kung (Afp)

3' di lettura

Ma che rabbia! Sembrava fatta per Matteo Trentin, 30 anni, capitano degli azzurri, arrivato a 200 metri dal titolo di campione del mondo dopo più di 6 ore e 261 chilometri percorsi sotto la pioggia battente in una giornata di freddo e vento da vecchia Inghilterra prima del riscaldamento climatico. Roba da fachiri nati per soffrire. Tanto che il percorso era stato ridotto con due salite troppo impegnative cancellate prima del via.
Sembrava fatta perchè Trentin, dei tre che si stavano giocando la volata, sembrava il più fresco e il più titolato. E anche perché l'avversario più pericoloso, il grande favorito, l'olandese Van der Poel, si era già staccato qualche chilometro prima come una foglia secca in autunno. Anche lui non ne aveva più. E così per Matteo il traguardo s'avvicinava come il giusto premio per la sua lunga fatica. E poi perché l'azzurro, dei tre sopravvissuti (Trentin, Pedersen e Kung) era anche il più veloce. Quello con il guizzo in più. Almeno sulla carta. E invece arriva un'altra doccia fredda. L'ennesima di questa giornata da lupi.

Mondiali di ciclismo: Trentin argento, vince Pedersen

Mondiali di ciclismo: Trentin argento, vince Pedersen

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Ai 200 metri Trentin scatta per primo con la sicurezza dei predestinati: e invece il danese Mads Pedersen, mai filato da nessuno, prima lo riacciuffa e poi lo lascia indietro con facilità quasi irridente. Stupore. Ma chi è costui? Mai un danese, dal 1927, aveva vinto un campionato del mondo. Eppure questo è il responso di una corsa a sorpresa, gestita (quasi) alla perfezione dalla nazionale italiana, sempre presente nei momenti decisivi. Ma questo è il ciclismo, e soprattutto così è il campionato del mondo: una lotteria dove tutto può succedere anche nell'ultimo metro. Quindi argento amaro per Trentin e bronzo per lo svizzero Stefan Kung che chiude terzo con la faccia di uno che ha visto i fantasmi.

Certo, una medaglia d'argento, dopo un digiuno di 11 anni (oro di Ballan a Varese nel 2008) è sempre un bel risultato. È la prima medaglia da quando Davide Cassani guida la nazionale. Arricchita anche dal quarto posto di Gianni Moscon. Però è anche una medaglia che non riscalda il cuore perchè,come dicono i corridori, il secondo sempre è il primo dei sconfitti.

Mads Pedersen, 24 anni, si guarda attorno ancora incredulo. “Sto sognando ad occhi aperti” dice il danese cercando di capire se proprio lui è il nuovo campione del mondo.

“È stata una corsa quasi disumana”, spiega Trentin dopo l'arrivo cercando quasi di auto consolarsi. “Pedersen? E stato più bravo, nulla da dire. Certo, è dura da mandar giù: ero lì per vincere e non vincere, quando sei a un passo dal successo, ti girano a mille… Lo sport è così. Mi roderò per tutto l'anno, ma devo accettare il risultato. L'Italia è stata fortissima e la vittoria sarebbe stata la ciliegina”.

Delusione, amarezza, anche molta tristezza. Sarà la pioggia, quel cielo grigio dello Yorkshire che sembra già inverno. Anche Davide Cassani fatica a trovare le parole: “ Che posso dire, sono anni che non piangevo… Questi ragazzi sono stati bravissimi, sempre nel vivo della corsa. Gli altri big, i belgi e i francesi, sono saltati via come birilli. Lo stesso Van der Poel, che è un fenomeno, alla fine si è staccato. Ci ho sperato, certo. Fa male, certo. Però guardo il buono: un argento, un quarto posto, una magnifica prestazione di tutti. I rimpianti non portano da nessuna parte”.

Purtroppo qualche rimpianto resta, anche perché l'Italia non vince un mondiale su strada da 11 anni. Inoltre, fino alla volata finale, tutto era filato alla perfezione. In più Matteo Trentin è tutto l'anno che va forte. Sempre in evidenza, sempre tra i protagonisti con 6 successi all'attivo. Sembrava tutto perfetto. Purtroppo questo è stato un mondiale ad esaurimento. E a Trentin gli si sono scaricate le pile a duecento metri dal traguardo della vita.

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