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Garanzie di Stato, Berlino batte Roma 6 a 1

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Garanzie di Stato, Berlino batte Roma 6 a 1

È un'Europa a due velocità quella che emerge dai dati Eurostat sulle garanzie di Stato per gli strumenti finanziari (bond, prestiti) emessi da istituzioni diverse, comprese le banche, anche quelle private, e le loro sofferenze. Velocità che restano assai differenti: secondo le statistiche a fine 2014, la Germania prestava garanzie statali “una tantum” a strumenti finanziari pari al 16,4% del suo prodotto interno lordo, per un valore complessivo di oltre 476 miliardi di euro, mentre alla stessa data l'Italia ne concedeva per l'1,8% del Pil, cioé per 29,1 miliardi dell'epoca. La somma delle garanzie standard spingeva l'Italia al 2,7% del Pil, pari a 43,6 miliardi. Ma la dimensione “pesata” sul prodotto interno lordo vedeva comunque Berlino concedere garanzie pubbliche pari a sei volte quelle di Roma.

Il dato a fine 2014 registrato dall'Ufficio statistico dell'Unione europea è fresco di stampa e distingue tra garanzie, passività potenziali (contingent liabilities) e sofferenze (Non performing loans, Npl) concessi dai Governi centrali o dalle loro appendici regionali: nel caso tedesco, dai Länder. Alla stessa data, le garanzie pubbliche una tantum erogate da Madrid valevano il 12,8% del Pil, cioé 135,4 miliardi, quelle concesse da Vienna salivano al 26,5% del prodotto interno lordo (87,2 miliardi, Londra ne aveva siglate per l'8,8% del prodotto interno lordo britannico (195,5 miliardi), Stoccolma per il 10,2% (43,8 miliardi), Lisbona per il 7,1% (12,3 miliardi), Parigi per il 2,1% (51,4 miliardi), Amsterdam per il 3,6% (23,6 miliardi).

Questi dati della tabella a fianco, espressi in percentuale sul prodotto interno lordo, sono stati forniti a Eurostat dagli Stati membri nel contesto delle nuove regole del “six pack”. La lettura non è immediata: soprattutto, va evitato l'errore di sommare le differenti colonne. Il primo grande paniere, che corrisponde alle tre colonne numeriche di sinistra, è quello delle garanzie di Stato. Comprende avalli una tantum e standard concessi a fronte di strumenti finanziari quali prestiti e bond. Questi valori possono comprendere garanzie su prestiti concessi direttamente dai Governi come anche su operazioni realizzate da altre istituzioni, comprese le banche, tra i quali anche le loro sofferenze. Queste garanzie vengono contabilizzate da Eurostat, ai fini degli accordi europei sulla verifica dei livelli di esposizione dei diversi bilanci pubblici, come passività potenziali, non come debito facciale.

La quarta colonna numerica da sinistra esprime invece le passività relative a società in partnership tra privati e istituzioni pubbliche. Poi c'è un'altra serie di tre colonne che esprimono le passività di istituzioni a controllo pubblico ma fuori dal Governo centrale: in sostanza, di quelle controllate dai governi regionali e territoriali o a controllo indiretto. I valori si riferiscono a passività sia di società non finanziarie, di società finanziarie o di qualsiasi altro soggetto privato ma sotto controllo pubblico: in questo caso sono invece passività reali, non garanzie per loro natura potenziali. Nel caso della Germania, dove le passività delle società finanziarie a controllo pubblico non federale erano pari al 110,5% del Pil (oltre 3.200 miliardi di euro) si può ragionevolmente ritenere che la maggior parte fosse in capo al sistema delle Sparkassen controllate dai Länder, ma anche alla Kreditanstalt für Wiederaufbau (Kfw), la Banca della Ricostruzione che è l'equivalente tedesco di Cassa depositi e prestiti. Nello stesso periodo, a titolo di raffronto, le stesse passività delle società finanziarie a controllo pubblico non statale in Italia valevano il 25,9% del Pil (418 miliardi circa), una dimensione in linea con quelle a bilancio di Cdp.

Mentre i Paesi Ue hanno regole stringenti sulla contabilizzazione del totale delle passività delle società pubbliche, nel caso delle società a controllo pubblico indiretto gli Stati membri possono decidere invece quali strumenti utilizzare per il conteggio, scegliendo tra i bilanci societari o pescando tra gli strumenti di contabilità nazionale, ma includendo comunque tutte le passività potenziali. Alcuni Paesi(Belgio, Estonia, Olanda, Slovacchia and Spagna) indicano le passività sui parametri di Maastricht. L'ultima colonna indica invece le sofferenze sui prestiti concessi dai Governi (ad esempio sulle linee di credito aperte a società pubbliche), sempre in percentuale sul Pil: si riferisce ai pagamenti delle rate su capitale e interessi scaduti da almeno 90 giorni, o 90 giorni dopo esser stati rinegoziati o considerati comunque inesigibili.

Questi dati fotografano la situazione a fine 2014: all'epoca, alcuni Stati avevano già provveduto a ristrutturare (nell'ambito delle regole allora vigenti) il settore creditizio, con importanti iniezioni di liquidità fornita direttamente dall'Erario o, appunto, concedendo garanzie. Il Governo italiano non disponeva di grandi risorse pubbliche da destinare allo scopo, come dimostra sia la dimensione dell'offerta che della richiesta dei Tremonti-Monti bond. Da allora molte cose sono cambiate: nel 2013 le nuove regole sugli aiuti di Stato alle banche, a cui sono seguite quelle previste dall'Unione bancaria, in particolare la direttiva Brrd del 15 maggio 2014 sulla ristrutturazione e la “risoluzione” (anche tramite il bail-in) delle banche in crisi. Oggi, come dimostra la difficile trattativa tra Roma e Bruxelles sulla “bad bank”, gli aiuti di Stato al credito sono strettamente regolati, anche sotto forma di garanzia pubblica.

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