Mondo

Brexit, ecco la bozza d’intesa tra Ue e Gran Bretagna.…

  • Abbonati
  • Accedi
la proposta di accordo

Brexit, ecco la bozza d’intesa tra Ue e Gran Bretagna. Cameron: «Progressi reali»

BRUXELLES - Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha pubblicato stamane qui a Bruxelles l'attesa bozza di accordo con la Gran Bretagna in vista di una revisione dei rapporti tra Londra e Bruxelles. L'intesa, particolarmente complessa da un punto di vista giuridico, verrà discussa ora con gli altri Paesi membri per essere approvata in un vertice europeo a metà mese. Successivamente, sarà oggetto di un referendum popolare nel Regno Unito, dall'esito sempre incertissimo.

Due sono gli aspetti più controversi del pacchetto di proposte pubblicato oggi. Il primo riguarda la libera circolazione delle persone. L'intesa prevede che la Commissione europea presenti un testo legislativo che emenderà l'attuale legislazione comunitaria per permettere a un Paese di bloccare la concessione di benefici sociali a un cittadino di un paese dell'Unione per un massimo di quattro anni. Secondo il testo pubblicato oggi, la Gran Bretagna si trova nella «situazione eccezionale» per applicare il freno di emergenza.
Le modalità di funzionamento di questo meccanismo devono ancora essere oggetto di negoziato. Il secondo aspetto riguarda il ruolo dei Parlamenti nazionali. Secondo la bozza di accordo - che verrà discussa a livello diplomatico il 5 e l'11 febbraio e poi a livello politico il 18 e 19 febbraio - i Parlamenti nazionali di almeno 16 Paesi su 28 potranno chiedere la revisione di una proposta legislativa della Commissione europea entro 12 settimane dalla sua presentazione.

In una lettera inviata a Tusk in novembre, il premier David Cameron aveva illustrato con precisione le sue richieste: la possibilità di chiamarsi fuori dalla clausola dei Trattati che prevede la partecipazione a un'Unione «sempre più stretta»; il formale riconoscimento che il mercato unico è multivalutario; la rivendicazione di un maggiore ruolo dei parlamenti nazionali; la sospensione di quattro anni prima del pieno accesso ai benefici dello stato sociale per un cittadino non inglese.

Per molti versi, la bozza di intesa appare riflettere in pieno le richieste inglesi. Quanto ai rapporti tra i Paesi dell'Unione (9) e i Paesi della zona euro (19), l'accordo prevede che i Paesi fuori dall'unione monetaria potranno chiedere la revisione di un testo legislativo da applicare nella zona euro, nel caso fosse contrario ai loro interessi. Alla domanda specifica se questi paesi avessero potere di veto, un esponente comunitario ha risposto chiaramente che «questo potere non è previsto».

In queste ultime settimane, molti osservatori hanno messo l'accento sui pericoli per la libera circolazione nell'Unione. La misura relativa ai benefici sociali di un cittadino europeo è certamente un passo indietro nel processo di integrazione comunitaria. Tuttavia, più grave in questa ottica appare a prima vista il nuovo potere affidato ai Parlamenti nazionali, anche se il quorum (55%) e la tempistica (12 settimane) rendono l'applicazione della misura assai difficile. A rischio è l'iter decisionale europeo.
Nei fatti, le posizioni espresse dalla Gran Bretagna in questo negoziato sono state fatte proprie da molti paesi membri, alle prese in patria con partiti protestatari che da tempo chiedono limitazioni all'immigrazione e nuove forme di sussidiarietà. L'intesa è stata accolta positivamente dal governo inglese, ma è stata criticata dalla frangia più euroscettica dell'establishment britannico. Qui a Bruxelles si ammette che la trattativa politica e giuridica in vista del vertice di metà mese non è terminata.

© Riproduzione riservata