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I piani di Marine Le Pen per tornare al franco (senza togliere…

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il rischio «frexit»

I piani di Marine Le Pen per tornare al franco (senza togliere l’euro)

Strasburgo, Marine Le Pen (C) durante la sessione di voto per l’elezione del Presidente del Parlamento Europeo (Ap)
Strasburgo, Marine Le Pen (C) durante la sessione di voto per l’elezione del Presidente del Parlamento Europeo (Ap)

E' la sera di domenica 7 maggio 2017: a sorpresa Marine Le Pen al ballottaggio ha vinto le presidenziali francesi. Tempo poche settimane e la Francia vota sull’uscita dall’Unione europea, la “Frexit” (o “FrAdieu”, come verrà ribattezzata): il sì vince per un soffio, come per Brexit e Trump. A questo punto, cosa accade alla moneta unica?

Marine Le Pen ha un’idea che le frulla in testa. L’ha anticipata a Reuters qualche giorno fa: è la reintroduzione del franco francese, affiancato all’euro ma con un regime di cambi flessibili. Un salto all’indietro ai tempi dell’European Currency Unit, la moneta scritturale introdotta nel 1978 con il Sistema monetario europeo dopo il sostanziale fallimento del “serpente monetario” varato nel 1972 e imploso sotto i colpi della crisi petrolifera.

«L’Ecu è esistito a fianco della nostra valuta nazionale», ha spiegato Marine Le Pen, aggiungendo che «la coesistenza delle due monete non dovrebbe avere conseguenze sulla vita quotidiana dei francesi» e concludendo con nonchalance che «un “serpente monetario” è qualcosa che appare ragionevole».

Che cos’era l’Ecu, antenato dell’euro? Era l’unità di conto comune che rappresentava il riferimento a una parità di cambio prefissata, in grado di oscillare entro una fluttuazione del ±2,25% (aumentata al ±6% per Italia, Gran Bretagna, Spagna e Portogallo).

L’idea fissa di Marine Le Pen, tornare ad avere piena sovranità sulla propria valuta nazionale, si articolerebbe quindi in un ritorno a un sistema di cambi flessibili. Con l’euro che, come spiega il deputato del Front National Florian Philippot, diventerebbe un’unità di conto tra nazioni, «non qualcosa che tieni nel portafoglio o nel conto in banca». Mentre l’economista del Fn Jean-Richard Sulzer puntualizza che le oscillazioni rispetto alla parità (ossia le svalutazioni) devono essere rare, «senza fluttuare come ai tempi dell’Ecu, per non creare instabilità per le imprese esportatrici francesi».

Quindi un franco affiancato all’euro con un regime di cambi variabili ma non troppo. Solo una boutade elettorale? «Per almeno una parte dei francesi, cresciuti con l’idea di essere i padroni dell’Ue insieme con i tedeschi, l’uscita unilaterale dall’euro – per passare al nouveau franc – verrebbe probabilmente vissuta come un trauma», spiega Umberto Bertelè, Professore emerito di strategia alla School of Management del Politecnico di Milano. «È a questi che guarda Marine Le Pen, per allargare il consenso, cercando di addolcire la pillola con la proposta di ritorno al cosiddetto serpentone, al vecchio regime di tassi di cambio concordati che lasciava però aperta nei casi di emergenza (come l’Italia ben sa) la possibilità di svalutare. Cambierebbe qualcosa per le sorti dell’euro? Nulla, perché significherebbe comunque la morte della moneta unica».

«La proposta di Marine Le Pen è irrealizzabile all’interno dell’architettura della moneta unica - fa eco Alessandro Picchioni, presidente e direttore investimenti di WoodPecker Capital - . La sua attuazione infatti creerebbe degli squilibri ingestibili, a maggior ragione se attuata in un secondo tempo anche da Spagna e Italia. La legge di Gresham, anche se non è mai stata scritta, ha dimostrato sin dal Cinquecento che quando in un sistema economico si affiancano due monete ufficiali, una con un valore intrinseco più alto, molto presto la più preziosa tenderà a sparire dalla circolazione perché le persone utilizzeranno la meno preziosa per i consumi accaparrandosi l’altra per conservarla».

Le osservazioni di Gresham erano riferite a monete con pari valore nominale e diverso contenuto di metallo prezioso, continua Picchioni, ma l’esempio è del tutto estendibile alla situazione attuale, dove il contenuto più o meno prezioso di una moneta coniata è sostituibile dalle passività accumulate da una banca centrale. «Un cittadino francese, sapendo che il franco potrà all’occorrenza essere svalutato contro l’euro e che la Francia non mantiene saldi commerciali positivi all’interno dell’Europa, ove anche avesse fiducia nella correttezza dei comportamenti della Banca di Francia sul mantenimento del potere di acquisto vorrà riallocare i propri risparmi nel tempo a favore dell’euro, tendendo a spendere il franco. Se poi i salari cominciassero a essere pagati in franchi questo processo si accentuerebbe nel tempo, creando forti squilibri all’interno delle banche centrali europee».

Ipotizzando infatti la sopravvivenza di Target (il sistema di pagamento interbancario dell’eurosistema), in breve tempo alcuni Paesi europei, con in testa la Germania, accumulerebbero crediti enormi nei confronti dei francesi, spiega ancora il presidente di WoodPecker Capital. Insomma o una banca centrale di uno stato membro non è in condizione di creare autonomamente moneta (la situazione attuale) o in breve tempo l’azione combinata della banca centrale, in questo caso la Banca di Francia, verso una “franchizzazione” dell’economia e quella dell’accumulazione di euro da parte dei cittadini francesi porterà questi ultimi ad accumulare debiti nei confronti di altri Paesi europei. A loro volta i Paesi creditori dei francesi vedranno diminuire, man mano che il franco si svaluta, la probabilità di essere mai ripagati.

Ma immaginiamo che Italia e Spagna seguano la Francia. Sarebbe un vero disastro per alcuni Paesi (a partire dal la Germania) i quali, oltre al contraccolpo creditizio ne subirebbero anche uno monetario: secondo l’economista infatti l’accumulo di euro in Francia, Spagna e Italia farebbe collassare i tassi di interesse della moneta unica, finendo per distruggere il sistema previdenziale di tutti gli Stati che mantenessero solo quella moneta. «Insomma, al di là delle boutade elettorali, la vera scelta è o dentro l’Unione monetaria con le regole attuali o fuori da essa - conclude Picchioni - : nessuna via di mezzo potrà essere mai accettata da tutti e 19 gli Stati membri e dai politici».

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