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Quando i social network fanno bene all’autostima

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l’estate di snapchat e dintorni

Quando i social network fanno bene all’autostima

(Ansa/Ap)
(Ansa/Ap)

Più si è social e più ci sente cool. Una recente ricerca americana firmata da Steven Quartz e Annette Asp dell’Istituto di Tecnologia della California basata sulla risonanza magnetica funzionale (Fmri) ha evidenziato come il cervello umano reagisca davanti a situazioni di interazione sociale. È proprio l’attivismo sui social media a essere uno dei fattori utili ad accrescere la propria autostima sollecitando l’area della corteccia prefrontale (Mpfc), ossia il centro dell’interazione sociale. In sostanza più una situazione è considerata cool e più si attiva la Mpfc.

Ma nell’epoca dei social media basta solo esservi presente o serve rilanciare per avere più appeal? È necessario fare un salto di qualità, ossia diventare un influencer o una “internet personality” in grado di attrarre tanti followers. Se un tempo era l’abito a fare il monaco, ossia bastava indossare un capo alla moda facilmente acquistabile, oggi per essere cool oggi bisogna avere una propria audience, avere un certo seguito sui social network.

Tra quelli in auge “Snapchat” è sicuramente il social del momento in quanto spopola tra i giovani al di sotto di trent’anni, i cosiddetti Millennials Snapchat, ossia l’utenza più in cerca di autoaffermazione, di visibilità e di cogliere le nuove tendenze. È una modalità di comunicazione molto diversa da Facebook e Twitter, mentre è assimilabile a Instagram, adottata sempre fra i più giovani , a cui la accomuna una sintassi basata sulle immagini.

Snapchat, anche se è il più recente in ordine di celebrità, tuttavia è nato nel 2011: in un solo lustro, il gioiellino di Evan Spiegel utilizzato da 150 milioni di persone ha già sorpassato Twitter (fermo a 140 milioni), con numeri da capogiro per i video che superano i 10 miliardi di visualizzazioni al giorno.

Nato inizialmente per essere l’app eletta dai cultori del sexting per via della temporaneità dei suoi messaggi, dalla vita sociale più breve degli altri pubblicati in rete, ora si è affermato per altri motivi: brand, testate, personaggi famosi e non lo utilizzano quotidianamente per condividere momenti di vita e per far circolare informazioni.

Secondo “Bloomberg”, ha le carte in regola per crescere ancora: le sue risorse non dipendono solo dalla fedeltà dei giovani anche dalla solidità del business. Il modello pubblicitario proposto dalla startup con sede a San Francisco ha infatti margini di guadagno enormi: con l’introduzione del programma Discover, le stime di crescita puntano al miliardo di dollari entro il 2017.

Gli introiti deriverebbero dai grandi network televisivi in primis Cnn, Vice e National Geographic, che per pubblicare i loro piccoli video ogni giorno sborsano circa 100 dollari ogni mille click. Un business che si avvale anche dell’opzione premium: se domani una azienda qualsiasi volesse far comparire la propria storia inserita fra quella dei nostri amici, può farlo sborsando in media circa 500mila euro al giorno e fino a 750mila per giornate di maggior peso commerciale. Un business model che nonostante funzioni punta soprattutto alla quotazione in Borsa, come già avvenuto per altri social network, perché anche per loro è più cool stare in Borsa così come per molti utenti stare sui social.

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