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Mondo travolto dal NarCovid: soldi e sangue dal narcotraffico in piena pandemia

Il podcast “Narcovid - Fiumi di soldi per i signori della droga ai tempi della pandemia” su Apple Podcast racconta il narcotraffico mondiale uscito dall’inferno del Covid. Prima puntata sull’Olanda

di Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi

5' di lettura

Cosa hanno in comune un primo ministro sotto scorta da mesi in Olanda, due cadaveri ancora fumanti lasciati nel bel mezzo di una strada messicana e un pugno di contadini uccisi senza pietà in Colombia? Una sola cosa: il narcotraffico.

Mai come in periodo di pandemia sanitaria e dopo un periodo di iniziale sbandamento, la fabbricazione e il consumo di droga, dall’una e dall’altra parte del mondo, sono apparsi così floridi. Al punto da alimentare lotte intestine per il predominio dei mercati e delle rotte e da mettere sotto scacco interi Stati.

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“Narcovid - Fiumi di soldi per i signori della droga ai tempi della pandemia”, dal 12 gennaio disponibile sul podcast “Fiume di denaro” ascoltabile su Apple Podcast, racconta con una lunga serie di puntate il narcotraffico mondiale uscito dall’inferno della pandemia: numeri, Paesi e storie. Soprattutto protagonisti. Vecchi e nuovi. La prima puntata è dedicata all’Olanda, per poi proseguire con Italia, Messico, Colombia, Paesi del Sud America e asiatici.

- Ascolta la serie su Apple Podcast

https://podcasts.apple.com/us/podcast/narcovid/id1603412566Tutte le analisi delle Agenzie internazionali, dei principali centri di ricerca al mondo, delle istituzioni statali e di quelle che rappresentano le forze di polizia, dicono che la strada intrapresa è sempre più pericolosa. Leggete l’incipit di un rapporto pubblicato nell’autunno 2021 da Onu ed Europol: «Il consumo di cocaina in Europa non può che crescere». Più o meno negli stessi mesi il Dipartimento di Stato americano riferiva che «ci sono prove che i cartelli della droga messicani stanno consolidando il loro coinvolgimento nella produzione e nel traffico di fentanil, utilizzando metodi di produzione alternativi che coinvolgono sostanze chimiche pre-precursori». E ci fermiamo qui per carità di Patria.

Le cifre

Nel mondo i consumatori sono in aumento. Nel 2017 – ultimo dato ufficiale dell’Agenzia antidroga delle Nazioni Unite – erano 271 milioni, in una fascia di età tra 15 e 64 anni. Dieci anni prima, tanto per fare un confronto, erano 200 milioni. Di cannabis fanno uso 188 milioni di consumatori, di oppiacei e oppiodi 53 milioni, di amfetamine 29, di ecstasy 21 e di cocaina 18. Il totale è superiore a 271 milioni perché un soggetto può assumere più droghe. E, ahinoi, questo accade spesso.

La cocaina è la seconda droga più comune in Europa e le stime più recenti indicano circa 4,4 milioni di consumatori annui, in continua crescita.

Global financial integrity – un centro studi di Washington sulla criminalità – stima che il traffico mondiale di droga valga tra i 426 e i 652 miliardi di dollari. Tradotto in euro, vuol dire tra i 381 e i 592 miliardi. Il valore della cocaina si aggira ogni anno tra 94 e 143 miliardi di dollari, quello degli oppiacei e oppiodi lo tallona, oscillando tra una forbice di 75 miliardi e 132 miliardi di dollari. Al primo posto rimane il mercato della cannabis, valutato tra 182 e 287 miliardi di dollari.

I Paesi Bassi

La prima puntata del podcast “Narcovid - Fiumi di soldi per i signori della droga ai tempi della pandemia” partirà da Amsterdam, capitale dell’Olanda, un Paese da sempre dipinto come civile e tranquillo. Nulla di più falso. Sull’onda del processo Marengo, che vede alla sbarra Ridouan Taghi, classe ’77, nato a Vianen nei pressi di Utrecht, figlio di immigrati marocchini, i Paesi Bassi non conoscono più pace.

Taghi è considerato da investigatori e inquirenti olandesi ai vertici della filiera del narcotraffico europeo – oltre che della cosiddetta “mocro-maffia”, la criminalità di origine nordafricana – e si è fatto un nome grazie ai metodi estremamente violenti. Taghi è stato a lungo un fantasma e – prima della sua cattura nel 2019 a Dubai – il governo aveva messo sulla sua testa una taglia di 100mila euro, la più grande mai offerta dalle autorità olandesi per informazioni su un presunto malvivente. Già, perché Taghi era incensurato e il suo nome compare per la prima volta solo il 23 marzo 2018.

Sotto scorta

Da fine settembre 2021 il primo ministro olandese Mark Rutte, minacciato della mocro-maffia, è stato messo sotto protezione dalla polizia. I servizi di sicurezza reali e diplomatici hanno schierato le guardie per proteggerlo. Addio, dunque, alle passeggiate in bicicletta lungo le strade dell’Aia alle quali Rutte ricorreva per raggiungere le riunioni del governo.

Il pericolo non è da sottovalutare: dal 2013 al 2019, sono state 189 in Olanda le vittime di omicidi su commissione. Per uccidere una persona, basta l’equivalente di qualche centinaio di dosi: un’esecuzione costa infatti circa 50mila euro e nelle zone problematiche di Amsterdam si fa la fila per essere assoldati dalle gang.

La mocro-maffia nasce negli anni ’90 con decine di clan che trafficano cocaina e droghe sintetiche. L’opinione pubblica e la politica olandese – che da secoli sono un laboratorio unico nel panorama europeo di rigore applicato al liberismo – hanno vissuto e lasciato vivere questi gruppuscoli di sbandati, nordafricani di seconda o terza generazione, quasi mai integrati con i connazionali, il cui motto è «wie praat, die gaat», «chi parla, muore».

Partendo dal contrabbando di hashish dal Marocco verso l’Europa, dopo un apprendistato pressoché indisturbato da parte delle autorità, questi gruppuscoli sono diventati uno dei più potenti cartelli di traffico di cocaina dagli anni 2010. Esperti e studiosi si spingono a stimare che controllino circa un terzo delle tonnellate di polvere bianca in giro per l’Europa.

Pieter Tops, dell’Università di Leiden, la più antica in Olanda, stima che il Paese, nel 2017, abbia prodotto un miliardo di pillole e che gli introiti solo dal commercio di droghe sintetiche ammontino ad almeno 18,9 miliardi di euro all’anno.

Non c’è da sorprendersi se Raffaele Imperiale – anch’egli a Dubai, in attesa di estradizione e considerato da investigatori e inquirenti uno dei più grandi broker della droga - ha iniziato la sua carriera proprio partendo da Amsterdam 25 anni fa. Di lui il podcast “Narcovid” parlerà nella seconda puntata.

Una scia di sangue

L’Olanda vive sotto minaccia in una catena senza fine di morti e violenze. Il 18 settembre 2019 è stato freddato a colpi di pistola nei pressi di Amsterdam, appena fuori dalla sua abitazione e in pieno giorno, un avvocato 44enne, Derk Wiersum, legale del testimone Nabil B., considerato il testimone principale contro Taghi. «Quel giorno è diventato di nuovo chiaro quanto la criminalità organizzata metta a repentaglio la società», ha detto il re Willem Alexander al Parlamento olandese, in occasione dell’apertura dell’anno parlamentare il 15 settembre 2020.

Il ministro della Giustizia, Ferdinand Grapperhaus, dopo l’assassinio dell’avvocato, ha annunciato la nascita di una speciale unità antidroga, sulla falsariga della Drug enforcement americana (Dea).

Peter De Vries, 64 anni, giornalista investigativo, il 6 luglio 2021, intorno alle 19.30 è stato investito da una raffica di colpi alla testa in una via di Amsterdam. È morto il 15 luglio, senza essersi mai ripreso. Oggi anche il figlio è nel mirino delle gang di origine nordafricana, così come altri giornalisti che continuano ad indagare su questo lato oscuro dei Paesi Bassi.

Gli altri due avvocati del pentito Nabil B. – Onno de Jong e Peter Schouten – sono nel mirino della criminalità e la loro vita è a rischio, ha rivelato il media olandese Nos, sulla base di informazioni dell’intelligence. «Ovviamente sapevo che c’era questo tipo di pericolo quando ho deciso di difendere Nabil B. – ha dichiarato Schouten – ma è assurdo che un avvocato debba correre questi rischi».

Già. L’Olanda e gli olandesi per troppo tempo hanno considerato la criminalità organizzata altro da sé mentre invece, come in ogni parte del mondo, vive proprio grazie al terreno seminato da chi ci vive da sempre.


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