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Questo articolo è stato pubblicato il 23 agosto 2015 alle ore 08:12.

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LONDRA

L’Union Jack oggi tornerà a sventolare a Teheran. Quattro anni fa la bandiera del Regno Unito era stata bruciata dai manifestanti che avevano preso d’assalto e poi saccheggiato l’ambasciata britannica per protestare contro l’imposizione di sanzioni contro l’Iran da parte del Governo di Londra.

Oggi i due Paesi voltano platealmente pagina. Philip Hammond, primo ministro degli Esteri britannico a visitare l’Iran da dodici anni, riaprirà ufficialmente l’ambasciata di Teheran. In contemporanea, come ulteriore segnale concreto di riavvicinamento, riaprirà l’ambasciata iraniana a Londra.

La ripresa dei pieni rapporti diplomatici tra Londra e Teheran fa seguito all’accordo sul nucleare raggiunto il mese scorso tra l’Iran e Gran Bretagna, Stati Uniti, Russia, Cina, Germania e Francia, e rappresenta un altro passo verso la riapertura della Repubblica Islamica verso i Paesi occidentali.

Mentre negli Usa il Congresso sta dibattendo se approvare l’intesa nucleare o meno, nelle ultime settimane diversi ministri europei si sono affrettati a visitare l’Iran in vista della cancellazione delle sanzioni internazionali.

Hammond segue le orme del vice-cancelliere tedesco Sigmar Gabriel, del ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, del suo omologo italiano Paolo Gentiloni e di Federica Mogherini, responsabile della politica estera dell’Unione europea.

Anche Hammond, come i ministri che lo hanno preceduto nelle ultime settimane, è arrivato con una folta delegazione commerciale che comprende il vicepresidente di Royal Dutch Shell e altre imprese nel settore dell’energia, delle telecomunicazioni e dei trasporti oltre a rappresentanti della British Bankers’ Association e della Cbi, la Confindustria britannica.

Londra vuole fugare i timori, espressi da più parti, di essere rimasta indietro rispetto ai partner europei nella corsa all’Iran. Governi e imprese vogliono cogliere le grandi opportunità presentate dalla riapertura di un Paese di 80 milioni di abitanti, ricco di petrolio e con un’economia diversificata che va dall’acciaio alle automobili al cemento. Tutti vogliono stringere accordi per trovarsi in pole position quando le sanzioni saranno revocate.

La storia dei rapporti tra Gran Bretagna e Iran è stata particolarmente tormentata negli ultimi decenni. Dopo i nove anni di gelo seguiti alla Rivoluzione islamica del 1979, i rapporti diplomatici erano ripresi nel 1988 per poi interrompersi l’anno successivo a causa della fatwa imposta sullo scrittore britannico Salman Rushdie da parte dell’ayatollah Khomeini.

L’escalation del programma nucleare iraniano aveva riacceso le tensioni tra i due Paesi e Teheran aveva accusato Londra di interferire nella politica interna iraniana. L’imposizione di sanzioni da parte della Gran Bretagna aveva portato al saccheggio e poi alla chiusura dell’ambasciata nel 2011. L’elezione a presidente di Hassan Rouhani ha poi segnato l’inizio del disgelo, continuato gradualmente fino alla riapertura della sede diplomatica oggi. Era previsto che a Teheran andasse un sottosegretario a riaprire i palazzi dell’ambasciata ora restaurati, ma all’ultimo minuto Hammond ha deciso di andare di persona. La corsa all’Iran è importante, e Londra non vuole essere lasciata indietro.

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