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Mondiali, a Doha domenica Argentina-Francia per una storia del calcio tutta da (ri)scrivere

Domenica al Lusail Stadium di Doha la finale dei Mondiali di calcio

di Dario Ricci

Mondiali, sfuma sogno del Marocco. Ma i tifosi: orgogliosi di voi

2' di lettura

Sazia, satolla, pigra e al tempo stesso ebbra. Sembra così, Doha, dopo la due giorni delle semifinali mondiali. A tarda mattinata, si contano in poche decine i passanti lungo la Corniche che la Fifa ha trasformato come noto nel suo parco-giochi. Pure il muezzin sembra richiamare con voce attenuata i fedeli al rito della preghiera, quasi fosse stato anche lui tra i 50mila (allo stadio, ma altrettanti per le strade e le vie) che si sono svociati nell'incitare il Marocco nell'intenso e sfortunato duello contro i francesi (che se sono campioni in carica, ecco, il motivo ce l'hanno ricordato a tutti proprio nella notte dello stadio Al Bayt).

Serve, questo giorno di pausa (venerdì infatti non si gioca, ma si ricomincia con le conferenze stampa di marocchini e croati, sabato impegnati nella finale per il terzo posto), per tirare il fiato, fare ordine, rimettere emozioni e pensieri e riprendere vigore in vista dell'ultimo strappo, dell'ultima sfida, quella che emetterà il verdetto definitivo, spazzando il campo da ipotesi e possibilità, separando in maniera chiara e inequivocabile il vincitore dal vinto. Del resto la poesia non è “emotions recollected in tranquillity”, cioè emozioni rimeditate e rielaborate in serenità, secondo l'estetica del capostipite del Romanticismo inglese William Wordsworth? A quel tempo Islam e Occidente continuavano (ancora) a scontrarsi sui campi di battaglia, a intersecarsi lungo le rotte commerciali marine e terrestri globali, a dialogare in forme esplicite e segrete, come due facce della stessa medaglia, diversi ma quasi impossibilitati a essere opposti.

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Non stupisce allora che a salire i gradoni circondati da fontane che portano al Museo dell'Arte Islamica di Doha siano soprattutto turisti occidentali, che allungano dal promontorio che lo ospita lo sguardo lungo West Bay, ma al tempo stesso restano (anzi, restiamo, essendomi accodato alla fila in ingresso) incantati e incuriositi nel riscoprire come connessa alla propria memoria archetipa tanta parte del proprio vissuto condiviso. Basti pensare alla visione che da quel promontorio e da questi padiglioni e gallerie si slancia verso la Mesopotamia, Baghdad, l'Iraq, culla di civiltà, certo, ma anche di utopie culturali e architettoniche travolte poi dal regime di Saddam Hussein, e dalle guerre perpetrate e subìte. Pezzi di Storia da rileggere, rivivere, riscrivere.

Come quel capitolo nuovo – della prosaica storia del football – che Argentina e Francia scriveranno comunque vada insieme domenica al Lusail Stadium. D'altra parte nell'Islam, non è proprio attraverso anche l'arte dello scrivere e la calligrafia che il divino si manifesta nella Storia dell'umanità? E non è stata forse una mano di…Dio a regalare all'Argentina il mondiale messicano 1986? Stavolta altre mani potrebbero allungarsi su quella Coppa. E se fossero quelle del capitano della Francia, il portiere del Tottenham Llorris, sarebbero le prime nella storia del calcio a sollevare per due volte (visto che era capitano anche a Russia 2018) quella Coppa verso il cielo. Una storia nuova ancora tutta da scrivere, appunto, lungo il sottile orizzonte che divide il cielo dal mare qui a Doha.


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