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la crisi ucraina

Gli osservatori Osce: «In Donbass si rischia un disastro umanitario»

Carri armati per le strade di Avdiivka, cittadina in mano alle forze governative a 15 km da Donetsk
Carri armati per le strade di Avdiivka, cittadina in mano alle forze governative a 15 km da Donetsk

Nell’Ucraina orientale si è riaccesa la guerra. Dal 29 gennaio, da una parte e dall’altra della linea del fronte, le violazioni della tregua sono sfuggite a ogni controllo. Chi ha aperto il fuoco per primo? Nel gelo dell’inverno ucraino, sono state colpite anche le infrastrutture che assicurano acqua ed elettricità: «Questa volta - ha avvertito venerdì in collegamento video dalla regione di Donetsk Alexander Hug, vice responsabile della missione di monitoraggio dell’Osce - si rischia un disastro umanitario». L’appello drammatico è rivolto a entrambi i fronti: fate un passo indietro dal baratro.

Da Budapest, dove giovedì era in visita, Vladimir Putin ha accusato le autorità ucraine di aver riaperto il conflitto nel Donbass per «presentarsi come vittime» davanti all’Europa, e per distogliere l’attenzione dal fallimento delle proprie politiche economiche e sociali. Accuse che Kiev definisce «assurde e completamente false», puntando il dito contro le violazioni del cessate il fuoco e l’offensiva che il ministro degli Esteri ucraino, Pavlo Klimkin, attribuisce alle «forze ibride russe».

«Invitiamo con forza la Russia a fermare immediatamente le offensive e i bombardamenti di Avdiivka e nell’intero Donbass - ha detto ieri Klimkin -. Ribadiamo la responsabilità della Russia per le vittime, le distruzioni e le sofferenze umane che ha portato nel Donbass. Chiediamo alla Russia di fermare la sfacciata violazione degli accordi di Minsk, che ha firmato. È necessario instaurare con urgenza un cessate il fuoco sostenibile e sicurezza per affrontare i bisogni umanitari della popolazione civile». In quasi tre anni di guerra, da una parte e dall’altra della “linea di controllo” che divide le regioni controllate dai separatisti dal resto dell’Ucraina sono morte ormai più di 10mila persone.

Gli abitanti di Donetsk - nella zona controllata dai separatisti - raccolgono quello che è rimasto tra le rovine della loro casa colpita da un bombardamento

E da entrambe le parti di questo confine di guerra, stando alle testimonianze raccolte dai pochi inviati nella regione, neppure gli abitanti di Donetsk e di Avdiivka ripiombati nell’incubo della guerra riescono a spiegare da dove sono ripartiti i primi colpi. Nel racconto di Christopher Miller da Avdiivka per RadioFreeEurope - è la cittadina ucraina controllata dalle forze governative a 15 km da Donetsk, divenuta il centro di questa nuova tragedia, senza elettricità né riscaldamento a 18 gradi sotto lo zero - dal 28 gennaio i tiri di artiglieria sono incessanti, e da allora le vittime sono state dieci, civili o militari sia ucraini che filorussi. Accanto alle rovine della casa del vicino, ad Avdiivka, Viktor afferma di non sostenere nessuna delle parti in lotta: «Entrambi i fronti sono pieni di criminali».

“Qui si sta scatenando l’inferno. Niente elettricità, né acqua, esplosioni a ondate. E i Grad. Se li hai conosciuti, non li confondi più.”

Un abitante di Avdiivka, Ucraina 

Tanya Lokshina, attivista russa di Human Rights Watch, ha raccolto sia da Donetsk che da Avdiivka il racconto di persone intrappolate sotto il tiro di razzi Grad (“grandine” in russo). Possono essere lanciati a 40 per volta, in pochi secondi, indiscriminati: «Ci risiamo - racconta l’interlocutore di Tanya da Donetsk, in mano ai separatisti -. Proprio quando ci eravamo abituati a una relativa calma, è di nuovo il Giorno della marmotta: sirene, esplosioni. Sono tornati i Grad dopo tutti questi mesi, puoi immaginare?». «Qui si sta scatenando l’inferno - è invece il messaggio in arrivo da Avdiivka, oltre la “linea di controllo” -. Niente elettricità né acqua, esplosioni a ondate. E i Grad. Una volta che li hai conosciuti, non li puoi confondere».

Per entrambe le parti, il ritorno alla guerra ha a che fare con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca. I russi accusano gli ucraini di aver provocato questa situazione per contrastare fin da subito il legame tra Mosca e Washington, scongiurare l’abolizione delle sanzioni e assicurarsi la continuazione degli aiuti. Kiev invece attribuisce l’escalation nel Donbass all’impunità che Putin riterrebbe di avere, ora che alla Casa Bianca siede un presidente che - a giudicare da questi suoi primi giorni - sembra voler migliorare le relazioni soltanto con la Russia, tra tutti i Paesi del mondo. «Qualunque azione (o inazione ) di Trump può cambiare lo status quo - scrive Ian Bateson sul Kyiv Post -. È un grosso potere da affidare a qualcuno con scarse conoscenze, o interesse, per l’Ucraina».

L’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa responsabile per il monitoraggio del cessate il fuoco, ha lanciato un appello sia all’Ucraina che alle forze separatiste filo-russe perché «se coloro che hanno ordinato queste violenze vogliono fermarle, lo possono fare». Da qualche parte, ha denunciato Alexander Hug, «qualcuno ha deciso consapevolmente di riaccendere la scintilla». Bisogna che si fermi.

Patrick Vial, responsabile della Croce Rossa Internazionale nella regione, ha raccomandato la creazione di sette “zone di sicurezza” per consentire le riparazioni delle infrastrutture colpite vicino alla linea del fronte. «Proponiamo un accordo tra le due parti perché queste aree non vengano coinvolte nell’attività militare, soprattutto i tiri di artiglieria». Le vittime di questo ritorno alla guerra sono più di trenta.

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