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E ora si scende in piazza anche pro-Europa

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E ora si scende in piazza anche pro-Europa

Foto da Twitter
Foto da Twitter

In un'epoca in cui le opinioni mainstream non si stabiliscono a tavolino nelle cancellerie politiche, ma nascono e crescono sul web e sui social, gli eventi controcorrente sono merce rara. Tanto più se utilizzano la rete per nascere e prosperare, come accade ormai da qualche domenica in alcune città europee: tedesche, per la maggioranza, ma anche a Parigi, Amsterdam e a Strasburgo migliaia di manifestanti pro Unione Europea si ritrovano ormai ogni domenica per dare il proprio sostegno ai valori europei. E contrastare con il peso delle proprie opinioni quelle avverse di chi è invece critico nei confronti del sistema economico comunitario. I numeri non sono oceanici, è il caso di dirlo e il fatto che questi eventi si verifichino a Monaco di Baviera o a Berlino è il segno più evidente di dove sia stato staccato il dividendo maggiore dell'Unione europea.

Ma è proprio in queste piazze che partono le spinte più forti per riformare l'Ue in direzione di una maggiore flessibilità e minor austerità e rigore: questi gli slogan e i cartelli esposti a Francoforte come nella capitale francese da migliaia di persone attivati su Facebook e Twitter da Pulse of Europe, organizzazione fondata da Daniel Röder che non si definisce un attivista professionistia, ma semplicemente un cittadino che vede nel rischio di dissoluzione dell'Europa un “brutto sogno” da evitare. Complice le prossime elezioni in Francia, Olanda e Germania – che con la prospettiva di affermazione dei movimenti cosiddetti “populisti” euroscettici o antieuropei, hanno acceso la resistenza di molti filo-europeisti, appartenenti alla generazione Erasmus ma non solo.

Röder ha convinto nelle ultime settimane un numero crescente di amici che facendo rete nei territori e ovviamente sui social hanno moltiplicato il numero dei partecipanti a questi eventi della domenica pomeriggio. Numeri non stratosferici (è il caso di ribadirlo), con poche migliaia di partecipanti in ciascuna città anche in questa prima domenica di marzo, ma che tuttavia rappresentano il segno di un presidio e di una resistenza. Persone, in definitiva, che Geert Wilders o Marine Le Pen dovranno convincere con proposte alternative a quelle europee, nate nel dopoguerra per consolidare la pace dopo l'eccidio mondiale, e porre le basi per uno sviluppo economico, evidentemente più che incompleto.

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