Mondo

Import, dazi e Messico: l’escalation confusionale della Casa…

  • Abbonati
  • Accedi
L'Analisi|analisi

Import, dazi e Messico: l’escalation confusionale della Casa Bianca

NEW YORK - «Contro il Messico tariffe del 20% su tutte le importazioni... possiamo considerare anche altri Paesi....». Queste le dichiarazioni esplosive e chiarissime del portavoce della Casa Bianca sui rapporti fra Washington e Mexico City. Poco dopo si è gettata un po' d'acqua sul fuoco: si tratta di una delle opzioni sul tavolo. Sì o no? Se è deciso è giusto annunciarlo, se non è deciso, meglio non dire nulla. Questa è una regola d'oro della comunicazione. Possibile che sia stata data una notizia in anticipo? Che ci sia una disinformazione voluta da parte della Casa Bianca? O è semplice stanchezza o confusione su tematiche difficili? Il sospetto su certi meccanismi è lecito, la tecnica è semplice: si fa un annuncio, la stampa riprende l'annuncio, poco dopo l'amministrazione smentisce l'annuncio facendone un altro e afferma che la stampa ha capito male o ha inventato “fake news”.

A rincarare la dose si è aggiunto ieri il consigliere di Trump, Stephen Bannon, l'ex manager della sua campagna elettorale, che ha lanciato in un'intervista con il New York Times un attacco molto duro ( e ci risulta senza precedenti per un consigliere di un presidente) contro i media: «I media dovrebbero essere imbarazzati e umiliati e dovrebbero tenere la bocca chiusa e semplicemente ascoltare per un po'. Voglio che lei lo scriva - ha continuato Bannon parlando con un giornalista del New York Times - i media qui sono il partito d'opposizione. Non capiscono questo Paese. Ancora non hanno capito perchè Donald Trump è presidente degli Stati Uniti d'America».

“I media qui sono il partito d'opposizione. Non capiscono questo Paese. Ancora non hanno capito perchè Donald Trump è presidente degli Stati Uniti d'America”

Stepehn Bannon, consigliere del presidente Trump 

Ma proprio ieri, parlando di confusione mediatica, la sorpresa è stata triplice, con una escalation che nessuno poteva aspettarsi: si è partiti mercoledì con una polemica bilaterale fra Messico e Stati Uniti su chi avrebbe finanziato il muro di Trump al confine fra i due Paesi, si è passati per l'annullamento del viaggio del presidente messicano Nieto a Washington previsto per la settimana prossima e poi la bomba: guerra commerciale, tariffe del 20% per tutti, non solo per il Messico. Si trattava di una ripicca di una piccola vendetta personale perchè il presidente messicano aveva cancellato il viaggio a Washington? O si trattava di policy ragionata? In serata, come abbiamo detto, dopo aver preso atto dello scompiglio che tali dichiarazioni hanno provocato, la Casa Bianca ha ammorbidito: «È una delle ipotesi», è stato detto: «Il presidente ancora non ha deciso». Non ha deciso? E il portavoce Spicer lo annuncia come elemento chiave per recuperare i soldi necessari per la costruzione del muro? Che questo lo abbia detto è fuor di dubbio perchè lo abbiamo ascoltato con molta chiarezza: «Il 20% di 50 miliardi ci porta i soldi per costruire il muro». Ma stiamo parlando di tassare il surplus o le esportazioni totali messicane in America? Non è chiaro.

Spicer, parlando sempre da Air Force One ha detto di nuovo chiaramente che ci sono «160 Paesi che applicano tariffe» e ha rivelato per la prima volta in modo concreto l’idea del presidente Trump di estendere nuove tariffe «a tutti i Paesi che vantano un surplus commerciale nei confronti degli Stati Uniti». Se così fosse, fra questi vi sarebbe certamente l’Italia, che nell'ultimo dato disponbile per un intero anno, il 2015, mostra un avanzo commerciale nei confronti degli Stati Uniti di 27 miliardi di dollari, per il 2016 il nostro surplus potrebbe esser ancora più elevato visto che a novembre eravamo a un surplus di 25,9 miliardi di dollari, per la fine dell'anno potremmo anche arrivare a 30 miliardi.

Tariffe di quanto dunque? Del 20%, del 10%? Nessuna tariffa perchè abbiamo scherzato? Veniamo alla traduzione letterale del passaggio chiave di Spicer mentre parla delle tariffe del 20% per il resto del mondo: «In questo momento ci concentriamo sul Messico ma credo che quando affronteremo la questione in modo complessivo, e in particolare per i Paesi nei confronti dei quali abbiamo un deficit commerciale, il presidente vuole affrontare in modo generale la questione, in particolare (quando abbiamo situazioni in cui ndr) nostre compagnie lasciano il Paese e poi importano per rivendere potremo allargare lo scopo». Spicer ha parlato a bordo dell'aereo che riportava il presidente e i giornalisti a casa dopo l'intervento di Donald Trump al raduno del partito repubblicano a Filadelfia.

Colpisce che una tematica di tale delicatezza sia economica che finanziaria possa essere stata trattata con tale approssimazione. Ha anche colpito il modo confuso, reattivo con cui si è arrivati a questa escalation che potrebbe portarci, se non ci sarà un intervento del Parlamento americano, a una vera e propria guerra commerciale. E ha colpito anche l'accelerazione degli eventi, possibile, di questi tempi, solo grazie all'utilizzo dei social media. Diventa a questo non solo consigliabile ma obbligatorio, impedire di comunicare via internet messaggi politici esplosivi in appena 140 caratteri.

“Colpisce che una tematica di tale delicatezza sia economica che finanziaria possa essere stata trattata con questa approssimazione”

 

Detto questo, possiamo immaginare che il presidente Donald Trump abbia improvvisato l'introduzione di una tariffa del 20% su tutte le importazioni messicane? Possiamo considerare improvvisazione quello che ci ha detto il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer quando ha rivelato che il presidente Trump vorrebbe in secondo tempo estendere le tariffe del 20% a tutte le importazioni americane. Tutte? Incluse le importazioni del vino italiano, delle macchine utensili, della moda e dei mille prodotti che fanno l'interscambio con gli Stati Uniti d'America? Forse no. Forse ci saranno dei parametri per compensare le tariffe: l’Italia in America ha solo investito non fa operazioni di dumping. Nè ci sono aziende americane che hanno investito in Italia per poi esportare in America.

C'è anche da ricordare che appena due settimane fa lo stesso Trump aveva escluso l'idea di introdurre tariffe pesanti e in un'altra occasione aveva parlato di una tariffa del 10 per cento.

Comunque sia, a tentoni e fra mille incertezze si entra in un'epoca nuova. Di certo Trump non potrà imporre tariffe senza passare per il Congresso e sappiamo che molti repubblicani sono generalmente contrari a controlli del “libero mercato” anche se è una commissione guidata dai repubblicani che ha previsto la tariffa del 20% nel contesto delle riduzioni fiscali: come dire, riduciamo le tasse sul reddito e le compensiamo con aumenti delle tariffe all'importazione. Che Trump riesca a fare un'alleanza trasversale? Che trovi l'appoggio dei democratici? Tutto è possibile di questi tempi. Occorre solo tenersi forte fra le mille turbolenze nei primi cento giorni dell'era Trump.

© Riproduzione riservata