grandi cantine

Mondo del vino cresce dell’8,5% grazie a strategia multicanale ed e-commerce

La partnership con i viticoltori e la cura delle tenute che fanno capo al Gruppo hanno portato il giro d’affari a oltre 120 milioni

di Giorgio dell'Orefice

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La partnership con i viticoltori e la cura delle tenute che fanno capo al Gruppo hanno portato il giro d’affari a oltre 120 milioni


3' di lettura

In principio erano un italiano, un tedesco e un inglese. Sembra l’incipit di una barzelletta ma in realtà è quello di una storia di successo. Fu infatti dall’iniziativa del romagnolo Alfeo Martini e dei due importatori, Christoph Mack (Germania) e Roger Gabb (Regno Unito) che il 4 aprile di trent’anni fa fu fondata Mondo del vino, azienda il cui giro d’affari in tre decenni è passato da zero a oltre 100 milioni proiettandola stabilmente tra le prime venti cantine italiane e tra le prime dieci private. Un’escalation che non si è fermata neanche nell’anno del Covid-19. Anzi Mondo del vino ha chiuso il 2020 con un giro d’affari a quota 120,5 milioni (realizzato per il 90% all’estero) con una crescita rispetto al 2019 dell’8,5%.

«Se a marzo scorso ci avessero chiesto di firmare per un -20% lo avremmo fatto senza battere ciglio - spiega il responsabile marketing di Mondo del vino, Enrico Gobino –. E invece il 2020 alla fine ci ha consegnato un inaspettato risultato positivo frutto delle scelte e degli investimenti effettuati negli anni sulla multicanalità e sull’integrazione verticale a monte».

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La strategia distributiva multicanale prevede una buona presenza nella ristorazione e nelle enoteche (più penalizzate dal Coronavirus), ma anche sugli scaffali della grande distribuzione, un rapporto consolidato con i retailer specializzati come i monopoli del Canada e dei paesi del Nord Europa («che non hanno mai smesso di comprare vino compensando le perdite del canale horeca») e come le piattaforme dell’e-commerce «sulle quali abbiamo puntato già anni fa – aggiunge Gobino – senza alcun tentennamento e senza bisogno di dover attendere la pandemia».

Le cantine strategiche

A Mondo del vino sono convinti che il vero e proprio salto di qualità del 2020 sia legato in buona parte alla strategia di integrazione a monte messa in campo in questi anni nelle quattro aziende che fanno capo al gruppo: Barone Montalto in Sicilia, Poderi Dal Nespoli in Romagna, Cuvage (casa spumantistica specializzata nelle bollicine metodo classico piemontesi, sia Alta Langa che Asti) e infine Ricossa, cantina dell’alto Monferrato focalizzata sui vini classici piemontesi con in prima fila Barbera. Queste tenute, che nel 2015 coprivano circa il 15% del giro d’affari di Mondo del vino, oggi sono giunte a una quota del 20% nonostante in termini di volumi continuino a produrre solo il 15% dei 55 milioni di bottiglie del gruppo.

Il rapporto con i viticoltori

«È evidente – spiega Gobino – che esprimono una marginalità maggiore rispetto agli altri ambiti dell’azienda e da loro è venuto un fondamentale contributo a trainare in positivo il fatturato di questo difficile 2020».E il segreto della marginalità delle tenute è tutto nell’innovativo rapporto con i viticoltori. «Un rapporto fiduciario – aggiunge Gobino– che va molto oltre la compravendita delle uve. Non un mero conferimento ma la condivisione di un progetto. I nostri tecnici seguono con i viticoltori la gestione del vigneto perché la qualità del prodotto parte in campo. I viticoltori non sono soci in senso patrimoniale ma partner che supportano la gestione di una filiera funzionale al mercato. L’intuizione di Alfeo Martini è stata questa: «partire dal mercato e da cosa richiede il consumatore e ricercarlo anziché dal prodotto. E i numeri dimostrano che questa strada ha funzionato».

Con questo sistema che prevede contratti solo annuali e rinnovati ogni dodici mesi il numero dei partner non è mai calato ma sempre cresciuto e oggi Mondo del vino gestisce complessivamente 5mila ettari di vigneti in Italia pur avendone appena 180 di proprietà (in Romagna) e con una remunerazione delle uve che è in media del 20-25% superiore rispetto alle quotazioni.

«Condividere un progetto e valorizzare l’intera filiera sono i nostri obiettivi – conclude Gobino – che abbiamo realizzato in Piemonte. Quando sbarcammo nel Monferrato circa 15 anni fa, fu evidente che la varietà Barbera stava vivendo un momento di difficoltà. Dopo esserci confrontati con i produttori abbiamo sostenuto il progetto di modifica del disciplinare di produzione che nel 2014 ha portato all’inserimento della varietà di Barbera passito. Un vino da sempre presente nella tradizione ma non nelle regole, prodotto dal parziale appassimento delle uve sia in vigneto che in cantina e che in questi anni ha conosciuto un buon successo di mercato tanto che le uve per il Barbera passito sono quotate circa il 50% in più di quelle convenzionali».

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