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La polmonite di Hillary Clinton irrompe nella corsa alla Casa Bianca

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LA CORSA ALLA CASA BIANCA

La polmonite di Hillary Clinton irrompe nella corsa alla Casa Bianca

NEW YORK - La corsa per la Casa Bianca 2016 ha avuto ieri un altro colpo di scena: Hillary Clinton ha la polmonite. Cosa seria dunque, che potrebbe ribaltare le carte sul tavolo visto che Donald Trump aveva più volte insinuato che Hillary forse nascondeva qualcosa sulle sue condizioni di salute. E non c'è dubbio che oggi il candidato repubblicano attaccherà, chiedendo cartelle cliniche e chiarimenti.

Lo sviluppo non è cosa da poco e c'è già chi in campo democratico chiede una seria verifica interna per avere certezze sulle reali condizioni di salute di Hillary. Anche per evitare di rafforzare Trump o di trovarsi comunque, in caso di un peggioramento, con una diagnosi più grave. Attenzione, per ora di questo non si parla dei referti medici, ma da qui alle elezioni ci sono meno di due mesi e occorre essere pronti a tutto. Cosa succederà se Hillary dovesse peggiorare o dovesse decidere di fare un passo indietro? Si dovrebbe convocare la direzione del partito e i delegati, per considerare il da farsi e una nuova nomina che potrebbe essere, in caso estremo, quella del vice presidente Joe Biden.

Clinton si sente male alla cerimonia dell'11/9

Ma partiamo dall'inizio. Tutto comincia ieri mattina al Memorial Plaza, il monumento ai caduti per l'attacco dell'11 settembre 2001. Quello di ieri doveva essere il solenne, quindicesimo anniversario dell'attacco all'America. In effetti la cerimonia struggente, la lettura dei nomi dei quasi 3000 caduti, procedeva, con Hillary Clinton e Donald Trump fra il pubblico: i due avevano concordato una tregua per rispettare la memoria delle vittime. Ma alla fine la politica, che ieri doveva restare fuori, in quest' anno elettorale pazzesco, ha finito con l'entrare lo stesso. E a gamba tesa: durante la cerimonia, Hillary Clinton ha avuto un malore, si è recata verso il suo furgoncino, ma al momento di entrare un video ha mostrato chiaramente che vacillava. Gli agenti dei servizi segreti l’hanno sorretta ma Hillary sembrava proprio afflosciarsi e i sospetti sulle sue condizioni di salute, le insinuazione di Trump hanno dato improvvisamente corpo a quella che sarebbe diventato l'interrogativo della giornata: quali sono le vere condizioni di salute di Hillary?

La candidata del partito democratico si è poi recata a casa della figlia Chelsea, che abita sulla 26 e Madison nel Flatiron District. È sparita per qualche ora, poi è ricomparsa per strada in ottima forma e sorridente. Sto benissimo, ha detto camminando da sola, faceva solo caldo, insisteva. Poi il suo dottore, Lisa Baradack, nel pomeriggio ha dato la notizia bomba. La crisi della mattinata non era dovuta solo a malore e disidratazione per il caldo afoso, ma alla polmonite.

Come sappiamo la polmonite è una cosa seria, occorre subito identificare l'antibiotico adatto, cosa non automatica, può portare a febbre molto alta e a stati confusionali. La convalescenza può durare anche due o tre settimane e il 26 settembre c'è già il primo dibattito presidenziale. Trump, sornione, non ha fatto dichiarazioni, ma la faccenda potrebbe essere più complicata di una semplice influenza che costringe a stare a letto per qualche giorno. Fonti vicine a Trump sono già partite all'attacco, anticipano che i problemi di salute di Hillary potrebbero essere più seri e permanenti anche perché nel 2012 l'ex First Lady era caduta, aveva subito una commozione cerebrale che le ha lasciato un embolo, da lì le paure e la incertezze sulle sue reali condizioni di salute.

Si disse anche che era caduta perché aveva bevuto troppo, cosa che non fu mai confermata. Ce la farà? Possibile che il vicepresidente Joe Biden torni a scaldarsi i muscoli per sostituirla? Questi oggi sono e saranno i temi caldi in America.

Ma torniamo a ieri, al quindicesimo anniversario dell'attacco del 9/11. Ci sono state altre celebrazioni un po' dappertutto. Nella notte è partito il doppio fascio di luce nel ricordo di ciascuna delle due Torri Gemelle. Al Pentagono ha parlato Barack Obama. Ha ricordato le vittime. Poi un riferimento storico politico con doppio significato, uno esterno ed uno interno.

Sul piano esterno Obama ha detto che gruppi come Al Qaeda e Isis «...non potranno mai sconfiggere una nazione grande e forte come l'America... Per questo cercano di terrorizzarci, nella speranza che, per la paura, si finisca con l'attaccarci gli uni con gli altri o si cambi la nostra natura o il nostro modo di vivere». Poi il riferimento interno, politico, chiaramente destinato a Trump: «Oggi, dobbiamo riaffermare il nostro carattere come Nazione - un popolo che si è formato attingendo da ogni angolo del mondo, da ogni religione, da ogni colore da ogni background culturale. Un popolo legato da un credo centrale: siamo in molti ma siamo un'unità». Obama ha spiegato che le diversità sono una forza non una debolezza: «Quella era l'America che fu attaccata l'11 settembre e questa è l'America che deve restare fedele ai suoi valori secolari».

11/9, Obama: non cediamo a chi vorrebbe dividerci

Un messaggio politico importante, contro Trump che fa del razzismo, della divisione e dell'intolleranza un suo cavallo di battaglia. Se vogliamo, pur essendo sempre un messaggio indiretto, si è trattato anche di un intervento contro la regola di non fare politica in quella giornata di lutto. Ma poi come abbiamo visto la malattia di Hillary ha dominato, i giochi si sono riaperti. Le cerimonie dell'11 settembre sono finite e oggi si riparte sul terreno dello scontro diretto fra i due su un territorio inesplorato e incerto, quello delle cartelle cliniche di Hillary (68 anni) e Trump (70 anni).

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