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La marcia delle donne israeliane e palestinesi diventa virale

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La marcia delle donne israeliane e palestinesi diventa virale

Succede che nel giorno della memoria qualcuno ripeschi dal web un link e inizi a farlo girare tra i propri contatti di whataspp. Succede che quel video superi le due milioni di visualizzazioni, e poco importa che sia online da novembre: il tema è sempre attuale, nel giorno della memoria come in tutti gli altri. Perché di muri, di discriminazioni, di guerre si parla ancora oggi. A ricordarlo sono le donne del movimento“Women Wage Peace”, nato in Israele nel 2014.

Da allora il movimento che raggruppa donne ebree, musulmane e cristiane ha organizzato diverse manifestazioni, tra cui la grande marcia della speranza durata 14 giorni che si è svolta nell’ottobre 2016: più di 4mila donne hanno percorso i 200 chilometri che separano il nord di Israele da Gerusalemme. Lingue e religioni diverse, ma un obiettivo comune: «Arrivare a una soluzione del conflitto israelo-palestinese nel giro di quattro anni».

“«La pace non è un’utopia, è la base necessaria per la vita dei due popoli in questo luogo, in sicurezza e libertà»”

Lo slogan del movimento Wwp 

Il video della canzone “Preghiera delle Madri” composta e interpretata da alcune cantanti palestinesi e israeliane (tra cui Yael Deckelbaum) è rimbalzato, in questi giorni, sugli smartphone e le bacheche dei social network di tutto il mondo perché il messaggio delle madri ebree e arabe va ben oltre i confini di Israele e Palestina. “La pace non è un’utopia”, è lo slogan del movimento.

«I muri della paura un giorno scompariranno», recita un verso della “Preghiera delle madri”. Un verso più che mai attuale in questi giorni in cui ricorda la Shoah e in cui negli Stati Uniti il neo presidente Donald Trump annuncia l’ipotesi della costruzione di un muro tra Usa e Messico.

Per consolidare l’unione tra le donne che aderiscono al WWP e per tenere alta l’attenzione sulla questione israelo-palestinese il movimento organizza diverse iniziative: questa sera, per esempio, nella città israeliana di Kfar Sara ci sarà la proiezione del film “Pray the devil back to hell”, con sottotitoli sia in ebraico sia in arabo.

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