Mondo

Emergenza migranti, la Ue apre all’Italia. No di Berlino

  • Abbonati
  • Accedi
dopo le proposte italiane

Emergenza migranti, la Ue apre all’Italia. No di Berlino

Il piano strategico italiano per meglio gestire l’emergenza migranti è stato accolto positivamente dalla Commissione europea e dai ministri degli Esteri riuniti ieri qui in Lussemburgo. Tuttavia, ha provocato dubbi - soprattutto a Berlino - l’idea di finanziare la strategia europea con obbligazioni comunitarie. Agli occhi dell’Italia, invece, l’ultimo drammatico naufragio, che sarebbe avvenuto al largo delle coste egiziane, conferma che la crisi migratoria richiede una iniziativa di ampio respiro.

Da Bruxelles, il portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas ha spiegato in un quotidiano punto-stampa che l’esecutivo comunitario «accoglie con molto favore l’iniziativa italiana». Ha poi aggiunto: «Il presidente Jean-Claude Juncker è molto felice di vedere che l’approccio europeo ai flussi migratori, che propugna da quando è stato eletto presidente della Commissione, trovi un sostegno così forte da parte dell’Italia e del presidente del Consiglio Matteo Renzi».

Il piano italiano è tutto dedicato alla collaborazione tra Paesi di origine e Paesi di destinazione per meglio controllare le frontiere esterne dell’Unione. Il tentativo è di salvaguardare tra le altre cose la tenuta dello Spazio Schengen, finanziando la strategia con «obbligazioni europee comuni». Secondo le ultime statistiche di Frontex, 9.600 migranti sono arrivati in Italia in marzo, oltre il doppio rispetto a febbraio, a conferma che la chiusura della rotta balcanica potrebbe riattivare la rotta da Sud.

Da Lussemburgo, l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza Federica Mogherini ha spiegato: «Il rapporto italiano è stato benvenuto. In parte sostiene un lavoro già in corso, ma è certamente un sostegno politico positivo». Da parte sua, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha precisato che il nuovo naufragio al largo delle coste egiziane, se confermato, sarebbe «un motivo in più per dire che l’Europa non deve alzare muri (…) ma deve moltiplicare i propri sforzi in direzione dell’Africa».

Secondo diplomatici qui a Lussemburgo, nella conversazione tra i Ventotto, il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier si sarebbe limitato ad affermare che «è molto importante esplorare nuove opportunità in vista della protezione delle frontiere esterne». Da Berlino, il portavoce del governo federale, Steffen Seibert, è stato meno accomodante: «Il governo tedesco non vede per ora le basi per l’emissione di debito comune in modo da pagare le spese dei governi nazionali sul fronte migrazione».

La presa di posizione è per certi versi una reazione pavloviana della Germania, appena si accenna all’eventuale emissione di obbligazioni europee, senza modifiche all’assetto istituzionale europeo. Difficile dire oggi se è destinata ad ammorbidirsi. Da Roma, il premier Matteo Renzi ha commentato: «Noi abbiamo proposto gli eurobond (…). Se i tedeschi hanno soluzioni diverse ce le dicano, non siamo affezionati a una soluzione. Ma sia chiaro che il problema lo deve risolvere l’Unione tutta insieme».

Ieri i ministri degli Esteri hanno anche ascoltato in teleconferenza dalla Libia il nuovo premier Fayez al-Sarraj. Quest’ultimo ha chiesto l’aiuto dell’Unione per meglio gestire i flussi migratori, eventualmente anche nelle acque libiche. Lo sguardo corre alla missione Sophia, che pattuglia in acque internazionali al largo del Paese. La signora Mogherini ha notato che in sei mesi l’operazione ha arrestato 68 presunti scafisti, neutralizzato 104 imbarcazioni e salvato 13mila migranti.

Nel comunicato della riunione, i Ventotto si dicono pronti a varie opzioni per aiutare la Libia (oltre ad aiuti per 100 milioni di euro), tra le quali operazioni di sicurezza e difesa comuni (CSDP, secondo l’acronimo inglese) per formare polizia e doganieri. In questo contesto, l’Unione sta discutendo modifiche al mandato di Sophia. C’è chi vuole spostare il teatro operativo verso Est; chi vuole operare nelle acque libiche; chi vuole ampliare la natura dell’operazione, introducendo anche la lotta contro il traffico di armi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione riservata