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Usa, la Corte Suprema dice «sì» alle nozze gay in tutti gli Stati. Obama: una vittoria

NEW YORK - Con una decisione che riflette i grandi cambiamenti culturali e sociali in corso nel Paese, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha sancito uno storico successo del movimento per i diritti civili degli omosessuali: ha affermato che la Costituzione, con le sue clausole di eguaglianza davanti alla legge, protegge il matrimonio gay sull'intero territorio nazionale.

«È una vittoria per l'America», ha subito fatto sapere il presidente Barack Obama nel sottolineare il significato della sentenza. Non solo, il presidente ha chiamato al telefono con la voce rotta dall'emozione uno degli attivisti che avevano sollevato il caso davanti all'alta Corte: «Volevo congratularmi, la tua leadership ha cambiato il Paese» ha detto Obama nella telefonata catturata da Cnn a Jim Obergefell.

È stata una sentenza combattuta, come spesso le decisioni d'avanguardia della Corte, che rappresenta il barometro civile oltre che giudiziario del Paese. Ma non per questo una scelta meno chiara. Cinque voti a favore, con il conservatore moderato Anthony Kennedy che si è unito ai quattro magistrati liberal, e quattro contrari. Di Kennedy, oltre al voto decisivo, anche l'apppassionato documento sottoscritto dalla maggioranza che illustra le motivazioni della Corte. «Nessuna unione è più profonda del matrimonio. Perchè incarna i più alti ideali di amore, fedeltà, devozione, sacrificio e famiglia - ha scritto -. Nel creare una simile unione, due persone diventano qualcosa di più grande di ciò che erano prima».

Ancora, più esplicitamente a difesa delle coppie gay che hanno sfidato i divieti introdotti da alcuni stati al matrimonio omosessuale: «Sarebbe un gesto di incomprensione verso questi uomini e queste donne dire che mancano di rispetto all'idea del matrimonio. La rispettano così profondamente che cercano di metterla in pratica. La loro speranza è di non essere condannati a vivere in solitudine, esclusi da una delle più antiche istituzioni della nostra civiltà. Chiedono di avere la stessa dignità davanti alla legge. La Costituzione garantisce questo diritto».

Per gli ultra-conservatori nella Corte, ieri rafforzati dal presidente John Roberts, la sconfitta sul matrimonio gay è stata la seconda in due giorni. Ieri una maggioranza aiutata anche dal voto di Roberts aveva confermato la legalità della riforma sanitaria Obamacare, in particolare dei sussidi alle polizze di assistenza per i redditi più bassi. Il leader intellettuale dei conservatori, Antonin Scalia, ha mal digerito lo smacco: ieri si era scagliato contro la decisione sulla sanità con veemenza, indicando che d'ora in avanti la riforma avrebbe dovuto essere chiamata Scotuscare (Scotus sta per Supreme Court of the United States). Esprimendosi oggi contro Kennedy, ha rincarato: “L'opinione della maggioranza è scritta in uno stile presuntuoso, il suo contenuto è egoistico e le sue apparentemente profonde affermazioni sono spesso profondamente incoerenti”. Roberts, in un dissenso più misurato, ha dichiarato che la Costituzione “non ha nulla a che fare” con il diritto al matrimonio gay.

Oggi, davanti a una Corte Suprema che aveva evitato finora di prendere posizione sulla questione, il numero di stati che consentono il matrimonio gay è ormai cresciuto a 36 su 50, in rappresentanza del 70% delle popolazione americana. Adesso i magistrati hanno però deciso di compiere un passo avanti e rispondere a quattro stati che invece avevano messo al bando i matrimoni gay - Kentucky, Michigan, Tennessee e Ohio (lo stato di Obergefell) - denunciati da coppie omosessuali.

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