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Russia, Putin ordina la distruzione di 100 tonnellate di cibo sotto…

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MOSSA SHOCK

Russia, Putin ordina la distruzione di 100 tonnellate di cibo sotto embargo. I cittadini protestano

Oltre 100 tonnellate di frutta, verdura, formaggi distrutti dalle ruspe per volere di Putin. Sono tutti prodotti alimentari europei o americani sotto embargo, finora venivano rimandati indietro una volta arrivati alla frontiera, ma da oggi in poi un decreto del presidente Vladimir Putin ne ordina la distruzione sul posto.

Fra i prodotti distrutti ci sono 73 tonnellate di pesche e mandarini, quasi due di pomodori. Nei giorni scorsi a Samara sono state distrutte 114 tonnellate di carne, a dimostrazione della determinazione delle autorità russe.
Da molte parti però si levano critiche alla decisione del governo: politici e associazioni chiedono che il cibo venga distribuito ai più poveri e almeno in 300 mila hanno firmato una petizione contro il decreto.

Coldiretti: dall’embargo russo danni per 240 milioni
Proprio in questi giorni scatta il primo anniversario dell’entrata in vigore dell’embargo sui prodotti alimentare d’importazione deciso dal leader russo il 6 agosto del 2014 in reazione alle sanzioni dell'Unione europea. Secondo uno studio della Coldiretti, l’embargo è costato all'Italia circa 240 milioni di euro in un anno solo di mancato export nei prodotti agroalimentari Made in Italy direttamente colpiti, ma le perdite sono nettamente maggiori se si considerano gli effetti indiretti che riguardano altri prodotti e altri settori.

«L'embargo è già stato prorogato fino al 5 agosto del prossimo anno e - sottolinea la Coldiretti - riguarda il blocco a una lista nera di prodotti come carne di manzo, carne suina e avicola, frutta e verdura, latte e formaggi dai Paesi dell'Ue, dagli Usa, ma anche da Australia, Canada e Norvegia». I prodotti italiani più colpiti sono stati la frutta fresca, i lattiero-caseari e i formaggi e la carne e ai suoi derivati ma tra questi a soffrire sono molti specialità alimentari come il Parmigiano reggiano e il Grana Padano che - stima la Coldiretti - contano in media perdite dirette per le mancate esportazioni di 15 milioni di euro nell'arco dell'anno.

Boom di falsi prodotti made in Italy
«L'impossibilità di esportare sul mercato russo ha peraltro provocato per molti prodotti alimentari - avverte - una situazione di eccesso di offerta sul mercato europeo con ricadute negative sui prezzi riconosciuti agli agricoltori. È il caso del latte che viene oggi pagato agli allevatori italiani il 20% in meno rispetto allo scorso anno e dell'ortofrutta sulla quale si sono innescate pericolose speculazioni». «Il danno maggiore che rischia di durare negli anni - prosegue la Coldiretti - è determinato però dal fatto che lo stop alle importazioni di frutta, verdura, salumi e formaggi dall'Italia ha provocato in Russia un vero boom nella produzione locale di prodotti Made in Italy taroccati, dai salumi ai formaggi, con la produzione casearia russa di formaggio che nei primi quattro mesi del 2015 ha registrato infatti un sorprendente aumento del 30% e riguarda anche imitazioni di mozzarella, robiola o parmesan». Ma i falsi scovati dalla Coldiretti arrivano anche da molti Paesi che non sono stati colpiti dall'embargo come la Svizzera, la Bielorussia, l'Argentina o il Brasile.

La Ue proroga gli aiuti al settore
La Commissione europea intanto ha prorogato fino a giugno 2016 le misure di sicurezza per il settore ortofrutticolo europeo lo scorso anno in risposta al divieto russo di importazione di frutta e verdura dell'Unione europea, che si erano formalmente concluse il 30 giugno 2015. Lo ha annunciato il commissario per l'agricoltura Phil Hogan, con una decisione che fa seguito al provvedimento della Russia del mese scorso che estende il suo embargo alle importazioni di ulteriori 12 mesi.
«Le azioni significative adottate finora dall'Unione europea hanno dimostrato la solidarietà con gli agricoltori più colpiti dal blocco russo - ha commentato Hogan -. Tali azioni hanno giocato un ruolo importante nel mitigare gli effetti del divieto. Ora, con la proroga dell'embargo, è necessario continuare a fornire una rete di sicurezza, al fine di dare tranquillità ai produttori che continuano a incontrare difficoltà a causa del blocco».

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