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Nuova sinistra, vecchi riflessi

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Europa

Nuova sinistra, vecchi riflessi

  • –Gianni Trovati

Che i “Democratici e progressisti” fuoriusciti dal Pd abbiano bisogno di caratterizzarsi a sinistra non è in dubbio. Scegliere come primo obiettivo proprio il ritorno indietro sul Jobs Act, però, rappresenta un errore grave, oltre che un inizio miope, sul piano pratico e su quello politico.

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di Gianni Trovati

Sul primo aspetto, i numeri dicono che la riforma ha funzionato, al netto delle polemiche che contrabbandano come calo dei contratti a tempo indeterminato quello che in realtà è un rallentamento nel ritmo del loro aumento. E a rendere le cifre meno entusiasmanti rispetto alle iniziali promesse governative è la crescita italiana ancora modesta, e non certo un problema
di regole.

Qui arriva il secondo problema, quello politico. Per essere tradotte in punti di Pil, le riforme non vanno solo approvate, ma devono essere portate avanti in modo stabile per innervare il tessuto economico del Paese. Rimettere tutto in discussione alimenta invece l’eterna altalena italiana, e non può non rendere incerto il cammino di un governo che gli stessi scissionisti hanno promesso di difendere contro la fretta elettorale di Renzi. Solo giovedì scorso, per esempio, il consiglio dei ministri ha avviato una riforma del lavoro pubblico che fra i tanti aspetti in discussione propone un primo, timido ritocco dell’articolo 18 anche nella pa. Che si fa? Si contesta anche il decreto Madia? I temi su cui incalzare governo e parlamento non mancano (li raccontiamo alle pagine 2 e 3), ma fra questi non c’è certo il cannoneggiamento dell’unica riforma promossa in maniera unanime dalle analisi internazionali, dall’Ocse alla commissione Ue. E non perché «ce lo chiede l’Europa» ma perché ce lo dicono i numeri.

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