Mondo

La Commissione cerca il compromesso

  • Abbonati
  • Accedi
Le regole sul credito

La Commissione cerca il compromesso

  • –dal nostro corrispondente

BRUXELLES - La trattativa sulla creazione di uno schema unico di garanzia dei depositi bancari è oggetto di un difficile negoziato europeo. Prima di accettare una condivisione dei rischi i Ventotto devono trovare un accordo che riduca le molte differenze nazionali nella gestione delle banche. Tra i nodi, un eventuale tetto sulla quantità di debito pubblico in mano agli istituti di credito, una idea criticata dall'Italia. Ieri qui a Bruxelles il presidente dell'Eurogruppo è sembrato cercare un compromesso.
«La Commissione europea – ha detto Jeroen Dijsselbloem parlando dinanzi al Parlamento europeo – ha proposto un approccio graduale. Stiamo negoziando il modo in cui mettere a punto l'intero progetto. Dobbiamo immaginare uno schema che preveda l'entrata in vigore graduale dei requisiti di capitale, così come l'entrata in vigore graduale del sistema assicurativo». Ha poi aggiunto: «Si tratta di sostanza, ma anche di trovare il giusto equilibrio politico».

La presa di posizione è una mezza risposta alle preoccupazioni italiane, dopo che mercoledì il premier Matteo Renzi ha spiegato che l'ltalia non intende accettare tetti alla quantità di titoli di Stato italiani che gli istituti italiani possono detenere. Roma sostiene che l'investimento delle banche italiane in debito italiano è fonte di stabilità. Il premier ha parlato di “veto” italiano (anche se a dire il vero il progetto di garanzia unica dei depositi prevede l'approvazione a maggioranza qualificata, non all'unanimità).
La Commissione ha presentato in novembre un meccanismo di garanzia dei depositi che si baserà su tre fasi temporali: riassicurazione, co-assicurazione, e piena assicurazione, dal 2024 in poi. La questione è controversa perché prevede la responsabilità in solido dei paesi, e una parziale mutualizzazione dei rischi. Ecco perché molti paesi – non solo la Germania – vogliono associare allo schema di garanzia anche misure che rassicurino sui rischi nei portafogli delle banche.

Nel negoziato si discute quindi di leva finanziaria, di diritto fallimentare, di tetto alla quantità di titoli di Stato nazionali che singole banche possono detenere. Secondo dati dell'Autorità bancaria europea, il debito italiano nei portafogli delle banche italiane è pari al 67% dell'intero portafoglio di debito. La percentuale in Germania o in Francia non è dissimile (68 e 71% rispettivamente), ma è chiaro che ai partner europei la rischiosità dell'elevato debito italiano è fonte di particolare preoccupazione.
Stando alla sua presa di posizione di ieri, Dijsselbloem sembra sostenere l'idea che il sistema debba prevedere gradualità, sia nella mutualizzazione dei rischi sia nella riduzione dei rischi. In un primo tempo, molti paesi della zona euro sembravano prendere in conto la gradualità solo nel caso dell'assunzione dei rischi, mentre sulla riduzione dei rischi volevano raggiungere gli obiettivi d'emblée. Evidentemente, nel negoziato le posizioni delle parti si stanno (lentamente) modificando.

Nella sua audizione, il presidente dell'Eurogruppo ha anche criticato sorprendentemente gli arcani della regolamentazione europea. In particolare, ha preso di mira il deficit strutturale, ossia quel criterio con cui viene calcolato l'andamento del disavanzo al netto del ciclo o di elementi una tantum: «È difficile da prevedere, difficile da calcolare. La gente semplicemente non lo capisce». Il criterio fu a suo tempo un successo ottenuto dai paesi che volevano un dato più aderente alla realtà economica.
Infine, sempre ieri, la Bce ha risposto all'interrogazione dell'eurodeputato italiano Mario Borghezio (Lega Nord). Riferendosi alle nuove regole sul bail-in, la Bce ha detto di seguire «con attenzione gli sviluppi nel settore bancario al fine di individuare e valutare potenziali rischi per la stabilità finanziaria, come pure i possibili effetti sulla fiducia dei depositanti determinati dall'applicazione del nuovo regime di risanamento e di risoluzione nell'Unione europea».

© Riproduzione riservata