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Bruxelles frena sulla revisione del bail-in

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Europa

Bruxelles frena sulla revisione del bail-in

  • –Beda Romano

BRUXELLES

A una settimana da un sofferto accordo tra il governo italiano e la Commissione europea, le vicende bancarie italiane continuano a tenere banco. L’esecutivo comunitario ha espresso soddisfazione per la recente intesa, anche se ha sottolineato come molto dipenda dal modo in cui le banche utilizzeranno il nuovo schema. Nel frattempo, una riforma della recente direttiva sui salvataggi bancari, proposta dalla Banca d'Italia, appare difficile da concretizzare, almeno nel breve periodo.

Il meccanismo per gestire le sofferenze bancarie «è molto equilibrato, molto concreto», ha detto ieri la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager. Interpellata sull'efficacia dello schema, ha aggiunto: «Naturalmente è sempre difficile dirlo, perché sono le banche che individualmente adottano lo schema, ma penso che abbia molte qualità e trovo che l'impegno del governo e delle autorità italiane sia molto promettente per avere uno schema molto ben funzionante».

Dopo una ultima tornata di negoziati, il governo e la Commissione hanno trovato martedì scorso una intesa che prevede un meccanismo di cartolarizzazione dei crediti inesigibili garantiti in parte dalla mano pubblica (si veda Il Sole/24 Ore del 27 gennaio). L’accordo non prevede la nascita di una bad bank per tutto il settore bancario, come fu fatto a suo tempo in Irlanda e in Spagna, ma la creazione di speciali veicoli finanziari adossati ai singoli istituti di credito e in cui riversare i crediti inesigibili.

L’accordo ha suscitato reazioni contrastanti. Sul mercato si fa notare che la garanzia pubblica è limitata, rispetto al valore dei titoli di cattiva qualità e che una riduzione dei tempi di recupero del collaterale – come fu fatto in Spagna – aiuterebbe probabilmente a ridurre il divario dei prezzi tra domanda e offerta dei titoli. Oggi i tempi italiani sono di cinque-sei anni, rispetto ai tre anni spagnoli. Ciò detto, secondo gli investitori, il fatto che ci sia uno schema per alleggerire i bilanci bancari è già molto positivo.

Quanto alla proposta del governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco di modificare nel 2018 la direttiva sui salvataggi bancari (nota con l'acronimo inglese BRRD) appena entrata in vigore, la Commissione europea ha preferito avere un atteggiamento diplomatico. Una portavoce dell'esecutivo comunitario ha spiegato: «La Commissione valuterà entro il giugno 2018 la necessità di emendare la BRRD, anche sulla base di un rapporto dell'Autorità bancaria europea».

«L’articolo 128 della direttiva – ha aggiunto la portavoce – specifica la portata e la tempistica della revisione. È troppo presto per anticipare il risultato della revisione e soprattutto trarre conclusioni». Il testo prevede che prima di un salvataggio pubblico azionisti e obbligazionisti debbano pagare di tasca propria. Per ora, l'ipotesi di modificare la direttiva non è in agenda, tanto più che il testo legislativo è appena entrato in vigore, dopo essere stato approvato all'unanimità dai Ventotto.

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