Mondo

“Silence”: è italiano il vero protagonista del film

  • Abbonati
  • Accedi
pianeta giappone

“Silence”: è italiano il vero protagonista del film

TOKYO – La localita 'e' a una ventina di chilometri dal centro di Tokyo. All'interno del vasto complesso del Seminario Salesiano costruito negli anni '50 dove prima sorgeva una fabbrica di attrezzature militari, c'e' una stele funeraria decisamente originale, in quanto nella parte superiore e' scolpito un cappello da prete. Sono incisi gli ideogrammi con il nome Nyushen Joshin Shinji, denominazione postuma di Okamoto Sanuemon: nomi giapponesi del gesuita siciliano Giuseppe Chiara.

Nel film “Silence” di Martin Scorsese - e nell'omonimo romanzo di Shusaku Endo da cui e' tratto - il protagonista e' il gesuita portoghese Sebastiao Rodrigues, interpretato da Andrew Garfield. Ma la vicenda storica riguarda proprio l'italiano Chiara, venuto nel 1643 in Giappone alla ricerca del padre apostata Cristovao Ferreira. Dalla sua complessa vicenda Endo trasse ispirazione per il romanzo, che quando fu pubblicato, mezzo secolo fa, sconcerto' il mondo cattolico giapponese, tanto che oggi alcuni anziani cattolici non intendono andare a vedere il film - come all'epoca furono sconsigliati dal leggere il libro, con i suoi tremendi interrogativi sul “silenzio di Dio” e sulla difficolta' del messaggio cristiano ad attecchire nella forma mentis giapponese refrattaria al concetto di trascendenza. Quel romanzo divenne poi una mezza ossessione per Scorsese, che tra varie vicissitudini ha impiegato 25 anni per portare a termine il progetto del film sulla persecuzione del cristianesimo in Giappone.

Il gesuita italiano. La stele funeraria di Giuseppe Chiara sta oggi di fianco al centro culturale e museo dedicati al venerabile salesiano Vincenzo Cimatti, il “Don Bosco” del Giappone. “La ritrovo' il salesiano padre Tassinari nel periodo dell'ultima guerra – spiega padre Gaetano Compri, missionario in Giappone da decenni – Dopo la sua morte nel 1685, il corpo del Chiara fu cremato al tempio Muryojin. La lapide fu poi trasferita al cimitero di Zoshigaya, dove Tassinari la rinvenne e riusci' a trasferirla”.

Compri aggiunge che l'anno scorso e' andato in pellegrinaggio a Chiusa Sclafani, il paese in provincia di Palermo dove il Chiara nacque nel 1603. Li' esiste un dipinto che lo raffigura. Visto che per molto tempo non se ne seppe piu' nulla, era dato per scontato che fosse diventato un martire per la fede. Invece abiuro' sotto tortura e passo' poi oltre 40 anni a Tokyo nella residenza coatta dei cristiani, dove gli fu assegnata una moglie. Scrisse anche opere sul cristianesimo su commissione governativa, che pero' non soddisfecero le autorita'. Secondo alcune fonti cattoliche, alla fine della sua vita torno' alla fede.

La vicenda storica. Nel 1614 lo shogunato Tokugawa rafforzo' le precedenti misure contro il cristianesimo introducendo una proibizione assoluta e dando il via alle maggiori persecuzioni dai tempi dell'impero romano. Il 18 ottobre 1633 il Superiore dei gesuiti, Cristovao Ferreira, fu il primo padre ad abiurare dopo 5 ore del terribile supplizio della “fossa” (“ana tsurushi”). La notizia della sua apostasia sconvolse l'Europa cattolica. Furono quattro i tentativi specifici di mettersi in contatto con lui per convincerlo a tornare alla fede o eventualmente per superare lo scandalo con un glorioso martirio: tre finirono tragicamente e il quarto con l'abiura di tutti. Il primo fu condotto nel 1637 dal gesuita italiano Marcello Mastrilli, che dopo 3 giorni nella fossa fu decapitato. Il secondo dal gesuita giapponese Pedro Kibe nel 1639: secondo alcune fonti, Kibe ammoni' Ferreira a pentirsi, prima di essere martirizzato. In quell'occasione, il gesuita lombardo Giovanni Batista Porro avrebbe ceduto alla tortura abiurando. Il terzo tentativo fu condotto nel 1642 , con altri 4 religiosi, dal gesuita piemontese Antonio Rubino, che compose in latino un accorato appello al Ferreira (“Tu ille Christofihorus”): furono tutti martitizzati l'anno seguente.

L'ultimo tentativo (il cosiddetto “secondo gruppo Rubino”) fu effettuato da Giuseppe Chiara con altri tre gesuiti (Francesco Cassola, Pedro Marquez e Alfonso Arroyo, con sei compagni). Sbarcati a Oshima nella provincia di Chikuzen (nel Kyushu), furono subito arrestati e condotti a Tokyo, sottoposti a duri interrogatori e torture. A uno di questi, il 20 ottobre 1643, intervenne lo stesso Ferreira – fatto arrivare da Nagasaki – che cerco' di convincerli ad abiurare. Lo sappiamo grazie alla pubblicazione di un libro dell'olandese Arnoldus Montanus, in base alla descrizione fatta da alcuni mercati olandesi che presenziarono al drammatico confronto. Alla fine, i componenti del gruppo abiurarono.

Nel film “Silence” c'e' qualche incongruenza sul piano storico, legata al romanzo. Ad esempio, ad acconsentire al viaggio di Rodrigues e del suo compagno in Giappone non puo' essere stato il Visitatore Alessandro Valignano, morto nel 1606. C'e' anche un veloce riferimento alle abiure di Porro e Cassola, che avvennero in momenti diversi (l'ultima in contemporanea con Chiara). Storica e' invece la figura dell'inquisitore Inoue.

Una lapide per ferreira a Tokyo. Ferreira mori' a Nagasaki dopo aver avuto un figlio e due figlie dalla moglie che gli era stata imposta (forse erano - o in parte - risalenti al precedente matrimonio della donna). La sua tomba nel cimitero di Kodaiji a Nagasaki e' andata distrutta. Una figlia sposo' un medico, Sugimoto Chukei, i cui discendenti servirono il governo come medici. E a Tokyo c'e' una sorpresa al tempio Zuirinji, nel quartiere di Nezu. Si puo' vedere la stele funeraria della famiglia che risale al Ferreira: l'elenco inizia con il suo nome e titolo (Chuan Joko Sensei). Il suo nome giapponese in vita fu Sawano Chuan: oltre a collaborare con il governo nella repressione del cristianesimo, scrisse di astronomia e medicina.

Ferreira e Chiara rappresentano dunque due casi paralleli di abiura sotto tortura: tra persecuzioni e dilemmi religiosi, il film di Scorsese interroga la coscienza contemporanea.

Nuovi sviluppi: Sidotti e Ukon Takayama
L'Interesse per le vicende della cristianita' in Giappone di recente e' stato ravvivato da altri due fattori. L'anno scorso e' stato confermato il ritrovamento dei resti dell'abate siciliano Giovanni Battista Sidotti, che cerco' invano di riaprire il Sol levante al Cristianesimo, arrivando nel 1708. Il Museo della Natura e della Scienza di Tokyo di recente ha allestito una mostra, dopo la ricostruzione con tecniche sofisticate delle fattezze del Sidotti.

Il prossimo 7 febbraio, inoltre, a Osaka si terra' la cerimonia di beatificazione di Ukon Takayama. Il primo samurai ad ascendere agli onori degli altari. Per conservare la fede, rinuncio' a ogni gloria mondana (oltre che guerriero era un “daimyo”, grande feudatario) e fini' i suoi giorni dopo un breve esilio a Manila nel 1615.

Video su Sidotti

© Riproduzione riservata