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Mondiali su strada: l’oro al francese Alaphilippe. Per l’Italia solo un guizzo di Nibali

Oltralpe da 23 anni si attendeva questo successo, ultimo iridato era stato nel 1997 Laurent Brochard a San Sebastiano

di Dario Ceccarelli

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(ANSA)

Oltralpe da 23 anni si attendeva questo successo, ultimo iridato era stato nel 1997 Laurent Brochard a San Sebastiano


3' di lettura

Suona la Marsigliese al Mondiale dei professionisti su strada a Imola. Ma non è una sorpresa: il francese Julian Alaphilippe, il nuovo campione del mondo, che precede di una quindicina di secondi il belga Van Aert e lo svizzero Hirschi, era uno dei grandi favoriti della vigilia come quasi tutti i big che sono stati protagonisti al recente Tour de France. Per la Francia è un giorno importante: era infatti da 23 anni che aspettava questo successo (l’ultimo iridato era stato nel 1997 Laurent Brochard a San Sebastiano).

Vittoria per il più forte e il più scaltro

Tutto secondo i piani. Ha vinto il più forte e il più scaltro. Alaphilippe, 28 anni, primo alla Milano-Sanremo 2019 e secondo quest’anno, è scattato sull’ultima salita di Gallisterna a circa 12 km di dal traguardo. Un attacco perentorio che gli ha permesso di staccare un qualificatissimo gruppetto (Van Aert, Roglic, Hirsci, Fugsland, Schachmann, Kwiatkowsi) che però non è mai riuscito a trovare un accordo per riagganciare il francese arrivato da solo senza mai rallentare la sua azione. Un bel successo, dedicato al padre scomparso da poco, che premia un corridore molto popolare in Francia. Estroverso, sempre protagonista al Tour (vincitore a Nizza e maglia gialla per qualche tappa), Alaphilippe, forte cacciatore di classiche, ha piazzato la sua stoccata nel momento decisivo approfittando dell’indecisione dei rivali preoccupati di non portare al traguardo il più veloce Van Aert, già secondo nella cronometro vinta da Filippo Ganna. Per il belga Van Aert un altro buon risultato, quindi, ma non quanto forse lui sperava. Due medaglie d’argento ai mondiali , non fanno comunque una d’oro. Da ricordare anche la fuga del neo vincitore del Tour, lo sloveno Pogacar, scattato quando mancavano 50 chilometri. Una fuga azzardata poi neutralizzata dal ritorno dei belgi.

Nibali: per la salita finale non avevo abbastanza potenza

Per gli italiani, come si temeva, un’altra giornata opaca. Il primo degli azzurri è stato Damiano Caruso, decimo come al Tour, dopo una corsa tutta in salita. “I belgi e francesi” spiega Caruso «hanno imposto una media altissima, nel finale sapevo di non poter incidere». Anche per Vincenzo Nibali una giornata sbiadita. «Ci ho provato prima dell’attacco di Alaphilippe sulla salita di Mazzolano, con altri favoriti, ma mi sono reso subito conto che non c’erano le condizioni per riuscire a fare il vuoto. Sono arrivato a Imola sapendo di non essere al top, oggi stavo meglio, ma per la salita finale non avevo abbastanza potenza. Sapevo che non era una salita adatta a me. Mi spiace, spero di far meglio al prossimo Giro d’Italia».

Dall’Italia una grande prova organizzativa

Insomma, una giornata da dimenticare per la nazionale di Davide Cassani, cittì azzurro dal 2014 senza mai un oro al suo attivo. È dal 2008 (Ballan a Varese) che l’Italia non vince un mondiale su strada. Un bilancio negativo dovuto anche al declino del nostro ciclismo professionistico, abbandonato dagli sponsor e senza più grandi squadre, che costringe i nostri migliori corridori a cercare fortuna all’estero in ruoli secondari o come Caruso di luogotenente di lusso. Con Nibali al tramonto e Fabio Aru uscito di scena, ai mondiali su strada rimaniamo spettatori. Purtroppo, ormai, è diventata una abitudine. Bene invece il bilancio dei mondiali dal punto di vista organizzativo, senza dimenticare l’oro di Ganna alla cronometro e il bronzo della Longo Borghini nella prova in linea femminile. Dopo il forfait della Svizzera per la minaccia del Covid, sembrava tutto perduto. Invece l’Italia, in una ventina di giorni, è riuscita ad allestire a Imola un mondiale perfettamente riuscito anche dal punto di vista della sicurezza.

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