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Dossier Clima, Obama: obiettivo di due gradi non è folle ottimismo

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Dossier | N. 18 articoliIl mondo contro il climate change

Clima, Obama: obiettivo di due gradi non è folle ottimismo

«Abbiamo raggiunto molti risultati qui e ho grandi speranze che ne raggiungeremo molti di più nelle prossime due settimane. Abbiamo fatto passi significativi nel nostro Paese: abbiamo aumentato la produzione di energia pulita e lavorato per ridurre le emissioni. Più di 180 Paesi hanno seguito il nostro esempio nell'annunciare i propri obiettivi». Lo dice il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in conferenza stampa a Parigi, dove è in corso la cruciale Conferenza sul clima (COP21). «Gli obiettivi sul taglio delle emissioni devono essere trasparenti. L'obiettivo di limitare a due gradi l'aumento della temperatura globale non è folle ottimismo». Poco prima, Obama aveva detto che «il cambiamento climatico è una sfida economica e di sicurezza che deve essere affrontata ora».

Obama ha assicurato che gli Usa «rispetteranno i propri impegni», oggi ha difeso le ragioni dei paradisi del Pacifico, le piccole isole-stato minacciate dal global warming: senza azioni ambiziose nella lotta al cambiamenti climatici - dice Obama - c'è il rischio di creare nuovi “rifugiati”. Oggi il presidente, che ha definito se stesso nato alle Hawaii un «ragazzo delle isole», ha incontrato a Parigi a margine della Cop21 i leader di Barbados, Papua Nuova Guinea, Marshall, St. Lucia, Kiribauti. Queste piccole isole-stato, anche se non sono le più popolose e le più influenti politicamente ed economicamente, hanno però popolazioni «tra le più esposte e vulnerabili ai danni dei cambiamenti climatici» e che potrebbero essere costrette a dover abbandonare la loro terra, ha messo in guardia Obama.

Da qui l'appello globale lanciato dal presidente Usa agli altri Paesi in occasione della Conferenza Onu sul clima di Parigi per finanziamenti appositi destinati ai bisogni specifici di queste comunità per adattarsi ai cambiamenti climatici.

«Nonostante tutto il messaggio principale è: troveremo una soluzione» per il cambiamento climatico, perché «ancora prima che l'intesa sia firmata abbiamo già target abbastanza ambiziosi di ridurre le emissioni». Così Obama all’Ocse a Parigi ricorda che «ancora qualche anno fa nessuno ci avrebbe scommesso» di arrivare alla Cop21 già con queste premesse. Il problema, però, ha aggiunto, «sarà solo il ritmo» nel fermare i cambiamenti climatici e «i danni che faremo» prima di allora.

Oggi è il primo giorno in cui i negoziatori tecnici delle diverse «parti» discutono gli elementi di un futuro accordo, sotto l'autorità dei due copresidenti, l'algerino Ahmed Djoghlaf e lo statunitense Daniel Reifsnyder. Questa fase negoziale durerà tutta la settimana, mentre il summit ospiterà in parallelo, in maniera comunque ridotta rispetto al programma varato prima degli attentati a Parigi, conferenze, seminari ufficiali, ma anche mostre ed eventi sempre in relazione con le tematiche del climate change. Ad esempio a Le Bourget aprono le porte i lavori di «Générations climat», un'iniziativa di dibattiti e eventi aperta anche al pubblico.

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