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ANALISI

L'occupazione femminile nell’Unione europea cresce nonostante la crisi

Donne lavoratrici che resistono nonostante la crisi economica. Sottopagate e sottostimate rispetto ai colleghi uomini, pensioni più basse, lavori part time, eppure nonostante tutto questo il tasso di occupazione femminile nell'ultimo decennio è cresciuto. E le donne scelgono sempre meno la vita casalinga. La percentuale degli uomini occupati rimane più elevata, 70.1% dai dati Eurostat del 2014 , ma si registra per loro un leggero calo rispetto al 2004 (70.3%). Più presenti all'interno del mercato del lavoro Ue le donne sono passate dal 55.5% al 59.6%. Questi i dati che emergono da un'analisi del Parlamento Ue sulle tendenze nell'occupazione femminile nell'ultimo decennio dai risultati di recenti ricerche .

Un incremento che può essere spiegato grazie ai cambiamenti e agli sviluppi derivati dalle riforme istituzionali su lungo termine, ma anche dal fatto che le donne tendono a lavorare in settori particolari ed accettano di adattarsi a lavori flessibili, part-time e teleworking. A lavorare part-time nel 2014 era circa un terzo delle donne tra i quindici e i sessantaquattro anni (32.2%), contro il solo 8.8% della forza lavoro maschile.
I settori più colpiti dalla crisi, come noto, manifatturieri e delle costruzioni hanno tradizionalmente visto una presenza femminile marginale, mentre le donne sono maggiormente presenti nel settore dei servizi che risulta meno toccato dalla crisi. Questo comporta, in paesi che hanno sofferto particolarmente per la crisi economica, come la Spagna, una riduzione nel gap retributivo tra uomini e donne.

Sono le donne più avanti con l'età tra i quarantacinque e i sessantacinque anni ad aver visto i progressi più significativi nelle politiche del lavoro, ma anche le più giovani tra i venticinque e i quarantacinque hanno fatto esperienza dei cambiamenti positivi degli ultimi anni nell'occupazione femminile. Al contempo però, è aumentata la disoccupazione delle giovani donne con meno di venticinque anni d'età. Sempre più ragazze si iscrivono all'università e questo ritarda l'ingresso in una carriera lavorativa. Le studentesse tendono a combinare meno formazione e lavoro. Inoltre, secondo i dati, è cresciuta anche la probabilità per le giovani donne di prendersi cura dei bambini tra il periodo di formazione e l'inizio di un lavoro. A differenza dei colleghi uomini, le carriere lavorative delle donne sono caratterizzate da periodi di assenza dal lavoro per prendersi cura dei figli o altri membri della famiglia, un maggiore utilizzo delle condizioni di lavoro flessibile come il part-time, il teleworking e il prepensionamento. Così come emerge dai dati raccolti dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) che sottolinea però anche la persistenza di un gap di genere nella retribuzione e una più bassa partecipazione nelle attività imprenditoriali.

Secondo i dati del 2012 il ,31% dei lavoratori indipendenti è costituito da donne, ma solo il 10% lavora come indipendente, il gap di genere si registra anche nell'imprenditorialità. La maggior parte delle donne tende ancora a non considerare l'attività imprenditoriale come una valida carriera lavorativa. A differenza degli uomini, diventano imprenditrici per necessità dovute alla difficoltà di trovare lavoro, per migliorare il bilancio familiare, così che finiscono per iniziare attività imprenditoriali in settori meno innovativi.

Le donne più qualificate hanno in generale un livello di occupazione più elevato, ma sono anche quelle che vanno più incontro a una differenza di trattamento salariale rispetto ai colleghi uomini. Il numero delle laureate, tra i trenta e i trentaquattro anni è cresciuto, mentre è calato del 33.6% quello dei colleghi maschi, come riportato da una recente ricerca di Neujobs e da dati Eurostat . I settori lavorativi “rosa” sono in particolare le professioni sanitarie, l'istruzione e la pubblica amministrazione, che sono in genere valutati e retribuiti meno rispetto a lavori caratterizzati da una maggiore presenza maschile. Le donne, secondo un'analisi della Commissione Ue, sono ancora sottorappresentate nei posti decisionali, soprattutto nel mondo degli affari e nella politica.

Tra le principali sfide Ue: l'armonizzazione dei sistemi pensionistici che tengano in considerazione le caratteristiche delle carriere delle donne lavoratrici e migliori condizioni di lavoro flessibile per conciliare lavoro e famiglia. Allo stesso tempo si deve lavorare sul riconoscimento delle qualifiche delle donne, un trattamento equo del lavoro domestico e delle lavoratrici immigrate. Quest'ultime incontrano barriere burocratiche o linguistiche, svolgono lavori domestici , spesso in nero, precari e non documentati.
Nonostante i progressi degli ultimi anni, la potenziale forza lavoro delle donne è ancora lontana dall'essere utilizzata appieno e in maniera ottimale, si afferma nel report dell'Europarlamento .

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