il bilancio dell’evento

Mondiali di rugby, una vittoria per due

Il Sudafrica è stato capace di aggiudicarsi i Mondiali tre volte su sette partecipazioni (a causa dell’apartheid fu infatti esclusa dalle prime due edizioni, quelle del 1987 e del 1991). Eppure dispone di un budget nettamente inferiore all’Inghilterra e alle altre potenze europee

di Giacomo Bagnasco


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(AP)

3' di lettura

È stata, non per la prima volta, la Coppa del Mondo decisa dal dominio in mischia e nei contatti fisici, dalla capacità di difendere. Anche dall’umiltà, nel senso che conta giocare al meglio basandosi sui propri punti di forza. Dati questi elementi, ha finito per vincere “logicamente” il Sudafrica. Una squadra che aveva toccato il fondo solo tre anni fa, quando venne battuta anche dall’Italia, e che ora si ritrova in cima al mondo ovale. La finale contro l’Inghilterra, favorita dopo avere infierito sugli All Blacks neozelandesi sette giorni prima, è il coronamento di un percorso ripreso sotto un nuovo ct, Rassie Erasmus. Inglesi ridotti all'impotenza più o meno con le stesse armi che loro stessi avevano usato con successo in semifinale. Dominio sudafricano quasi ininterrotto e, per “abbellire” il risultato portandolo sul 32-12, due mete nel finale.
Il carattere dei sudafricani è emerso ancora una volta. Una Nazionale che è stata capace di aggiudicarsi i Mondiali tre volte su sette partecipazioni (a causa dell'apartheid fu infatti esclusa dalle prime due edizioni, quelle del 1987 e del 1991). E che - non a caso - in questa competizione ha sempre vinto le finali: tre su tre per portarsi a casa la Coppa, due su due per il poco consolatorio terzo posto.

Un budget contenuto

Sul piano finanziario non c'è confronto tra il rugby inglese e quello sudafricano. Oltremanica opera la federazione più ricca del mondo, con un budget annuale che, tradotto in euro, arriva a 225 milioni, oltre il triplo della cifra messa nero su bianco dalla Union con sede a Città del Capo. Che oltretutto aveva chiuso in perdita i bilanci 2016 e 2017. Anche a livello di competizioni di club i campionati più solidi economicamente si disputano nell’emisfero Nord, precisamente in Francia e in Inghilterra. Non a caso un quarto dei giocatori neo-campioni del mondo è tesserato per società dei due Paesi europei.
E solo nel rugby del Vecchio continente punta a investire Cvc, il fondo di private equity lussemburghese che si è già aggiudicato il 27% delle quote della società che gestisce la Premiership inglese ed è pronto a operazioni simili per il Sei Nazioni e il Pro14.

Giappone promosso in campo e fuori
In fondo però anche il Giappone, nazione ospitante, ha vinto il “suo” Mondiale. Perché sul campo ha raggiunto per la prima volta i quarti di finale battendo sia l'Irlanda sia la Scozia nella fase a gironi, prima di essere soggetto a una lenta ma efficace demolizione da parte del Sudafrica, e perché dal punto di vista economico-organizzativo è stato all'altezza delle previsioni.
Secondo un primissimo bilancio di World Rugby - la federazione internazionale - l’impatto economico della manifestazione per il Paese del Sol Levante è stato di 3,6 miliardi di euro, grazie anche alle cifre spese da oltre 400mila appassionati arrivati dall'estero. La quota di biglietti venduti ha raggiunto il 99,3% del totale a disposizione (anche se poi sono stati rimborsati coloro che avevano acquistato i tagliandi per le tre partite della fase a gironi annullate a causa del tifone Hagibis, vale a dire Italia-Nuova Zelanda, Inghilterra-Francia e Canada-Namibia).
Il Nissan Stadium di Yokohama, che aveva ospitato anche la finale dei Mondiali di calcio del 2002, ha battuto il proprio record assoluto di spettatori in occasione della finale di sabato scorso: sugli spalti c'erano 70.103 persone. Un record, questa volta di audience televisiva in un solo Paese per una partita di rugby, è stato stabilito domenica 13 ottobre, quando 54,8 milioni di giapponesi si sono fermati davanti al video per assistere alla vittoria della squadra di casa sulla Scozia. Mentre sul fronte internet il numero di video visualizzati in tutto il mondo ha fatto registrare un altro primato arrivando alla quota - decisamente non indifferente - di 1,7 miliardi.


ALBO D’ORO DELLA RUGBY WORLD CUP
1987: 1. Nuova Zelanda; 2. Francia; 3. Galles; 4. Australia
1991: 1. Australia; 2. Inghilterra; 3. Nuova Zelanda; 4. Scozia
1995: 1. Sudafrica; 2. Nuova Zelanda; 3. Francia; 4. Inghilterra
1999: 1. Australia; 2. Francia; 3. Sudafrica; 4. Nuova Zelanda
2003: 1. Inghilterra; 2. Australia; 3. Nuova Zelanda; 4. Francia
2007: 1. Sudafrica; 2. Inghilterra; 3. Argentina; 4. Francia
2011: 1. Nuova Zelanda; 2. Francia; 3. Australia; 4. Galles
2015: 1. Nuova Zelanda; 2. Australia; 3. Sudafrica; 4. Argentina
2019: 1. Sudafrica; 2. Inghilterra; 3. Nuova Zelanda; 4. Galles

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