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Dijsselbloem: «Dall’Italia troppe richieste di…

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PARLA IL PRESIDENTE DELL’EUROGRUPPO

Dijsselbloem: «Dall’Italia troppe richieste di flessibilità sui conti»

L'AJA – Dal 1° gennaio, Jeroen Dijsselbloem, il 49enne ministro delle Finanze olandese, non sarà più solo presidente dell'Eurogruppo, ma anche presidente dell'Ecofin. L'Olanda assumerà infatti la guida dell'Unione per sei mesi. In questa intervista a un gruppo di giornali europei, tra cui Il Sole/24 Ore, illustra la sua posizione sui grandi temi d'attualità: la Finanziaria italiana; la presa in conto delle spese di sicurezza e di difesa nel Patto di Stabilità; il futuro dell'unione bancaria, dopo la presentazione di un progetto di garanzia unica dei depositi. Sul fronte dell'emergenza rifugiati, anche l'Olanda ormai, come da tempo l'Italia, chiede urgentemente una politica comune dell'immigrazione. A rischio è la libera circolazione.

A proposito dell'Italia, il presidente dell'Eurogruppo ha spiegato: “Il paese suscita alcune preoccupazioni. Prima di tutto l'elevato debito pubblico. L'Italia sta adottando molte riforme strutturali. L'attuale governo è ambizioso su questo fronte, ma al tempo stesso sta chiedendo molta flessibilità di bilancio (…) Flessibilità per investimenti, flessibilità per i rifugiati, flessibilità per le riforme, che si aggiungono l'una all'altra: credo che l'Italia sia l'unico paese che sta chiedendo tutte le forme possibili di flessibilità (…) La mia opinione è che la flessibilità dovrebbe essere usata come una eccezione, non come una regola. Per ragioni di credibilità”.

Sul futuro dell'unione bancaria, Dijsselbloem è dell'avviso che la Germania ha ragione nel chiedere una riduzione dei rischi bancari a livello nazionale prima di accettare una condivisione dei rischi, anche per quanto riguarda i depositi bancari. “Dobbiamo usare – spiega nell'intervista il ministro olandese - il periodo di transizione dell'unione bancaria, otto anni in tutto, per ridurre i rischi nei bilanci bancari (…) La lista è lunga: valutare il rischio delle obbligazioni pubbliche nei bilanci; definire un livello di leva finanziaria in Europa; immaginare un meccanismo di ristrutturazione del debito sovrano; armonizzare le legislazioni nazionali sui fallimenti, o sui crediti d'imposta”.

Quanto al futuro dello Spazio Schengen, il presidente dell'Eurogruppo ha espresso preoccupazione, notando di temere la chiusura delle frontiere nazionali in mancanza di un atteggiamento solidale da parte dei paesi membri sia nella ricollocazione dei rifugiati che nel controllo dei confini. “Abbiamo in Europa un modello sociale molto forte. Per difenderlo dobbiamo proteggere le nostre frontiere esterne. Se non lo facciamo, subiremo l'arrivo di migliaia di persone alla ricerca degli stessi benefici di cui godiamo ora. Il rischio è di far esplodere il sistema. Stiamo affrontando una sfida enorme (…) Dobbiamo quindi iniziare a parlare della protezione dei confini esterni. Se non è possibile a 28, se non è possibile a livello di Schengen, forse dobbiamo farlo a livello di mini-Schengen. Altrimenti i paesi reintrodurranno i confini. E io questo non lo voglio. Avrebbe un grosso impatto sul modo in cui lavoriamo insieme da un punto di vista economico e politico.

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