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Grecia, il braccio di ferro con la troika “costa” la recessione…

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REVISIONE DELLE Previsioni europee

Grecia, il braccio di ferro con la troika “costa” la recessione fino al 2016

La Grecia è un Paese sull’ottovolante. O se preferite il Paese dell’Eurozona nelle peggiori condizioni nelle previsioni economiche della Commissione europea di autunno. Sia quest'anno che l'anno prossimo, resterà in recessione: -1,4% nel 2015 e -1,3% nel 2016 mentre nel 2017 il Pil aumenterà dell'1,7 per cento. Una brusca frenata se comparata con le previsioni di primavera fatte il 5 maggio scorso che stimavano una crescita dello 0,5% nel 2015 e addirittura del 2,9% nel 2016, cifre che si sono trasformate dopo il braccio di ferro estivo con la troika in un segno negativo, per una una frenata complessiva di 1,8 punti percentuali nel 2015 e 4,2 punti percentuali per il 2016, pari a meno 7,47 miliardi di euro di crescita, posto che oggi il Pil è pari a 178 miliardi complessivi, avendo perso il 25% dall’inizio della crisi.

Naturalmente si tratta di una forte revisione della previsione di primavera perché nessuno a Bruxelles si aspettava la messa in campo dei controlli bancari e un negoziato così difficile tra creditori e governo Syriza fino a sconfinare nella possibilità di Grexit, l’uscita dalla zona euro di Atene.

Non solo. Nelle stime europee il debito greco in rapporto al Pil è balzato a 194,8 % quest’anno, per aumentare a 199,7 % nel 2016 e poi calare leggermente a 195,6% nel 2017, una crescita che evidentemente non conosce ostacoli e che rende sempre più evidente la necessità di un intervento per ridurne la mole, sia attraverso un haircut o con un prolungamento dei termini di restituzione o della riduzione degli interessi.

Molto preoccupanti i dati sulla disoccupazione, che restano a livelli da record europei: 25,7% nel 2015, leggero aumento al 25,8% nel 2016 e un calo al 24,4% nel 2017. Più gestibili le cifre relative al deficit di bilancio: -4,6% quest’anno, -3,6% nel 2016 e -2,2% nel 2017.

Quanto all’inflazione, questa resta a livelli preoccupanti: -1,0% nel 2015, 1,0% nel 2016 e 0,9% nel 2017. Una situazione complessa, perché essere in recessione con una inflazione negativa è un vero e proprio incubo.

Non a caso il presidente della Bce, Mario Draghi, oggi, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico all’Università Cattolica di Milano, ha ricordato che, al picco della crisi ellenica, l'Ela, il canale di emergenza per fornire liquidità «divenne il solo canale tramite cui le banche elleniche poterono continuare ad operare. La scorsa estate - ha detto - arrivammo a prestare alle banche greche fino a 127 miliardi di euro, pari al 71% in rapporto al Pil del Paese, più di quanto sia mai successo in qualsiasi altra situazione dal varo dell'euro».

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