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Mondiali in Qatar, Michel Platini fermato con l’accusa di corruzione


Qatar 2022, Platini fermato per corruzione

4' di lettura

Michel Platini nei guai per corruzione: l’ex campione della Juventus ed ex presidente dell’Uefa, è stato fermato per essere interrogato presso gli uffici della polizia giudiziaria di Nanterre in relazione all’inchiesta su «presunti atti di corruzione attiva e passiva» nelle procedure di assegnazione dei Mondiali del 2022 al Qatar. Sono coinvolti nella vicenda anche Sophie Dion e Claude Gueant, ex consiglieri di Sarkozy quando questi era presidente di Francia (l’ultimo dei due segretario generale dell’Eliseo).

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Platini è sottoposto tecnicamente a un fermo di polizia per essere interrogato. Il fermo prevede una custodia al massimo di 24 ore (raddoppiabili in caso di reati di particolare gravità).

Nell’indagine della procura francese era stato già precedentemente interrogato l’ex presidente della Fifa Sepp Blatter, per l’assegnazione dei mondiali 2018 alla Russia e del 2022 al Qatar. Blatter, che era il presidente della Fifa al momento del voto per l’assegnazione dei mondiali, avvenuto nel 2010, ha accusato Platini di essersi ritirato da un “accordo tra gentiluomini” per assegnare il torneo 2022 agli Stati Uniti. L’allora presidente dell’Uefa avrebbe cambiato idea dopo una riunione avvenuta nel mese di novembre, ospitata dall’allora presidente Nicolas Sarkozy all’Eliseo, con il principe ereditario del Qatar, ora emiro, Tamin bin Hamad al-Thani. Platini ha a lungo insistito sul fatto che l’incontro non avrebbe influenzato il suo voto per il Qatar meno di due settimane dopo. «Sarkozy non mi ha mai chiesto di votare per il Qatar, ma sapevo quale sarebbe stata la scelta giusta da fare», aveva detto all’Ap nel 2015. Ma Blatter ha accusato Platini di aver “tradito” il patto per tutelare gli interessi francesi. Platini confermò successivamente di aver votato a favore del Qatar.

Sia Platini che Blatter sono stati defenestrati dalle loro posizioni di potere ai vertici del calcio nel 2015. Platini è stato bandito dalla Fifa per illecito finanziario in relazione a un pagamento di 2 milioni di dollari autorizzato da Blatter, mentre i metodi del Qatar per portare la Coppa del Mondo in Medio Oriente per la prima volta sono stati oggetto di indagini da parte della Fifa, ma, finora, non si sono mai riscontrate «prove di attività illecite» riguardo all’offerta dell’emirato.

L’inchiesta di France Football
L’incontro dell’Eliseo è stato al centro di un’inchiesta di France Football, il prestigioso settimanale sportivo francese, datata gennaio 2013 nel quale si scriveva che l’assegnazione del torneo iridato al piccolo, ma potente, Stato del Golfo era stata influenzata da «atti di collusione e corruzione». Un'assegnazione contestata fin da subito per la scelta di giocare in Qatar nella stagione estiva (tanto da spingere la Fifa a spostare il torneo tra novembre e dicembre) o per le scarse tutele degli operai coinvolti nella costruzione degli stadi, che hanno causato diversi morti nei cantieri.

Il “Qatargate”, secondo la ricostruzione di France Football, non aveva come protagonisti solo Platini e Sarkozy: avrebbe coinvolto un gran numero di alti dirigenti del calcio mondiale, africani e asiatici, ma anche sudamericani ed europei, che si sarebbero fatti letteralmente “comprare” dagli emiri qatarioti con piccoli e grandi favori, sponsorizzazioni di eventi, partite amichevoli con compensi gonfiati e, riferivano fonti vicine alla neonata commissione etica della Fifa, forse anche tangenti versate direttamente sui loro conti bancari.
Tra gli esempi citati, il congresso della Confederazione africana di calcio del 2010, organizzato in Angola a gennaio: il Qatar sponsorizzò il meeting con circa 1,25 milioni di euro, ottenendo in cambio un accesso esclusivo ai delegati delle federazioni africane (quattro dei quali sedevano nel comitato esecutivo Fifa) per la promozione della candidatura a ospitare i Mondiali, mentre i rappresentanti degli altri Paesi in lizza poterono essere presenti solo come “osservatori”. Oppure un’amichevole tra Brasile e Argentina, giocata il 17 novembre 2010 a Doha, per la quale ciascuna delle due federazioni ricevettero l’esorbitante compenso di 7 milioni di dollari.

Ma “Le Roi” venne tirato in ballo anche per un altro incontro, questa volta con l'allora presidente della Confederazione asiatica Mohamed Bin Hammam, radiato a vita nel 2012 per corruzione. Platini confermò il pranzo svoltosi il 2 dicembre 2010 a Zurigo, smentendo però decisamente che si fosse parlato dell’assegnazione dei Mondiali 2022. Pure il Sunday Times si occupò della vicenda, rivelando - tra l'altro - che sempre Bin Hammam aveva mediato col presidente della Federcalcio thailandese, Worawi Makudi, una maxi fornitura di gas a prezzi scontati fra la Qatargas e la Ptt, la compagnia energetica della Thailandia, in cambio dell’appoggio alla candidatura ad ospitare il torneo.
«Perché - si difese allora Platini - avrei aggiustato le cose in favore del Qatar? Io ho votato Qatar per rispondere alle antiche domande del mondo arabo. Il Golfo è un bel posto per giocare la Coppa del mondo, che favorirà lo sviluppo del calcio. Negli Stati Uniti siamo già andati, in Corea pure, in Giappone anche. È un nuovo approccio. Questo è l'unico motivo».

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