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È morto Paul Kantner, co-fondatore dei Jefferson Airplane: era…

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musica

È morto Paul Kantner, co-fondatore dei Jefferson Airplane: era un’icona di Woodstock

Sull'iconica fotografia della copertina di «Surrealistic Pillow», il loro album più celebre, era quello seduto al centro, subito sotto la divina Grace Slick di cui era stato il compagno. Se n'è andato ieri all'età di 74 anni, per le conseguenze di una lunga cardiopatia Paul Kantner, chitarrista, cantante e membro fondatore dei Jefferson Airplane, band di riferimento della scena psichedelica della San Francisco anni Sessanta, l'unico ad aver militato in tutte le formazioni del gruppo e del successivo spin off Jefferson Starship.
Se la Slick era voce e volto, se il guitar hero Jorma Kaukonen era la mente, se il suo amico di vecchia data Marty Balin era il cuore e il bassista Jack Casady la spina dorsale della band, Kantner ne era l'anima: magari qualcosa di non visibile (al centro della scena), senza cui il corpo tuttavia cadrebbe al suolo privo di vita. Qualcosa in cui devi necessariamente credere. Così almeno insegnano i gesuiti, presso i quali da ragazzo studiò, negli anni della sua formazione musicale.

L'apprendistato folk e l'incontro con Balin
Nella prima metà dei Sixties la Bay Area era fuoco sotto la cenere: in superficie il folk politicizzato e il sound della British Invasion, in profondità una nuova consapevolezza, «illuminata» dalle droghe psichedeliche. È in questo contesto che Kantner cresce, incrociando spesso il palco con protagonisti prossimi venturi del rock della West Coast, come Jerry Garcia, futuro fondatore dei Grateful Dead, o David Crosby, prossimo a entrare nei Byrds. L'incontro con Balin, dalle parti del Saint Jose College da lui frequentato, scompagina le carte: i due lavorano a un nuovo progetto di musica, a uso e consumo dei giovani che entrano ed escono dalle porte della percezione. Cambiano più di un nome, ma alla fine scelgono Jefferson Airplane, in omaggio alla marca di fiammiferi che si utilizza per dare fuoco agli spinelli. Kantner è decisivo nella genesi del progetto. Per dirne una: sarà lui a reclutare Kaukonen, uno che in parecchi si sarebbero contesi come chitarrista.

La gloria di Woodstock
Il debutto è del 1966, «Jefferson Airplane Takes Off» con «Let me in» momento di gloria per Paul, ma la notorietà arriva con il successivo «Surrealistic Pillow», quando la Slick, novella Alice nel Paese delle Meraviglie dell'Lsd, si prenderà la scena inseguendo il «White Rabbit». Non c'è hippie a Haight Ashbury che non abbia nei Jefferson un punto di riferimento. Con questo peso sulle spalle nel 1968 si esibiscono sul tetto di un palazzo di New York mentre un certo Jean Luc Godard riprende tutto (un anno più tardi i Beatles reinterpreteranno l'idea). Nell'agosto del 1969 salgono sul palco di Woodstock e infiammano il pubblico al grido di «Somebody to love», poi ad Altamont aprono la sciagurata serata gratuita dei Rolling Stones, quella in cui il servizio d'ordine fu affidato agli Hell's Angels. Kantner rimediò un cazzotto, ma gli andò di lusso, considerando che ci sarebbe scappato addirittura il morto.

L'amore con Grace, le droghe e il pacifismo
La relazione con la Slick dura qualche anno: i due vengono definiti dalla rivista «Rolling Stone» la versione psichedelica di John e Yoko. Lei partorirà una bimba, la futura vj di Mtv China Wing Kantner, lui saluterà l'evento componendo il brano messianico «A child is coming». Kantner è stato l'animatore di tutte le fasi di attività dei Jefferson Airplane e dei Jefferson Starship e tutte le volte che gli altri sodali hanno provato a portare in giro i due brand senza che lui fosse della partita, si è difeso in tribunale e ha avuto la meglio. Nel 1980 ebbe una pericolosissima emorragia celebrale e se la cavò, secondo la leggenda, grazie a un buco nella scatola cranica eredità di un incidente i motocicletta nei primi anni Sessanta. Adepto del verbo di Thimothy Leary, si è a lungo battuto a favore delle droghe e contro la guerra. Con Crosby e Stephen Stills ha composto «Wooden Ships», tra le più importanti canzoni pacifiste di tutti i tempi. Quella che di fronte a ogni conflitto tra gli uomini, solleva un interrogativo inquietante: chi ha vinto veramente?

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